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Il Cattivo

Il Cattivo ha scritto 296 articoli per Sushiettibili

Un genio.

Il Commissario Torrente
(Torrente 4 – Lethal CrisisSantiago Segura, 2011)

Il commissario Torrente è diventato il caso cinematografico iberico, con il suo milione di spettatori in un solo fine settimana e ha fruttato otto milioni di euro al botteghino in quei tre giorni di file e scene comiche. Pare che l’82% del pubblico in giro per i cinema quel venerdì sia andato a vedere Torrente, a sentire le puzzette modalità Massimo Boldi e a ridere delle battute omofobe e razziste. La domanda è: perché?

Le due anime di Nietzsche.
Hunger Games tra reality e distopia.

Il Cattivo discute le matrici del primo atto cinematografico di Hunger Games, fortunata saga fantapolitica americana, muovendosi tra letteratura young adult, suggestioni orwelliane e persistenti fantasmi televisivi.

uno | Killer Joe
(William Friedkin, 2011)

Matthew McConaughey è il poliziotto-killer Joe di Friedkin. Un filmone, ve lo dico subito, un noir come il signore vostro comanda. Roba che d’ora in avanti vi verrà duro solo a passare davanti a KFC, oppure non è da escludere che non vogliate più mangiare coscette di pollo impanate.

Attack the Block
(Joe Cornish, 2011)

Potrebbe facilmente diventare un cult e uno dei miei geekfilm preferiti. Parola di Cattivo.

La sorgente dell’amore
(La source des femmes, Radu Mihaileanu, 2012)

Dopo Il Concerto, Radu Mihaileanu torna con una commedia molto a modo, così a modo che qualcosa non convince fino in fondo.

Una spia non basta
(This means war, McG, 2012)

Probabilmente anche Tom Hardy ha un mutuo.

Iron Sky
(Timo Vuorensola, 2012)

Lo si aspettava ed ha deluso, come del resto deludono tutte le cose su cui si ripongono troppe aspettative senza certezza alcuna.

Battleship
(Peter Berg, 2012)

Battleship è un film fantastico. E lo è per differenti ragioni. Per prima cosa perché prova a farci credere che Battaglia Navale sia una figata. Poi perché in realtà la scena in cui il gioco da tavolo viene davvero rievocato è quasi insignificante e sembra messa li per giustificare il fatto che tutto il film è in realtà un film di Michael Bay senza Michael Bay.

Pirati! Briganti da strapazzo
(Pirates! Band Of Misfits, Peter Lord, Jeff Newitt, 2011)

Tornano quelli della Aardman Animation con il loro carico di plastilina, reso celebre da Wallace & Gormit, che valse loro un Oscar all’animazione.

Un amore di gioventù
(Un amour de Jeunesse, Mia Hansen-Løve, 2012)

La Hansen-Løve cerca una semplicità minimalista che parla di formazione e di introspezione. Tutto il peso del film è sbilanciato sul sentire, che non è solo quello dell’attore, ma anche quello del pubblico: proprio grazie alla rarefazione dello stile quest’ultimo riesce a entrare nel riflesso dei personaggi.

I più grandi di tutti
(Carlo Virzì, 2012)

Carlo, che di professione poi fa il musicista e ha musicato gran parte del girato del fratello, qui guarda ad Almost Famous cercando di trarne ispirazione per raccontare la vera storia di una band immaginaria.

E’ nata una star
(Lucio Pellegrini, 2012)

La premessa narrativa del racconto di Hornby è fortissima, ma è una forza icastica, legata alla struttura breve della novella. Nell’adattamento cinematografico italiano, qualcosa si perde: incerti se ridere o piangere, non ci resta che battere le mani dinanzi all’ennesima commedia all’italiana.

Ghost Machine
(Chris Hartwill, 2010)

Il Cattivo prova a focalizzarsi sull’estetica utilizzata, ovvero sul modo con cui si cerca cinematograficamente di distinguere l’interfaccia video ludica dalla rappresentazione cinematica del gioco.

Bullhead
(Rundskop, Michaël R. Roskam , 2011)

Bullhead di Michaël R. Roskam è uno di quei film assoluti, uno di quelli che ti stordisce e difficilmente riesci a liberartene. Sound Effect sul pulsantone a pressione: SBAM.

Piccole bugie tra amici
(Les Petis Mouchoirs, Guillame Canet, 2010)

Difficilmente i più riconosceranno un Dujardin a colori che, tolti i baffi e la brillantina, si presenta per la maggior parte del film con addosso la stessa maschera umana indossata da Tom Cruise in Vanilla Sky. Certo, mi direte che c’è l’inizio, ma penso tutti si fosse troppo impegnati a immaginarsi come Canet, per questo suo terzo film che alla fin fine è un Grande Freddo un po’ più piccolo e un po’ più tiepido, volesse impiegare gli oltre 150’ di durata.

