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Sushi | Insight

Ancora su La giovinezza.
Appunti per un soggetto critico a due voci (e succo d’ananas)

Noi non crediamo che ci sia qualcuno che ancora non è andato a vedere il secondo film internazionale del primo regista italiano a vincere l’Oscar da quando Benigni ha scavalcato le file di poltroncine rosse al Dorothy Chandelier Pavillon – la benedetta immagine di repertorio che ci viene propinata ogni anno dal tiggì. In ogni caso, se ci sono degli inadeguati tra di voi, vi forniamo quattro righe secche di trama prima di procedere con il nostro sommo commento.

Siamo in una spa sulle Alpi svizzere, che fa subito pensare al sanatorio de La montagna incantata (continueremo a dire incantata! Non ci avrete mai!) di Thomas Mann. Michael Caine è un anziano direttore di orchestra (Fred Ballinger), Harvey Keitel un regista (Mick Boyle) intento a progettare il proprio film-testamento coadiuvato da una squadra di hipster. Intorno a loro, uno squinterno di personaggi e una girandola di eventi. Non è vero. Però ci sono tanti personaggi.

 

INT. SALOTTO DI NAT (EHI ABBIAMO CAMBIATO STANZA NEGLI ULTIMI DUE ANNI!) – NOTTE

Temperatura percepita: 40°. ANNETTE e NAT si trovano in salotto, davanti al computer. Non possono aprire le finestre perché hanno paura di quello che c’è là fuori. Bevono succo d’ananas e guardano l’intervista di Lilli Gruber a Paolo Sorrentino, per schiarirsi le idee.

ANNETTE

Ma secondo te quanti denti ha la Gruber?

NAT

Me lo stavo chiedendo anche io. Tantissimi.

Per quanto sia allettante l’idea di recensire la puntata di Otto e mezzo, le due glissano con eleganza.

NAT

Passiamo alle cose serie.

ANNETTE

A te, è piaciuto?

NAT

Sì, a partire dal modo in cui sono rappresentate le relazioni tra i personaggi. Ci sono dialoghi che passeranno alla storia. Tipo quello sui belli, i brutti e i carini… A te?

ANNETTE

Mi è piaciuto molto. Quello che non avevo apprezzato de La grande bellezza erano quei quaranta minuti di troppo: Sorrentino ci ha ascoltato, e Youth è più breve e anche più lieve. Del resto il concetto di leggerezza ritorna più volte: le Canzoni Semplici, il monaco che si solleva da terra. Lo stesso Ballinger osserva che la leggerezza è una perversione, intesa come un piacere che non ci è sempre perdonato.

NAT

È con questo atteggiamento che si guarda al futuro. L’avvenire e il desiderio sono i refrain di tutto il film…

ANNETTE

Basti pensare al personaggio di Paul Dano, un attore che sta lavorando alla sua prossima interpretazione – quella di una figura storica molto controversa – e alla fine sceglie di rappresentare non l’orrore ma proprio il desiderio che ne ha ispirato le azioni.

NAT

E poi c’è Michael Caine.

Segue un SILENZIO CARICO DI RIVERENZA.

ANNETTE

Maremma che bravo. E anche Harvey Keitel.

NAT

Ecco, sì, per me il rapporto tra i due personaggi interpretati da Caine e Keitel è l’aspetto più interessante della storia. Come viene ripetuto più volte nel film, “una bella amicizia si fa parlando solo di cose belle”.

ANNETTE

Sempre che parlare di prostata sia una cosa bella. Però ecco, è già dai piccoli fastidi quotidiani sotto la superficie giocosa dei loro dialoghi che traspare la vera forza del loro legame. Così come i piccoli “screzi” tra di loro: insomma, questa Gilda Black, chi dei due è riuscito a farsela, nei loro rampanti anni giovanili? O le scommesse sui due ospiti dell’albergo che non si rivolgono la parola. Sono quegli scherzi e quei riferimenti che costellano il vocabolario di un’amicizia. Chi di noi non ha tutto un mondo di citazioni e battute che solo i propri amici possono comprendere? (ammicca)

NAT

Trovo che in questo film sia stato fatto un grosso lavoro sulle parole. Anche se la potenza delle immagini rimane forse il tratto distintivo di Sorrentino.

ANNETTE

Parlando di scene particolarmente suggestive, penso a quando Ballinger, seduto su un masso, inizia a dirigere i campanacci delle mucche e i fruscii degli alberi. É un passaggio che ho amato, mentre i miei vicini borbottavano perché era troppo “estetizzante”. Secondo me era semplice e bello, e non c’è nulla di male nell’essere semplici e belli.

