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64° Festival del film Locarno
Locarno, 3-13 agosto 2011

Locarno, sessantaquattresima edizione. Appunti mentali in ordine sparso.

Il paese è di plastica. Le strade, gli edifici, gli scorci: tutto è posticcio, una scenografia di folklore svizzero a uso e consumo dei turisti. Il fetore dell’opulenza è ovunque. Una pizza costa più di venti euro. Locarno non è un paese per poveri: mi chiedo come sarebbe se il festival fosse da un’altra parte. Probabilmente meglio. L’unico aspetto che mi colpisce è il cosmopolitismo vero che permea la manifestazione. Gli interventi mescolano senza differenza francese, italiano, tedesco e inglese, e tutti sembrano capire tutto. Certe sere, quando lo spritz scende per il verso giusto, immagino un’Europa tutta così.

Locarno è l’unico posto al mondo dove la gente esibisce capi leopardati senza tema di apparire kitsch. (corollario: il kitsch è una funzione sociale inversamente proporzionale all’investimento del corporate brand). Tutti, meno Olivier Père. I suoi completi bianchi sono una marca di stile talmente consapevole che non posso fare a meno di ammirarla. Come I suoi surreali tentativi di parlare in inglese, nella più completa noncuranza degli esiti grammaticali. Come quei cantanti anglofoni che azzardano qualche parola nella lingua locale prima del concerto: un vezzo, un ammiccamento al pubblico, tanto si sa che la lingua importante è quella in cui parlano e cantano loro. Ecco, Père fa lo stesso: arrabatta qualche frase in inglese per mostrarsi elegante, eppoi – quando si arriva alle cose serie – parla in francese. Chapeau.

Gnocca in quantità vertiginose. Ma l’antropologia è diversa rispetto a Venezia. Meno sguaiata, meno abbronzata, meno ostentatamente in vendita. Protagoniste mancate di pellicole indie con la fotografia stupefatta. Sono tentato: ma mi mancano il wingman e qualche chilo di massa in più. Mi rifugio in sala.

La programmazione mi piace. Père non è un duro e puro (non qui, almeno. Mi chiedo come sia la Quinzaine) ma il festival resta al di qua della linea. Quest’anno la parola d’ordine è il ritorno degli americani. Abrams, Favreau, perfino quella sciocchezza di Gluck. Ma il concorso resta aperto, si sente la volontà di mettere insieme sguardi diversi. Pipponi cinesi limitati alla quota di rappresentanza. Poi c’è il focus su Matsumoto, il laboratorio produttivo indiano, la retrospettiva su Minnelli. In più, le solite sezioni: esordi e opere seconde, cortometraggi, l’obolo alla cinematografia locale.

Per strada mi fermo a origliare crocicchi di giovani. Ripetono galvanizzati battute di Tarantino, e ridono dei film francesi. E io che credevo certe cose succedessero solo al Dams.

 

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Discussion

One comment for “64° Festival del film Locarno
Locarno, 3-13 agosto 2011”

  1. mi piace :)

    Posted by Bucky | August 18, 2011, 5:12 pm

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