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Fest-o-rama

69° Festival del Film Locarno
Locarno, 3-13 agosto 2016

Due righe su Locarno: anche a settembre, si sa, si può.

Anche perché echi delle selezione di quest’anno si possono cogliere proprio in questi giorni a Milano, nell’ambito delle Vie del Cinema – al via lunedì, e in programma fino al ventisei. E se non è tempismo questo, non lo so io.

Si diceva Locarno. Selezione meno roboante quella duemilasedici – senza Hong Sang-soo, senza Zulawski – ma eccezionale per qualità media, per rigore nella programmazione, e per l’ovvio impegno in difesa di un cinema diverso. Se ne sentono le tracce, di questo impegno, nella formidabile retrospettiva dedicata al cinema federale tedesco del dopoguerra, curata da Olaf Möller e Roberto Turigliatto, come anche nella sezione Signs of Life, sempre più cuore cinefilo della manifestazione.

Cineasti del presente resta un ottimo periscopio ad ampio raggio, con qualche chicca incredibile – su tutti, El auge del human di Eduardo Williams, sul quale segnaliamo la bella recensione apparsa su Quinlan – mentre Piazza Grande fa la sua parte e manda avanti il carrozzone senza abbassare (troppo) il tono.

Segnalazioni sparse. Dao Khanong di Anocha Suwichakornpong è forse il film che resta più impresso – una riflessione sulla rimozione collettiva del passato e l’impossibilità di recuperarlo attraverso le immagini – ma menzioni d’obbligo vanno anche a Der Traumhafte Weg di Angela Schanelec, rigoroso dramma brechtiano sulla perdita dell’utopia privata e non, e Rat Film di Theo Anthony, film-saggio sui processi di pianificazione e controllo dello spazio urbano e sociale a Baltimora, in cui videogiochi, mappe e altri dispositivi di ricreazione o invenzione dello spazio si accampano sullo sfondo di pulsioni ‘moderne’ ben più sinistre.

Da ultimo – resta l’immagine di un festival pulito, aperto, lontano dalle gerarchie grette e dai provincialismi del baraccone veneziano. Un festival dove si parla davvero di cinema, dove nessuno resta fuori dalla sala, e dove Folquet si innamora ogni mezz’ora – roba che nemmeno Dylan Dog: ma che ci volete fare, il ragazzo ha sempre avuto problemi con la patata indie-franciosa e i vestiti a pois.

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Locarno, 3-13 agosto 2016”

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