Altitude
(Karee Andrews, 2011)

Ora voi ditemi se per rendere sufficientemente drammatica la situazione di cinque idioti su un aereo pilotato da una neo brevettata occorrano: il fatto che il viaggio sia dovuto per andare a sentire una delle band più loffie del secolo, che il timone si blocchi, che finisca la benzina, che si sviti un bullone, che ci siano delle nuvole che davvero non si vede un cazzo, che uno abbia una crisi di nervi e voglia aprire tutti i portelloni, un altro faccia fuori un compagno e infine -  special guest – un ammasso di merda galattico.

Marigold Hotel
(The Best Exotic Marigold Hotel, John Madden, 2011)

Jaipur, la città rosa. È qui che John Madden decide di ambientare la sua commedia senile tratta da The Foolish Things, romanzo di Deborah Moggach tradotto in Italia con grande estro dei titolisti “Mio suocero, il gin e il succo di mango”.

A for Andromeda
(Andromeda Project, John Strickland, 2006)

La storia è quella di un gruppo di scienziati impegnato a intercettare segnali spaziali per scandagliare l’universo alla ricerca di forme di vita extraterrestri, che, un giorno, riceve dalla galassia di Andromeda le istruzioni per costruire un super computer con cui comunicare con gli alieni. Lingua franca il codice binario. Si, lo so, però capite anche che quando Fred Hoyle e John Elliot scrissero il plot originario, il codice binario e DOS erano la fottuta avanguardia.

Amreeka
(Cherien Debin, 2009)

Nel film di Cherien Debin una madre palestinese e suo figlio scappano da una vita di oppressione e si stabiliscono nell’Illinois. Perché se si è stranieri in Patria, tanto vale esserlo anche all’estero.

due | Duemiladodici: il punto della rotta.
Proposte di intervento

Seconda parte del nostro speciale sulla situazione del mercato cinematografico italiano: l’analisi dei dati e le proposte d’intervento per tutti i settori dell’industria.

due | 17 ragazze
(17 filles, Delphine e Muriel Coulin, 2011)

Intenzionate a fare a meno di chiunque, sia dell’altro sesso csia dei genitori, diciassette ragazze decidono di avere un figlio e di crescerlo aiutandosi fra loro, coltivando un’utopia femminile e femminista tanto eterna quanto, ahimè, ancora inattuale.

Tensión sexual no resuelta
(Miguel Angel Lamata, 2011)

Non sarà uno di quei film profondi che vi ruberà il sonno con congetture e riflessioni, ma riesce esattamente a essere quello che si era prefissato di essere. Probabilmente un filmaccio, ma lo è coscientemente e coerentemente. E non è cosa da poco.

Red Eagle
(Insee Dang e Wisit Sasanatieng, 2011)

La scena incriminata. Il tatuaggio passa in secondo piano e viene rimosso dopo la visione di un aquila più grande e tamarra su tutta la schiena. Altro che dragoni.

Figlio di un fumetto post-sessantottino, Red Eagle è un supereroe proletario, anticapitalista e soprattutto – benché indirettamente – è contro al nucleare e a suo modo contro la guerra.

entretien | Manetti Bros.
Riflettere, ridere e soprattutto intrattenere

In occasione dell’uscita in sala del loro ultimo film, L’arrivo di Wang, vi riproponiamo l’intervista esclusiva ai Manetti Bros., fatta loro in autunno e firmata dal Cattivo.

uno | Duemiladodici: il punto della rotta.
Prospettive sul mercato cinematografico italiano ed europeo

Uno speciale in due parti sulla situazione del mercato cinematografico italiano: l’aumento della quota nazionale, il calo degli spettatori, la crisi del prodotto americano.

Daydream Nation
(Michael Goldbach, 2010)

Hacksville è «un posto incredibilmente amichevole, pieno di persone timorate di Dio, ragazzi con la pistola e molti più incesti di un film di Atom Egoyan».

50 e 50
(50/50, Jonathan Levine, 2012)

Joseph Gordon Levitt in 50-50 si taglia la zazzera metallara dell’Hesher che lo ha visto recentemente al cinema e fa di necessità virtù, interpretando un giovane ragazzo a cui pur non bevendo, fumando e facendo la raccolta differenziata viene diagnosticata una grave forma di tumore spinale.

Les sept jours du talion
(Seven days, Daniel Grou, 2010)

Bruno è un medico a cui hanno rapito, violentato e ucciso la figlioletta. A differenza di Liam Neeson, lui non ha risposto al telefono al momento opportuno perché sua moglie aveva voglia di farlo: lui era stanco, ma lei ha risposto «non ti preoccupare caro faccio tutto io», e allora sai com’è.

Un ange à la mer
(Frederic Dumont, 2010)

Frederic Dumont scrive e dirige Un ange a la mer, film pretenzioso quanto disturbante che unisce il filone del family drama a un simbolismo poetico derivato da Baudelaire. Un iperbole sui concetti di male e perversione che finisce per condensarsi in un dramma sopra le righe, gratuito e insostenibile.

Viaggio nell’isola misteriosa
(Journey 2 – The Misterious Island, Brad Peyton, 2012)

Un’avventura planimetrica schiacciata dalla stessa legge di Lilliput di cui si fa promotrice: intrattenimento melassa, formato piccolo piccolo.