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Archive for September, 2009

Baarìa
(Giuseppe Tornatore, 2009)

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Riassumibile come: Baarìa è un film di Tornatore, e non poteva essere altrimenti. Come la sua idea di cinema, sempre uguale a se stessa. Per farla breve: candidato all’oscar. Per l’idea che gli americani hanno dell’Italia.

Sì, un po’ di paura ce l’ho in effetti.

Tra i  film italiani in produzione in questo momento figurano ben sei titoli tratti da canzoni pseudogenerazionali: La prima cosa bella di Virzì, Cosa voglio di più di Soldini,  Alice non lo sa di  Amodio, Figli delle Stelle di Pellegrini, Male di Miele di Pozzi e Hai Paura del Buio di Coppola. Esatto, non Francis Ford [...]

NewYork

New York, 25 settembre – 11 ottobre | Resnais (Les herbes folles) e Rivette (36 vues du Pic Saint-Loup) guidano un folto drappello di cineasti francesi alla conquista di Manhattan. Ma al 47° NY Film Festival c’è anche Marco Bellocchio (Vincere), intervistato da Phillip Lopate nell’ambito degli HBO Films Directors Dialogues.

Thessaloniki

Tessalonica | Dopo aver presentato Honeymoons a Venezia, Goran Paskaljevic si appresta a ricevere il Golden Alexander al 50° Thessaloniki International Film Festival, che gli riserverà una delle due retrospettive. L’altra, chevvelodicoaffà, è per il solito Werner H.

Mr. Nobody
(Jaco Van Dormael, 2009)

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Il pluricentenario Nemo Nobody, ultimo mortale di un’umanità futura che col progresso si è guadagnata la vita eterna, concede un’intervista in punto di morte e, ad un mondo in cui il tempo e l’esistenza si sono congelati, svela di aver vissuto n vite in n possibili dimensioni temporali.

Basta che funzioni
(Whatever Works, Woody Allen, 2009)

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Dimenticate pure gli ultimi due o tre anni di eurotrash e andate a vedere Basta che funzioni (Whatever works, 2009) di Woody Allen! Il regista torna a girare a New York dopo Melinda e Melinda, (Melinda and Melinda, 2004) e la città tanto amata prima e rinnegata poi lo ricambia, adagiandosi solare e tiepida come nei “loro migliori incontri”.

Ong Bak 2 – La nascita del dragone
(Ong Bak 2, Tony Jaa e Panna Rittikrai, 2008)

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È tornato l’action movie a base di arti marziali e il suo tutore, come da anni a questa parte, è Tony Jaa. Più veloce di Bruce Lee, più letale di Jet Lee e più spericolato di Jackie Chan. Ma anche più preso male di un ciccione ad una festa a base di sedano e carote. L’imperturbabile Tony, infatti, ha deciso di competere con Nicholas Cage per il titolo di successore (illegittimo) di Buster Faccia di Pietra Keaton.

Social Sushi

Be cool, be sushi | Sii duepuntozero, escici l’amicizia su facebook e forse Lammiraglio Togo rinuncerà a bombardarti la casa.

Solondz

Toronto | Todd Solondz, dopo aver convinto a Venezia con Life during wartime, replica il successo raccogliendo i consensi del pubblico canadese al TIFF e si appresta – di qui a qualche giorno – a tentare il colpo grosso al New York Film Festival. Good luck, man. — via Fest21

Villalobos
(Romuald Karmakar, 2009)

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Ricardo Villalobos è uno tra i dj più famosi del mondo. Nel curioso universo della club culture il suo nome è sinonimo di un’elettronica non indifferente ai ritmi latini e alle contaminazioni più imprevedibili. Di origine cilena, egli ha saputo tramutare in beat minimali e contemporanei tutto quanto è presente nel suo pregresso e nel suo DNA artistico. Sensibile alle tendenze della scena artistica che domina, si fa interprete delle pulsioni che fremono lungo il tessuto urbano delle metropoli nelle quali suona, dove folle osannanti prendono parte ai suoi live sets, con febbrile partecipazione.

