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Archive for December, 2011

2011 | List-o-rama

Potevano mancare? Ennò che non potevano. Le classifiche dei film del 2011 secondo i vostri amichevoli Sushiettibili di quartiere. Un po’ come il decreto milleproroghe, ma con più zenzero.

Medianeras
(Gustavo Taretto, 2011)

pescecrudo | In una Buenos Aires tanto bella quanto incasinata, vivono Martin e Mariana, lui web designer e lei vetrinista, tutti e due soli e dalle vite sentimentali sconclusionate.

El Paramo
(Jaime Osorio Marquez, 2011)

pescecrudo | L’esercito perde il contatto con una base militare isolata tra le montagne infestate dai guerriglieri. Un gruppo di nove escursionisti viene mandato in quello che sembra un buco di inferno nel bel mezzo del niente per capire cosa sia successo ai soldati assegnati all’avamposto, ma al loro arrivo la base sembra completamente abbandonata.

Cosa piove dal cielo
(Un cuento Chino, Sebastian Borensztein, 2011)

pescecrudo | A partire dal tradizionale Canto di Natale dickensiano, il regista ricrea un’avventura che ha del cartoon e del favolistico, sempre che nel favolistico vogliamo far rientrare nel favolistico mucche volanti, barbieri assassini e automobili in miniatura

Un mundo misterioso
(Rodrigo Moreno, 2011)

pescecrudo | Ecco, avete presente 8 e ½? Si, il miglior Fellini. Un Mundo Misterioso nasce dalla frustrazione vissuta dal regista nel non sapere come girare il suo secondo film. Così Moreno decide di iniziare a girare, sperando nell’illuminazione. La cosa purtroppo non gli è riuscita.

The Devil’s Double
(Lee Tamahori , 2011)

pescecrudo | Latif è un giovane iracheno che si vede costretto ad accettare l’ingaggio del black prince Uday, figlio degenerato di Saddam Hussein, che lo assolda come suo sosia. A lui spetterebbero puttane e festini, ma, eventualmente, anche qualche pallottola.

Without Men
(Gabriela Tagliavini, 2011)

pescecrudo | Nel cast il mai divo Christian Slater e Eva Longoria, che in certi giorni ci vorremmo tutti fare come dea del peccato e in certi altri vorremmo tutti riportare sul pianeta film di merda, nella galassia attori mediocri. Solo che in questo Without Men hanno giocato l’asso, o per lo meno hanno pensato di giocarlo. La scena lesbo. Una scena saffica tra Eva e Kate del Castillo.

Graba
(Sergio Mazza, 2011)

pescecrudo | Graba è una storia di impostazione sartriana, un dramma asciutto inciso a spigoli vivi in cui si mette in scena l’umana infelicità quotidiana. Sullo sfondo una storia di immigrazione, una critica alla macchina burocratica francese che appare completamente disumanizzata.

Vete mas Lejos, Alicia
(Alicia go yonder, Helmer Elisa Miller, 2010)

pescecrudo | Una ragazza messicana di diciannove anni decide di lasciare il proprio Paese per scoprire il mondo. Per farlo andrà a Buenos Aires e inizierà un viaggio di autoformazione verso la Patagonia, per placare un insostenibile senso di vuoto e la necessità di trovare se stessa.

Mapa para Conversar
(Constanza Fernández, 2011)

pescecrudo | Andrea Moro, Mariana Prat e Francisca Gonik sono brave a calzare la pelle di queste tre maschere al femminile, in un gioco borghese di compromessi che guarda alla storia personale, alle relazioni umane, alla storia nazionale con l’espediente di una minoranza (quella omosessuale) già a suo modo politica.

Americano
(Mathieu Demy, 2011)

pescecrudo | Mathieu Demy, figlio di Jacques Demy e Agnes Varda, compie su una Mustang decappottabile un vero e proprio viaggio della memoria, un omaggio consapevole al cinema dei genitori. Un esordio di cuore.

the cat came back | Sherlock
Sul perfetto equilibrio tra modernità e tradizione

I Sushiettibili continuano a esplorare il mondo della serialità britannica. A questo giro è il turno di un’icona dell’immaginario popolare: Nate ci racconta qualcosa sull’ultima incarnazione dell’inquilino di Baker Street.

29° Torino Film Festival
Torino, 25 novembre – 3 dicembre 2011

A Torino succedono cose, e noi proviamo a tenerle insieme. Il report dei Sushiettibili dal ventinovesimo festival del cinema di Torino, giusto in tempo per il panettone.

Vacanze di Natale a Cortina
(Neri Parenti, 2011)

Tutti lo volevano. Finalmente è arrivato. Siamo a Natale e pensi subito CINEPANETTONE. Stessa storia, stesso posto, stessa località sciistica.

Arthur Christmas – il figlio di Babbo Natale
(Arthur Christmas, Sarah Smith 2011)

Arthur Christmas è un affresco umano, così come erano in origine le favole, in grado di amplificare e guardare con sorriso ingenuo a difetti, virtù e sogni dei suoi personaggi, membri di una famiglia speciale che poi così diversa dalle altre famiglie non è.

