Una montagna di neve è qualcosa che facilmente si può sciogliere, perdere consistenza e sfuggirti dalle mani, se appunto non la tieni all’ombra. Ed è esattamente quello che succede al tema – alla tesi – dell’indagine portata avanti in questo documentario.
Il corto di apertura della sezione autoriale di Venezia porta su di sé il marchio dell’assenza. Gli otto minuti di Jafar Panahi sono proiettati in una sala in cui il posto del regista – così com’era già accaduto in giuria a Cannes – rimane vuoto.
Vittorio racconta Gassman, più che raccontare la storia di un grande mattatore, vorrebbe mostrare le sue debolezze, le paure e del suo bisogno di interpretare un ruolo per poter nascondere il suo vero volto. Purtroppo però dell’uomo che si cela dietro alla maschera non si vede nulla.
Leopardi svizzeri, zombie omosex, sushi preconfezionato e orologi a cucù: sembra un romanzo avanguardista, invece è Folquet che torna da Locarno. Sapevatelo.
Santarcangelo, il teatro, la piazza. Il colore di questa edizione è il rosso: «il colore della passione - scrive il direttore artistico - il colore del sangue, il colore della rivolta: lo scrivo con uno sfrontato senso nostalgico, con cui convivo senza vergogna.»
GENERALE: Abbiamo vinto di nuovo. Questo è bene. Ma qual è il meglio della vita?
GUERRIERO: La steppa immensa, un veloce cavallo, falchi sul tuo polso e il vento che ti stordisce.
GENERALE: No! … Conan, qual è il meglio della vita?
CONAN: Schiacciare i nemici, inseguirli mentre fuggono e ascoltare i lamenti delle femmine.
GENERALE: Questo è bene.
— Conan il Barbaro (John Milius, 1982)
Social Sushi