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Sushi | Film

Attack the Block
(Joe Cornish, 2011)

Il nuovo film di Joe Cornish è un horror comedy divertente alla Notte dei morti dementi, con un’ottima base sci-fi, perché l’attacco al quartiere di South of London è portato da un manipolo alieno.
Sam (Jodie Whittaker) è un’infermiera tirocinante che nel suo ritorno a casa durante la Bonfire Night viene aggredita da una gang di giovani rapinatori capitanati da Moses (John Boyega), ma quando le cose si stanno mettendo a male dal cielo iniziano a piovere Gollum, alieni brutti come se «una scimmia si fosse fottuta un pesce» e flautolenti come se «una merda avesse cagato un’altra merda». In sala a qui è scattata l’ovazione. Joe Cornish autore televisivo sa il fatto suo. Ha militato a lungo nelle file della tv comedy e in passato si è anche fatto scippare in un rione malfamato da un gruppetto di ragazzi.

Tornato a casa si ritrova – per la serie al danno la beffa – un film con Mel Gibson in tv, ma trattandosi di Signs, il nostro inizia ad immaginare cosa avrebbe potuto verificarsi se a respingere l’invasione ci fosse stato il fiore all’occhiello della generazione delle banlieues londinesi.

Avuta l’intuizione, il Nostro ci dà dentro descrivendo una moderna banda di disneyani Goonies più avvezzi a droghe, scippi, musica hip hop: il tutto con un incredibile senso dell’ironia che ad esempio porta i nostri eroi a prepararsi allo scontro con un’epica da Guerrieri della Notte mescolata a famiglie e camerette sullo sfondo (il machete sotto al lavandino, i razzi in cameretta), oppure a fare assalti alla cavalleria interstellare con pizza scooter e biciclette. Moses (John Boyega), Pest (Alex Esmail), Dennis (Franz Drameh), Girolamo (un ottimo Leeon Jones) e Biggz (Simon Howard) sono gli antieroi per eccellenza, si finisce per fare il tifo per loro dimenticandosi che all’inizio del racconto altro non erano che dei rapinatori, dei bulletti. E non basta per assolverli completamente né il fatto che se avessero saputo che Sam era del loro stesso blocco non l’avrebbero rapinata, né la loro eroica difesa del moderno Fort Apache, né l’ovazione finale da stadio.

Dopo aver seccato il primo alieno in un pollaio per vendicarsi di uno sfregio, Moses e i suoi portano il trofeo nel blocco, a casa del locale barone della droga (interpretato da Nick Frost che già aveva recitato in Shaun of the Dead, film con molte analogie ad Attack the block) dove si radunano gangster rapperz come Hi-Hatz (Jumayn Hunter) e uno yuppie (Luke Traedaway)  finito lì solo per comprare della droga che si presta quasi per tutto il film ad essere uno sfigato. Ma la cupola non è né così lungimirante né così sobria.

La creatura uccisa infatti si scoprirà essere una femmina che ha riversato su tutti un ferormone che attrae l’orda di alieni incazzati e in calore, così che inizierà un massacro totale con parentesi splatter a ritmo della musica dei Basement Jaxx, in cui i ragazzi sfoggeranno alcune delle battute più belle per prendere a calci nel culo E.T.

I mostri – al di là delle scrupolose definizioni fornite dai protagonisti che abbiamo riportato in apertura – sono incredibili, a metà strada tra i Tremors e i Gremlins, con pelo nero, andatura a quattro zampe e denti fosforescenti, ma soprattutto sono definiti in maniera credibile e meticolosa. La produzione dei costumi e degli effetti speciali è stata affidata alla Spectral Motion che è stata fautrice dei costumi dei film di Guillermo del Toro, e alla Double Negative che ha confezionato Harry Potter, quindi la resa ben si intende essere altissima. Inoltre si respira forte l’impronta 80’s, con concessioni alla Scanner, teste che saltano, o parentesi splatter truculente (la scena dell’ascensore o l’attacco nel corridoio con i neon).

Potrebbe facilmente diventare un cult e uno dei miei geekfilm preferiti.

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(Joe Cornish, 2011)”

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