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Anima²

Anima² | intro

valigie scomparse e cocci nella Senna

La Francia fin de siècle non era un posto in cui avventurarsi a cuor leggero. D’accordo, la Grande Depressione si ritraeva e le cose iniziavano ad andare meglio, ma qualcosa nelle strade e nell’aria della Terza Repubblica era cambiato. Gli entusiasmi di qualche decennio prima per le magnifiche sorti e progressive avevano lasciato il campo a furiose discussioni tra dreyfusardi e vecchia guardia nazionalista. Ogni notte, i caffè della Ville Lumière si accendevano di soldati e inventori, vecchi comunardi e nuovi romanzieri. Per questa Francia – nel 1890 – viaggiava Augustine Le Prince. Con una valigia. L’uomo trasportava la sua invenzione: un apparecchio in grado di proiettare i rulli di carta Kodak impressionati con i quali – dal 1877 – aveva iniziato a realizzare dei film. Lui e la sua valigia scomparvero nel nulla. Andava così nella Francia del 1890.

Un paio di anni dopo, Emile Reynaud provava a sbarcare il lunario come inventore. Nel 1889 aveva ottenuto il brevetto per un marchingegno che – attraverso una lanterna magica – proiettava immagini disegnate in movimento. L’idea non era nemmeno male – quanto meno lui era riuscito a restare vivo – senonché, dopo i primi successi, capitò che l’uomo si fece fregare da un tipo di Montmartre, un certo Thomas, direttore di un piccolo museo, che gli fece firmare un contratto capestro. Emile si ritrovò costretto a tenere una performance al giorno, con l’obbligo ulteriore di rinnovare ogni anno l’intero repertorio. In breve le Pantomimes Lumineuses si rivelano una maledizione. Per di più, il suo marchingegno è fragile, complicato da gestire, richiede continua manutenzione. In effetti Reynaud – vecchio fotografo – non è stupido, ha capito che deve implementare la carta Kodak, ma non trova il tempo per apportare le modifiche. Alla fine, nel 1900, sbotta: distrugge una per una le tre macchine ottiche che aveva costruito nel corso degli anni, butta i cocci nella Senna e dà fuoco al repertorio, per poi ritirarsi e morire in povertà una decina di anni dopo. Andava così nella Francia del 1890.

Cinque anni dopo, nel salone indiano di un caffè di tendenza, in boulevard des Capucines, due fratelli ci riproveranno. Niente disegni questa volta: i due lavorano su base fotografica, e – soprattutto – usano lo stesso dispositivo tanto per registrare quanto per riprodurre e proiettare. L’idea paga, e contro le loro stesse aspettative la loro invenzione finirà con l’avere un discreto successo. Certo, i due saranno poi trombati dagli americani, ma questa è una storia che conoscono tutti.

A noi interessa invece raccontare l’altra storia. Quella storia parallela che potrebbe partire dallo stesso Reynaud, del cinema prima che si chiamasse cinema. Il cinema che avrebbe potuto essere, e che – in qualche modo – ha continuato a esistere nelle mani e negli occhi di tanti altri figuri al limite tra la pazzia e la genialità. Gente da cui ti faresti offrire una birra, tipo Norman McLaren o Priit Pärn. E’ anche – se vogliamo – la storia di un fantasma.

Priit Pärn

L’ossessione rimossa delle immagini in movimento: l’illusione della vita. Animazione, ovvero creazione del tempo: non esiste racconto o discorso al di fuori di questo principio primo. Qui non ci interessano le distinzioni, o le classificazioni di genere: quella che vogliamo raccontare è la storia dell’animazione che attraversa il cinema (e viceversa). Uno sguardo diretto alle sorgenti del linguaggio: un’arte di immagini in movimento. Perché – come ha scritto Paul Watson – «il fatto è che tutto il cinema crea l’illusione della vita usando la tecnologia. Perché non è che tutto il cinema esista come animazione, ma è che l’animazione esiste in tutto il cinema.»

(folquet)

the story so far

Animascopio – Osservatorio stabile sul cinema d’animazione iniziò come rubrica del sito Komix.it nell’ormai lontano 2005, e nel 2007 decise di prendersi uno spazio tutto suo, in un blog che potesse dedicarsi interamente all’animazione nelle sue più svariate forme – cinematografiche, televisive, passando dai video musicali alle produzioni per Internet. Ideato da Gianluca Aicardi (riconosciuto esperto di fumetto, animazione e cinema), portato avanti da giovani laureati di diversi dipartimenti universitari (con un folto gruppo proveniente dal corso di Storia del Cinema d’Animazione del professor Giannalberto Bendazzi alla Statale di Milano), il progetto si è preso un forzato periodo di silenzio che crediamo sia ora di spezzare. Di recente l’animazione non ha purtroppo goduto di quell’attenzione che si auspicava solo pochi anni fa – quando la maggiore diffusione di studi, ricerche, interessi, tecnologie iniziava a rendere sempre più disponibile (oltre che visibile) questa forma artistica ad ampi gruppi di cultori.

Animascopio vuole essere una finestra su questo mondo, portando alla ribalta soprattutto quelle produzioni che meglio sanno esprimere la malleabilità della settima arte e mezzo nelle mani e nelle menti di tutti quegli animatori e registi che l’hanno scelta per esprimere le loro storie e le loro emozioni. Cercando di dare il più possibile voce a quegli stessi autori, ma anche ai fenomeni sociali e artistici che si muovono attorno a queste realtà; rilevando le relazioni sempre più forti tra l’animazione e le altre forme d’arte e ampliando il respiro alla critica e alla saggistica non solo italiana. Sperando così di poter contribuire al fermento culturale dell’animazione, che ormai sempre più vede scambiarsi stimoli e spunti creativi attraverso la Rete.

Nell’attesa di inaugurare un nuovo sito per Animascopio, i Sushiettibili offrono ospitalità al progetto. Una posizione transitoria che magari potrà avvicinare i discendenti di Reynaud ai pronipoti dei Lumière. Gli amanti del cinema parlato crudo incontrano la nouvelle cousine dell’animazione.

(maya)

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