NAT

In tutti i film di Sorrentino sono sempre rimasta soddisfatta dall’aspetto visivo, sto parlando di regia e fotografia. Certe volte la macchina da presa rimane ferma su una particolare inquadratura, per dare il tempo di leggerne tutti i dettagli e “lasciare che parli”.

NAT inizia a riflettere a voce alta, ANNETTE scivola silenziosamente dalla sedia e si rifugia in cucina. Dopo qualche minuto torna, mentre NAT non dà segno di essersi accorta della sua assenza. Riprendono a conversare amabilmente.

NAT

C’è spesso una componente “fantastica”, nel senso più ampio del termine. Ambienti e persone si deformano, assumono tratti evanescenti o grotteschi. A volte ci si perde nel turbine di figuranti che forse hanno dato esito ai paragoni felliniani…

ANNETTE

Anche se a volte calca un po’ la mano. Come con il turista giapponese di due anni fa – che però era confinato nella scena iniziale e poi, per forza di cose, non si faceva più vedere – io qui ho trovato di troppo il personaggio della massaggiatrice che danza davanti alla Wii: qual è il suo significato, il suo scopo, il suo ruolo nel mondo?

NAT

Mumble mumble. E Miss Universo?

ANNETTE

Ah guarda, quella mi ha proprio irritato. Fior fiore di interviste a Madalina Ghenea sulla sua grande occasione di dimostrare di essere un’attrice e poi sostanzialmente veleggia nuda di qua e di là, salvo un breve scambio di battute che dovrebbe rovesciare il cliché della “bella e stupida”, cliché per me confermatissimo in questo caso. Comunque la visione di lei che sfila su una Piazza San Marco allagata è proprio una di quelle scene oniriche che evocavi prima.

NAT

Sì. Come la scena in cui Mick vede un prato di montagna popolarsi delle figure femminili dei suoi film. Ambiente e figure umane si “mescolano”.

ANNETTE

Mick si definisce il regista delle donne: nel momento in cui la sua attrice di punta gli apre gli occhi sulla realtà deve riconsiderare il suo lavoro. Il problema non è più solo trovare la perfetta battuta conclusiva per il film che deve essere il suo testamento, ma capire cosa realmente lascerà di sé. Il tema del ricordo che resta agli altri torna più volte; anche Ballinger si chiede in che modo il suo essere genitore si sia impresso nella memoria della figlia.

NAT

Esatto. Il rapporto con la figlia è un altro tema portante, che per certi versi rimane molto enigmatico.

ANNETTE

Grazie alla figura della figlia però abbiamo potuto sondare la passione di Sorrentino per i videoclip trash: Paloma Faith negli incubi di Rachel Weisz non me la dimenticherò tanto presto, parlando di memoria e lasciti.

NAT

L’avevo rimosso!

ANNETTE

Lena nel suo sfogo in sala massaggi sembra disprezzare il padre, eppure è rimasta al suo fianco sia come figlia che come assistente. Fred, da parte sua, non riesce a sembrarci così orribile come lei lo dipinge: pur ossessionato dall’idea che i bei gesti che fa per lei non le rimangano, non ribatte, non si difende, così come fino all’ultimo è reticente sui motivi che stanno dietro al rifiuto di replicare in pubblico le Canzoni Semplici, anche se sono motivi che aumenterebbero la stima della figlia nei suoi confronti. Il permetterle di renderlo un capro espiatorio è il suo gesto più paterno.

NAT

Il rapporto tra genitori e figli ricorre spesso ultimamente. Penso a The Judge (David Dobkin, 2014), Interstellar (Christopher Nolan, 2014), ma soprattutto all’ultimo, bellissimo, di Moretti, Mia madre, uscito quasi in contemporanea a quello di Sorrentino, tanto che erano insieme in concorso a Cannes.

ANNETTE

E non solo nel cinema si riscontra questa tendenza: nei primi mesi di quest’anno L’invenzione della madre di Marco Peano è andato a ruba. Lo stesso Sorrentino, in un’intervista, cita La strada di Cormac McCarthy, romanzo del 2006 ambientato in un’età post apocalittica e incentrato su un padre e un figlio.

NAT

Nell’intervista a Otto e mezzo, Sorrentino dice che questo è un film sulla giovinezza nella misura in cui, nonostante l’età dei protagonisti, si guarda al futuro. Questo mi ha riportato subito alla mente la scena conclusiva di Mia madre.

ANNETTE

Il Maradona XXXL alla compagna che gli chiede a cosa sta pensando, risponde “Al futuro”. E forse è sempre al futuro che si lega il personaggio di quella maledetta massaggiatrice.

Le due brindano con il succo di ananas e crollano addormentate.
Turista giapponese che muore.
BUIO.

 

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