Lo spazio bianco
(Francesca Comencini, 2009)

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Ok. Proviamo ad andare con ordine. Sinossi: Napoli. Maria, quarantenne single che insegna alle scuole serali, si trova a dover gestire da sola una gravidanza improvvisa. Il suo già di per sè fragile equilibrio viene messo ulteriormente a repentaglio dalla nascita prematura della bambina, costretta a lottare tra la vita e la morte in un’incubatrice. Ma affiancando la propria piccola in questa sfida, anche Maria troverà la forza e il coraggio per trovare un nuovo equilibrio e nascere anche lei una seconda volta.

Gordos
(Daniel Sánchez-Arévalo, 2009)

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C’è del grasso in Spagna. E non fa per nulla male. Daniel Sánchez-Arévalo mette insieme un’ottima commedia corale, intelligente nel discorso e raffinata nella costruzione. Gordos esibisce consapevolezza linguistica e una sensibilità drammaturgica che dovrebbero fare scuola: a partire dal titolo, che – nella sua ingannevole chiarezza – marca fin dall’inizio l’inganno di cui personaggi e spettatori sono ugualmente vittime.

1428
(Du Haibin, 2009)

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1428 sta per le 14 e 28, l’ora in cui si è verificato il grande terremoto della regione del Sichuan, uno spazio perduto nell’immensità della Cina rurale, il 12 maggio del 2008. Più di 70.000 morti, che per la Cina sarà una cifra ridicola, ma che per noialtri equivale alla popolazione di una cittadina come, per sceglierne una a caso, L’Aquila.

Barbarossa

Monza | proiettate in anteprima alcune sequenze dell’inesplicabile Barbarossa di Renzo Martinelli. Il regista millanta millequattrocento cavalli e trenta milioni di budget. Sullo schermo, qualcuno grida: – Libertà! Libertà! Libertà!

Oldenburg 2009

Oldenburg, 16 – 20 settembre | 16. Internationales Filmfest Oldenburg — la rassegna indipendente tedesca presenta Colour from the Dark, horror italiano di Ivan Zuccon, che riambienta l’America puritana di Lovecraft in un casolare italiano degli anni Quaranta.

Drag me to hell
(Sam Raimi, 2009)

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Un horror che nonostante le evidenti allusioni allo sconcertante attuale non rinuncia al retrogusto drive-in tutto popcorn e pepsi. Quindi dentiere che volano, spillatrici usate come arma, bare aperte come ovetti kinder, botte da orbi, gatti sacrificati, santoni indiani, vecchiette che si dopano per armeggiare blocchi di cemento come se fossero pezzi di polistirolo.

Honeymoons
(Goran Paskaljevic, 2009)

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Stanza di prigione. Il protagonista, albanese, è costretto a passare la notte in cella per accertamenti sul visto di sbarco. Nella penombra scambia qualche parola con un connazionale nella sua stessa situazione, incontrato per caso. «La verità – fa questi – è che gli italiani sono razzisti. Noi non gli piacciamo. Guarda dove ci hanno messo.. (sguardo circolare ed espressione disgustata) insieme ai negri».

66° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
Venezia, 2-12 settembre 2009

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Perchè mangiare mollica quando potete abboffarvi di sushi?
Ok, questa era pessima.

Sul Lago Tahoe
(Lake Tahoe, Fernando Eimbcke, 2008)

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Ogni tanto a noi critici affermati piace parlare dei film definendoli secondo formulazioni stringate che ne estrapolino il concetto ultimo nascosto dietro personaggi, trama e ambientazioni. Nel caso in questione, la mia consumata professionalità ha partorito questo: Lake Tahoe è un teorema sull’impossibilità di schivare gli eventi e sull’imparare a fare i conti con essa. Eggià.