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Archive for June, 2011

The Conspirator
(Robert Redford, 2010)

Questo pezzo ha cinque paragrafi in cui si parla di baffi, dell’importanza di metterci la faccia e di quella brutta delle Gilmore Girls.

Tatanka
(Giuseppe Gagliardi, 2011)

Il cinema americano ha da tempo metabolizzato la figura del pugile come emblema del paese, come metafora di riscatto. Grazie al film di Giuseppe Gagliardi e al racconto di Saviano contenuto in La Bellezza e L’inferno, questa tradizione si interseca con l’indagine sociologica del tessuto sociale italiano-campano già esplorata da Gomorra.

Il pezzo mancante
(Giovanni Piperno, 2010)

Gli Agnelli. Dietro ogni famiglia che si rispetti ci sono sempre grandi racconti e pettegolezzi, così seppur avvalorata da un’impostazione documentarista lontana dall’interesse scandalistico di rotocalchi e televisione, quella di Piperno è un’indagine che fa perno sul non detto, il taciuto.

13 Assassini
(Jusain nin no shikaku, Takeshi Miike 2010)

Miike immortala con perfezione e maniacale ricerca del dettaglio l’eroismo ostinato di una classe orgogliosa che si è resa conto di essere ormai anacronistica, ma che rivendica il proprio diritto all’esistenza, al sacrificio e se necessario alla morte.

Isn’t that Columbo?

Beverly Hills, 23 Giugno | Addio Peter Falk. (1927-2011)

Il ragazzo con la bicicletta
(Le gamin au vélo, Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2011)

Il cinema dei fratelli Dardenne è un cinema coinvolgente, fatto di emozioni, personaggi borderline e recherche disperate di affermazione per lo status quo di sentimenti altrimenti negati dal mondo.

Il Cinema Ritrovato 2011

Bologna, 26 giugno – 2 luglio | Il Cinema Ritrovato XXV — è iniziata  ieri la venticinquesima edizione de Il Cinema Ritrovato che proseguirà fino al secondo giorno di Luglio. Tantissimi i film in programma. Ieri sera in piazza Maggiore è stato proiettato il Nosferatu di Murnau con musiche dal vivo, stasera sarà la volta [...]

Four Lions
(Christopher Morris, 2010)

Il film ha esordito al Sundance, ha conquistato il festival di Torino, Morris ha vinto ai Bafta 2011 il premio come miglior regista esordiente, ma io non ci arrivo. Mi facevano più ridere le gag dei Griffin su Osama Bin Laden. Mi fanno più ridere le allusioni di face book su Osama che ci ha lasciato le penne dopo il signor Bic. Ed è un tutto dire.

L’ultimo dei templari
(Season of the Witch, Dominic Sena, 2010)

Sarà che nel mio fosco passato ho fatto il copy, ma io i titolisti li capisco. Loro in realtà non hanno colpe. Perché quando il capo ti da in mano un film brutto impossibile e ti dice «oh con questo ci facciamo i soldi» e te capisci che è meglio non aprire il mutuo della casa e visto che ci sei forse iniziare a mangiare solo riso bianco per prevenire la futura penuria, l’unica ancora di salvezza sta nel raggiro del titolo.

Bisogno di legittimazione?
Comunicazione e rivoluzione digitale al Biografilm 2011

La rivoluzione digitale – tra molto rumore e qualche cazzata – fa parlare di sè, ma ancora non sembra in grado di parlare da sé. Marnie ci rimugina un po’ sopra.

The Hunter
(Shekarchi, Rafi Pitts , 2010)

The Hunter è un Blow Up al contrario. Qui si deve rimpicciolire l’immagine per cogliere la verità, soffermarsi al dettaglio. L’analisi del regista-protagonista ruota attorno ai giochi di potere, sia sulla scala sociale che su quella personale, ma le implicazioni politiche della storia non sono né proposte in maniera diretta né metaforica.

Uomini Senza Legge
(Hors-la-loi, Rachid Bouchareb, 2010)

Bouchareb guarda ad un passato prossimo e cerca di indagare le cause della violenza, mostrando come l’ingiustizia si veli anche sotto le più giuste cause e i più validi ideali.

La polvere del tempo
(I Skoni tu hronou, Theo Angelopoulos, 2008)

E se questo secolo ormai trascorso non fosse altro che un sogno, un grande ricordo impolverato? Angelopoulos ne La Polvere del Tempo, traccia un viaggio di ispirazione umanista alla ricerca di quello che è rimasto del secolo trascorso e quello che il passaggio al XXI secolo si è portato via.

The Housemaid
(Hanyo, Im Sang-soo, 2010)

È che sulla carta The Housemaid si giocava bene la partita ma sono fuochi fatui: il film mette a disagio non tanto per nudi e perversioni, quanto per la bellezza fredda e anacronistica, la trasformazione del vitalismo sessuale in pura esploitation.

