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Archive for April, 2011

I Baci Mai Dati
(Roberta Torre, 2010)

A metà tra Lourdes e Pepperminta il film della Torre rasenta il limite del ridicolo. Pacchiano, davvero pacchiano. La verità è che questa pellicola non racconta nulla, riesce solo a crollare sotto il peso delle banalità e delle caricature.

Angèle et Tony
(Alix Delaporte, 2010)

È una pellicola molto delicata quella della Delaporte. Non emerge il bisogno di portare la vicenda agli eccessi, a situazioni stereotipiche.

Habemus Papam
(Nanni Moretti, 2011)

Tra un papa che scappa in incognito per le vie di Roma e si unisce a un gruppo di teatranti, uno psicoanalista fissato con il deficit di accudimento nei panni di organizzatore del più originale dei tornei di pallavolo con i membri del conclave e un segretario vaticano che nasconde a tutti la fuga mettendo nelle stanze papali una guardia svizzera, Moretti confeziona un film sublime e divertente, ma solenne e – quanto mai – impegnato.

Offside
(Jafar Panahi, 2006)

Siamo a Teheran durante la partita decisiva di qualificazione valida per i mondiali di Germania 2006. Match sentito quasi dalla totalità della popolazione, donne incluse. Già, ma quest’ultime non possono assistere alla partita per ordine del regime, il quale proibisce loro la partecipazione ad eventi e manifestazioni pubbliche in presenza di uomini. Il climax di tensione è avvertito dallo spettatore solo – e lievemente – alla fine, durante le fasi concitate della partita. Una volta comprese le intenzioni di Panahi, specie a inizio film, la pellicola risulta essere abbastanza noiosa e poco coinvolgente.

Gatto nel Ramen di Marzo (?)

Eggià: con sommo ritardo, dovuto anche a problemini di Google Analytics, il gattone nel ramen di Marzo è stato in frigo per quasi un mese. Finalmente lo scongeliamo e lo consegniamo alla legittima vincitrice, ovverosia Marnie, che se lo aggiudica grazie alla recensione de Il Gioiellino. La nostra sushilady si porta a 2 gattone 2011, [...]

Lo Stravagante Mondo di Greenberg
(Greenberg, Noah Baubach, 2011)

Di ritorno a Los Angeles dopo vent’anni, Greenberg si stanzia per tre settimane a casa del fratello in vacanza in Vietnam. Il suo ritorno nella “città degli angeli” è occasione per ricucire gli strappi e le cose lasciate sospese due decenni prima. Ritratto dell’uomo contemporaneo alla vigilia di una quasi certa crisi di mezza età, completamente fuori dagli schemi, dotato di una sottilissima quando acutissima ironia di fondo che moooolto lentamente vi coinvolgerà.

Cappuccetto Rosso Sangue
(Red Riding Hood, Catherine Hardicke, 2011)

Stavo vedendo il trailer di questo film quando mi è spuntato un bel foruncolo in fronte e i baffetti da latte. Si, erano i sintomi evidenti di un ritorno all’adolescenza brufolosa e più cagosa. In sala così ci sono andato munito di Topexan.

Boris il film
(Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo, 2011)

Non poteva mancare nell’annata segnata dagli ottimi risultati della commedia italiana, la trasposizione cinematografica di una delle più fortunate serie di Sky, nonché il fiore all’occhiello della produzione televisiva italiana: BORIS.

Limitless
(Neil Burger, 2010)

Il film che indaga le porzioni non utilizzate del nostro cervello, per assurdo, riesce ad assopirne un’altra buona fetta in uno stato di comatosi.

This is proper Namedropping

11/22 Maggio, Cannes| Il Festival di Cannes 2011 annuncia in scioltezza che può permettersi di inserire fuori concorso Gus Van Sant, Kim Ki Duk e Woody Allen. Questo perchè la scelta tra Malick, Almodovar, Kaurismaki, i Dardenne, Moretti, e Von Trier  rischia già di mettere a repentaglio la salute dei giurati, e il buon Bob [...]

Drive Angry 3D
(Patrick Lussier, 2011)

In apertura a uno salta una mano con un colpo di fucile, e da lì capisci che il film può avere delle potenzialità.

Fotografi di un certo livello

Kijov, 12 Aprile | RIP Miroslav Tichy.

L’altra verità
(Route Irish, Ken Loach, 2011)

Ken Loach ultimamente quando lo annunciano lo prendo con le pinze. Non so, forse perché fa un film all’anno e l’altro che ha iniziato a fare un film all’anno (spoiler: Woody Allen) ha iniziato a farmi cagarissimo.

Suicide Room (Sala Samobojców, Jan Komasa, 2011)

Fare un film sul disagio giovanile è davvero un’impresa ardua. Ci sono due strade percorribili a mio avviso: fare un film impegnato che cerca di indagare anche a livello sociale le prospettive e le aspettative di una generazione, e fare un film che vuole partire dalla parola disagio, per scandirla, sillabarla e ricalcarla. D-I-S-A-G-I-O.

Battle Los Angeles
(World Invasion: Battle Los Angeles, Jonathan Liebesman, 2011)

Una caccia all’uomo talmente reale da ricordarci i reportage di guerra dei notiziari. Battle Los Angeles quindi è più simile a The Hurt Locker che a tutti gli altri film del filone alieno di quest’anno.

in memoriam S.L.

New York, 9 Aprile | RIP Sidney Lumet.

Il rito
(The rite, Mikael Håfström, 2011)

Il diavolo esiste come il male che alberga e si insinua nelle maglie del reale. Attenzione, non si tratta di un male metafisico, l’oscurità della lontananza dalla luce del bene. Belzebù, con lo zolfo, gli zoccoletti e le corna, pare dannatamente concreto.

Anima² | Skazka skazok
Il capolavoro dei capolavori

Il piccolo lupo grigio arriverà. Così doveva chiamarsi all’inizio l’indiscusso capolavoro di Jurij Norštejn (Andreevka, USSR, 1941), datato 1979 e tuttora considerato uno dei vertici del cinema d’animazione. E proprio la figura del piccolo lupo rappresenta il trait-d’union dei suoi ventisette minuti di sequenze liriche, sospese tra la fiaba folclorica e l’allegoria morale. «Ninnananna, ninnananna [...]

Non lasciarmi
(Never Let Me Go, Mark Romanek, 2010)

Donatori di organi alle prese con questioni sentimentali. Recitazioni insoddisfacenti e puzza di anni cinquanta.