The Holy Family – un Ramone a Roma
(Pablo Echaurren e Uliano Paolozzi Balestrini, 2011)

I Ramones sono il classico esempio di come l’industria culturale non guardi in faccia nessuno e sia in grado di trasformare in icona pop (culturale) anche le icone di un genere eversivo e di protesta come il punk-rock. Insomma, i Ramones come Marylin Monroe, la zuppa Campbell’s e Mao. Ma non qui, grazie a Dio.

Emotivi Anonimi
(Les émotifs anonymes, Jean-Pierre Améris, 2010)

Il Cattivo prova a mettersi una coccarda rosa in testa e a farsi piacere Emotivi Anonimi. Ma proprio non ci riesce.

Il mio angolo di paradiso
(A Little Bit of Heaven, Nicole Kassell, 2011)

Un film che può rendere lo spettatore una persona peggiore.

Sherlock Holmes – Gioco di ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows, Guy Ritchie, 2011)

L’impressione è che Ritchie, già da qualche anno, avesse voglia di girare un film d’azione in stile Mission: Impossible o The Bourne Identity ma ambientato nel 1800. Per arrivare a questo risultato, il Nostro ha prima rispolverato la figura di un personaggio letterario con l’appeal di Sherlock Holmes. Poi, una volta distrutta la classicità del personaggio, si è messo a ricostruirla, plasmandola e consolidandola a propria immagine e somiglianza.

I primi della lista
(Roan Johnson, 2011)

Un film piccolo e tenero, ottima promessa per il futuro del regista, appena trentenne e qui alla sua opera prima, che riesce a completare l’algebra alchemica in grado di trasformare il piombo in oro con spontaneità e slancio sognante.

Mission: Impossible – Protocollo Fantasma
(Mission: Impossible – Ghost Protocol, Brad Bird, 2011)

Protocollo fantasma è una vera schifezza. All’altezza dei peggiori 007. Un vero e proprio potlatch cinematografico: 140 milioni di dollari dilapidati in modo demenziale.

Il Paese delle spose infelici
(Pippo Mezzapesa, 2011)

Il paese delle spose infelici è prima di tutto un racconto di formazione incentrato su due ragazzi dal background molto differente, ma è anche un incantesimo fuori dal tempo, l’epifania/manifestazione del destino di chi cresciuto nel declino culturale e nel degrado urbano della provincia tarantina cerca di ritagliarsi una nuova prospettiva.

Parking Lot 3D
(Francesco Gasperoni, 2011)

Si potrebbe chiudere la faccenda vedendo in Parking Lot un brevetto, primo tentativo di un percorso ancora da scrivere. Un percorso a cui però si augura di far tesoro di questa esperienza e comprendere da subito i propri limiti, per poter in futuro pensare la stereoscopia non solo come un plusvalore visivo, ma anche come un determinante fattore sul piano grammaticale.

Repeaters
(Carl Bessai, 2010)

Tre tossici sono in clinica per uscire dal tunnel. E dovrebbero ragionarci su e fare buone azioni manco fossero boy scout. Il che ovviamente li annoia a morte, ma che ci possono fare, se serve per divenire delle belle persone lo si fa. Anche se tua sorella non ti caga di striscio, tuo padre sta morendo e tu sei bella carina e in un film precedente facevi la tipella troppo giusta di Zac Efron.

388 Arletta Avenue
(Randall Cole, 2011)

La storia è di una banalità sconcertante: una coppia con qualche dissapore viene scelta dal maniaco di turno e perseguitata, la donna scompare, la colpa viene data al marito, il gatto perde (letteralmente) la testa, alla fine tutti muoiono e il pazzo può scegliere un’altra famiglia/indirizzo da perseguitare.

Captain America

New York City, 14 Dicembre 2011 | Mancarone Joe Simon. (1913-2011)  

Il gatto con gli stivali
(Puss in Boots, Chris Miller, 2011)

Trama ridotta all’osso e priva di veri spunti comici, stanchezza narrativa e ritmo altalenante pesano sul giudizio finale, ma non quanto il fatto che del Gatto, quello che aveva fatto ridere nella saga degli orchi, qui praticamente non c’è traccia.

Le nevi del Kilimangiaro
(Les neiges du Kilimandjaro, Robert Guédiguian, 2011)

Guediguian non grida come Loach, né è interessato alle dinamiche sociali di periferie e assistenti sociali. Quello del francese è il ragionamento di un umanista che guarda alla frattura nella classe operaia, una volta unita e ora dispersa, senza più miti o esempi ma con la speranza della morale individuale, prima che collettiva.

Bruce Lee, My Brother
(Manfred Wong e Wai Man Yip, 2010)

Lo sentite il rumore dei dollaroni e della speculazione?

Napoletans
(Luigi Russo, 2011)

l’impressione è che, cavalcando il recente successo del mediocre Benvenuti al Sud si sia inaugurata una nuova pagina di cinema italico, detta del CINE-NAPOLETANONE.