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68° Festival de Cannes
Cannes, 13 – 24 maggio 2015

Il 2015 ha visto ancora una volta il cinema italiano presente qui sulla Croisette. Sebbene in molti avessero sperato in una vittoria da parte di uno dei nostri registi più rappresentativi – Moretti, Sorrentino, Garrone – al nostro paese non sono certo mancate piccole e grandi soddisfazioni. Le aspettative della stampa italiana erano alte per diversi motivi: Moretti è sempre stato uno dei registi che hanno raccolto maggior favori sulla Croisette, Sorrentino giungeva qui in concorso dopo i numerosi premi raccolti negli anni passati proprio qui al Festival – è lecito ritenerlo più una scoperta di Cannes che di Venezia – e dopo l’Oscar per La Grande Bellezza mentre Garrone portava l’opera più ambiziosa della carriera dopo aver riscosso molte critiche favorevoli e premi qui sulla riviera francese in anni passati. Eppure le soddisfazioni non ci sono mancate, sebbene siano giunte in maniera inaspettata dalle sezioni meno sotto i riflettori.

Thierry Fremaux, il direttore del Festival, ha deciso di affidare la presidenza della giuria del concorso principale a una coppia di registi: i fratelli Joel ed Ethan Coen, vincitori di numerosi riconoscimenti internazionali e tra gli autori più amati dal pubblico. Nella stessa giuria facevano parte l’attrice spagnola Rossy de Palma, e le più note colleghe Sophie Marceau (Francia) e Sienna Miller (Regno Unito). Jake Gyllenhaal (Stati Uniti) completava la numerosa presenza degli attori tra i giurati. Altri due registi invece hanno fatto compagnia ai Fratelli Coen: il messicano Guillermo del Toro e l’enfant prodige canadese Xavier Dolan. Ultima ma non meno importante la cantautrice e compositrice maliana Rokia Traoré. Come presidente di giuria di Un Certain Regard è stata nominata la bella e italianissima Isabella Rossellini. Le hanno fatto compagnia nella scelta dei migliori film della seconda sezione del Festival di Cannes il regista Haifaa al-Mansour (Arabia Saudita), la regista e attrice libanese Nadine Labaki, il regista greco Panos H. Koutras e il famoso attore francese Tahar Rahim. Non meno importante la giuria chiamata a scegliere la Palma d’Oro per il miglior cortometraggio e i premi della Cinefondation – di solito presieduta da un importante regista. Quest’anno il compito è toccato al mauritanense Abderrahmane Sissako coadiuvato dai registi Joana Hadjithomas (Libano) e Rebecca Zlotowski (Francia) e dagli interpreti Cécile de France (Belgio) e Daniel Olbrychski (Polonia).

La Palma d’Oro è stata assegnata a Dheepan di Jacques Audiard che per la prima volta in carriera riesce a portarsi a casa l’ambito premio dopo il Grand Prix della Giuria con Un prophetè nel 2009 e il Premio come miglior Sceneggiatura nel 1994 con Un hèros très discret, sua opera seconda. Audiard finalmente riesce a trionfare al festival che l’ha scoperto e cullato per un oltre ventennio. Il secondo premio generale, il Grand Prix, è stato vinto dall’opera prima ungherese Saul fia di László Nemes. La pellicola è stata accolta benissimo dalla stampa di ogni paese e ha lasciato tutti gli addetti ai lavori a bocca aperta. Possiamo essere sicuri che questo film sarà la carta che l’Ungheria si giocherà ai prossimi Oscar per portarsi a casa la statuetta come miglior film straniero. Il Premio della Giuria, considerato un po’ da tutti come il terzo gradino del podio qui sulla Croisette, è vinto dal regista greco Yorgos Lanthimos per il film The Lobster, sua prima produzione americana. Personalmente trovo che il film dell’autore di Kynodontas – già vincitore di Un Certain Regard qualche anno fa quando Sorrentino presiedette la giuria – e Alpis – in concorso a Venezia qualche anno dopo – meritasse la Palma d’Oro vista l’opera dagli innumerevoli livelli di lettura ma evidentemente la giuria ha ponderato considerazioni diverse da quelle di chi scrive. I premi per i migliori interpreti sono stati assegnati rispettivamente a Vincent Lindon per La loi du marché di Stéphane Brizé come miglior attore maschile mentre la miglior interpretazione femminile è stata riconosciuta ad ex-aequo a Emmanuelle Bercot per Mon Roi di Maïwenn e Rooney Mara per Carol di Todd Haynes. La migliore regia è stata vinta dal maestro Hou Hsiao-Hsien per Nie Yinniang mentre la menzione alla miglior sceneggiatura va all’enfant prodige del cinema messicano Michel Franco per Chronic, sua prima opera a stelle e strisce.
La sezione Un Certain Regard è stata vinto dal bel film islandese Hrútar di Grímur Hakonarson mentre il Premio della Giuria è andato a Zvizdan di Dalibor Matanic, una pellicola che colpisce per la sua tematica e per la diegesi particolarissima. La menzione per la miglior regia di Un Certain Regard è andata al giapponese Kishibe no tabi di Kiyoshi Kurosawa. Assegnato anche il premio Un Certain Talent a Comoara di Corneliu Poromboiu. Infine si conclude con un ex-aequo la menzione Promizing Future che viene divisa tra Nahid di Ida Panahandeh e Masaan di Neeraj Gahywan.
Non ultimi sono stati assegnati i premi ai migliori cotometraggi nelle due categorie competitive del Festval di Cannes – Courtmetrages, per film in anteprima mondiale fino a quindici minuti di lunghezza, e Cinefondation, competizione per corti fino a quaranta minuti di durata realizzati dagli studenti di scuole di cinema. La Palma d’Oro al miglior cortometraggio va alla coproduzione libanese-qatariota Wawes ’98 di Ely Dagher, di sicuro il migliore del lotto e prevedibile vincitore sebbene quest’anno, a differenza di anni passati, la sezione ufficiale dedicata ai corti abbia presentato opere di davvero alto livello. Per quanto riguarda Cinefondation, il primo premio è andato a Share di Pippa Bianco, il secondo premio a Locas Perdidas di Ignacio Juricic Merillán mentre la giuria ha deciso di dividere il terzo premio parimerito tra Victor XX di Ian Garrido López e The return of Erkin di Maria Guskova.
Le sezioni collaterali hanno invece assegnato i seguenti premi. La Semaine de la Critique è stata vinta da Paulina di Santiago Mitre. Il Prix Révélation France 4 e il Prix SACD vanno a La tierra y la sombra di César Augusto Acevedo. La menzione Aide Fondation Gan à la Diffusion è stata vinta da Ni le ciel ni la terre di Clément Cogitore mentre il Prix Canal+ va a Ramona di Andrei Cretulescu. L’italia fa il bis nelle sezione dedicata ai cortometraggi. Il successore di Jonas Carpignano è un altro italiano Fulvio Risuleo che con Varicella si aggiudica il Prix Découverte Sony CineAlta. Per il regista si tratta della seconda menzione sulla Croisette dopo il terzo premio nella sezione Cinefondaion lo scorso anno. Sebbene la Quinzaine des Réalizateurs, non assegni ufficialmente alcun premio, ogni edizione svariate menzioni speciali vengono conferite alle pellicole mostrate durante il festival. Il Premio Art Cinéma lo ha vinto El abrazo de la serpiente di Ciro Guerra. La menzione Europa Cinema Label se l’è aggiudicata Mustang di Deniz Gamze Ergüven, probabilmente la pellicola più bella di tutta la Quinzaine quest’anno. Mentre Arnaud Desplechin con Trois souvenirs de ma jeunesse ha vinto il Premio SACD. Per quanto riguarda invece le opere del cinema breve sono state assegnate due menzioni: il primo premio sponsorizzato da Illy è stato vinto, un po’ a sorpresa a parere di chi scrive, da Rate Me di Fyzal Boulifa mentre un riconoscimento speciale è andato allo stranissimo The Exquisite Corpus di Peter Tscherkassky.
Veniamo infine al vincitore dell’ultimo premio in palio, quello assegnato alla miglior opera prima scelta fra tutte le sezioni del festival, ufficiali o meno, ovvero l’ambitissima Caméra d’Or. Quest’anno la menzione è stata vinta da La tierra y la sombra di César Augusto Acevedo che ha così ricevuto un altro e più importante riconoscimento oltre a quello già assegnato durante la premiazione della Semaine de la Critique.