Street dance 3D
(Max Giwa e Dania Pasquini, 2010)

Nell’epoca del talent anche il musical ha cambiato aspetto, in questo caso addirittura ha invaso la terza dimensione.
Streetdance infatti è il primo film in 3D completamente realizzato in Inghilterra.

Tutti per uno
(Les mains en l’air, Romain Goupil, 2010)

La Francia di Sarkozy vive infelicemente la sua posizione riguardo la delicata questione dell’immigrazione. Il film di Romain Goupil, figlioccio del maggio francese, venne applaudito l’anno scorso a Cannes, esce solo ora nel calderone della kermesse di questa nuova edizione della passerella de la Croisette.

Beastly
(Daniel Barnz, 2010)

Il favolistico cinebrufolo di Daniel Barnz arriva nei cinema italiani con tanto di bella campagna marketing imperniata su cioè, rivista che di lobotomie si intende e che con la sua sezione di domande agli esperti o presunti tale è diventata cult da ombrellone.

Et in Terra Pax
(Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, 2010)

Ottimo esordio quello di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini. Un film dalla notevole potenza visiva, lucida, vivida, in grado di calcare immagini nell’anima e di lasciarcele lì a mantecare, nel budello di cemento e anfratti che è Corviale a Roma.

Kaboom
(Gregg Araki, 2010)

A dire del regista Kaboom partirebbe da Twin Peaks. Io non sono arrivato a tanto, mi sono fermato all’ovvio retaggio delle suggestioni dell’alternative rock anarchico, dei teen movies, della pop culture.

Bronson
(N.W. Refn, 2009)

Dopo un fortunato passaggio fuori concorso alla 66° Mostra del Cinema di Venezia, una retrospettiva al Torino Film Festival e numerose rassegne dedicategli, la consacrazione presso la Croisette di Cannes con il premio per la miglior regia con Drive, esce finalmente in Italia Bronson.

Poetry
(Shi, Chang-dong Lee, 2010)

Lee Chang-dong con Poetry si laurea a pieni voti in architettura dei contrappunti, regala al suo pubblico un melò femminile dal garbo e dalla raffinatezza notevoli come i fiori amati dalla protagonista.

12th & Delaware
(Rachel Grady,Heidi Ewing,2010)

Sole nella decisione più importante che possano prendere: aborto o gravidanza, in tensione tra i due poli opposti sono le donne, vittime reali, a volte giovani imprudenti, molto spesso donne disgraziate, infelici, in cerca di un una soluzione.

due| Red
(Robert Schwentke, 2011)

Quello che mancava ai Mercenari di Stallone era l’ironia. Erano si vecchi, ma si prendevano comunque troppo sul serio. A colmare di risate questa lacuna arriva Red, da una graphic novel di Warren Ellis e Cully Hamner, il film diretto da Robert Schwentke che potremmo definire action da bagina.

Corpo Celeste
(Alice Rohwacher, 2011)

Poetico e realistico allo stesso tempo, Corpo Celeste risente dell’impronta documentaristica frutto del primo amore della regista che a Reggio aveva già girato. Così le situazioni sono vere, molti piani sequenza e pochi tagli, molta camera a spalla.

65° Edinburgh International Film Festival | all that heaven allows
Edimburgo, 15-26 giugno 2011

Ogni città qualche guaio ha: ma qua e là c’è serenità. Folquet – in avanguardia nella capitale scozzese – ci ragguaglia sulle sorti dell’EIFF, diviso tra ristrettezze economiche e vocazione cittadina.

sinottica | The Tree of Life

C’è chi ha visto solo i dinosauri e chi ha un problema con la mascella di Brad Pitt. Ma per Terrence sono tornati tutti. La tavola rotonda dei Sushiettibili sul film che doveva cambiare il cinema.

Sono stato Dio in Bosnia – Storia di un mercenario
(Erion Kadilli, 2010)

“Ci ho pensato molto prima di inserire questo film all’interno del festival” dice Andrea Romeo, il direttore artistico del Biografilm. Anche io ci ho pensato molto prima di scriverne una recensione, non mi piace sparare ai pesci in un barile.

Marwencol
(Jeff Malmberg, 2010)

Sopravvissuto ad un brutale pestaggio all’uscita di un bar, Mark Hogancamp reagisce al trauma costruendo la città di Marwencol – un immaginario villaggio belga abitato da Barbie e soldatini.

The Ward – il reparto
(John Carpenter, 2011)

La paura è che in questo film il fantasma non sia quello che si aggira nei corridoi del manicomio, ma quello dietro la macchina da presa.

Vittorio racconta Gassman – Una vita da mattatore
(Giancarlo Scarchilli, 2010)

Vittorio racconta Gassman, più che raccontare la storia di un grande mattatore, vorrebbe mostrare le sue debolezze, le paure e del suo bisogno di interpretare un ruolo per poter nascondere il suo vero volto. Purtroppo però dell’uomo che si cela dietro alla maschera non si vede nulla.