Come ogni anno il Festival di Cannes ha accolto migliaia e migliaia di professionisti del cinema  per stringere importanti affari commerciali al Marché du Film, un vero e proprio mercato in cui la merce scambiata sono le pellicole che un giorno affolleranno le nostre sale cinemarografiche. In realtà la maggior parte delle pellicole presenti al mercato non saranno mai viste nei cinema del nostro paese perché ben poco adatte ai gusti degli italiani. Che cos’è e come funziona un mercato la cui merce sono i film? L’evento è chiamato appunto mercato non solo perché è un luogo in cui avvengono compravendite di beni ma anche perché questo luogo – nello specifico il palazzo delle esposizioni della cittadina – è strutturato come un vero e proprio “mercato rionale” in cui sono presenti moltissimi banchi o bancherelle dove i commercianti vendono diversi prodotti. Nel caso specifico, le bancarelle sono sostituite da cabine attrezzate di tavolini, sedie, divanetti, televisori e solitamente una piccola stanza appartata dove fare affari a porte chiuse. Nonostante i prodotti venduti possano sembrare tutti uguali – si tratta pur sempre di film – ogni espositore – le case di distribuzione oppure i distributori che hanno acquisito i film da più produttori in giro per il mondo per rivenderli qui e in altre manifestazioni simili – è specializzato in una tipologia di film. Ci sono coloro che vendono esclusivamente pellicole dell’orrore realizzate in Oriente oppure coloro che sono specializzati esclusivamente in film d’autore. All’interno del mercato si trovano poi altri tipi di esercenti: i film institute nazionali – il cui scopo è quello di promuovere, senza vendere, le produzioni autoctone del proprio paese ai rappresentanti di altri festival che sono lì presenti appositamente per cercarli (in gergo si chiama “fare scouting”) – e le film commission – il cui scopo è solitamente quello di promuovere un territorio che rappresentano, presentandone non solo le caratteristiche morfologiche ma anche le innumerevoli agevolazioni a livello di tassazione per chi volesse realizzare una nuova pellicola proprio lì. Il Marché du Film si estende molto più delle strutture dedicate del palazzo delle esposizioni perché uffici e punti d’incontro sono localizzati anche in altri luoghi: lungo la spiaggia della Croisette, in appartamenti privati noleggiati soprattutto sul lungomare, oppure in stanze e nelle hall dei ricchi e lussuosi alberghi di Cannes. Infine a tale proposito è necessario far presente come la vita di coloro che frequentano il mercato è così caotica e convulsa che difficilmente questi professionisti riescono a vedere i film presentati durante la kermesse – almeno che non vengano proiettati appositamente al mercato – a causa degli impegni di lavoro e mondani che riempiono le loro agende a ogni ora del giorno e della notte durante quella folle settimana.

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