
Il cinema del veneto Andrea Segre mi piace molto. Un cinema “del reale”, impegnato e rigoroso. C’è però stavolta qualcosa che non mi torna del tutto.

Attore siciliano ventottenne omosessuale trova una casa a Roma, ma è infestata da fantasmi di gente morta settant’anni prima. A conti fatti non gli dispiace.

Camorra, africani, spacciatori, droga, umanità romana emarginata, un omicidio e un’indagine. Henry è davvero un bel film, con un equilibrio raro tra il cazzaro e il raffinato, tra lo stereotipo e l’eleganza narrativa.

Un film che avrebbe potuto essere un po’ di più che un modesto action movie, a conti fatti non si riduce a essere che quello. Un decente film di genere, abbastanza insipido per la verità, con personaggi tagliati (chi più chi meno) con l’accetta e un lieto fine piuttosto insulso.

Hugo è un bel film proprio a causa della sua grande ingenuità. Che poi è un’ingenuità che in un certo senso vuole imitare quella di un cinema primitivo, il cinema fantastico di Méliès, nello specifico.

La storia lascia il tempo che trova. Non si capisce bene dove vogliano andare i protagonisti sopravvissuti, e perché sperino che altrove la situazione sia meno grave. Io, personalmente, avrei organizzato la resistenza a Mosca. Vabbè, sarà la serialità. Perché L’ora nera minaccia un seguito.

Protocollo fantasma è una vera schifezza. All’altezza dei peggiori 007. Un vero e proprio potlatch cinematografico: 140 milioni di dollari dilapidati in modo demenziale.

Considerarlo soltanto come un film metacinematografico, iperrealista, cinefilo, un omaggio alla storia del cinema, sarebbe fargli un grande torto. The Artist è invece una lezione di stile nell’accezione migliore dell’espressione. Una lezione di economia narrativa, più che un omaggio al cinema degli anni Venti e Trenta.

This Must Be The Place è scritto da sceneggiatori che sanno scrivere, e molto bene (oltre a Sorrentino, Umberto Contarello), ed è stato diretto e fotografato (Luca Bigazzi, sempre lui) da ottimi professionisti. C’è però il sospetto che per mostrarsi all’altezza di un film “internazionale”, Sorrentino abbia esagerato – più ancora del solito – con la brillantezza e la sofisticatezza. E che ne sia uscito un film un po’ paraculo. Godibilissimo, comunque.

Un bell’esempio di cinema del reale con una fotografia strepitosa, rovinato da una sceneggiatura inadeguata, dialoghi mediocri, e attori meno che mediocri. Peccato

Van Sant torna nella sua Portland con L’amore che resta, piccolo grazioso film necrofilo.

Molto meglio, un film onestamente medio ma buono come questo, di un film pretenziosamente autoriale, “lirico” e pittoricista come Bright Star della Campion. Parola di ammiraglio Togo.

L’alba del pianeta delle scimmie ti chiede di sforzarti di immaginare Cesare come un vero e proprio membro della famiglia di James Franco. Uno sforzo che forse lo spettatore non ha intenzione di sostenere. Il nostro scimpanzé porta i pantaloni e una deliziosa magliettina amaranto.

Il debito è proprio un bel film, un bel film di genere. Sarebbe stato più bello ancora se non avesse avuto la pretesa di essere due o addirittura tre film contemporaneamente.

L’Ammiraglio Togo è stato richiamato all’armi. E’ lui l’uomo giusto per affrontare Contagion, il bio-thriller di Soderbergh presentato a Venezia.

Può ripetere all’infinito, Ozpetek, che questo non è un film che tratta dell’omosessualità, fatto sta che è la componente omosessuale quella che rende riconoscibili i suoi film – come “film di Ozpetek”. E questo, però, non basta.
«E’ un periodo molto interessante per l’Italia, il monopolio sull’informazione sta finendo, grazie proprio a internet e a You tube, che è il canale tv più grande del mondo. [gli scandali estivi di silviobì] hanno messo in rilievo come la sua tv e una cultura basata sulla malvagita’ del banale, il cinismo, l’amoralita’, l’egoismo, la [...]

1428 sta per le 14 e 28, l’ora in cui si è verificato il grande terremoto della regione del Sichuan, uno spazio perduto nell’immensità della Cina rurale, il 12 maggio del 2008. Più di 70.000 morti, che per la Cina sarà una cifra ridicola, ma che per noialtri equivale alla popolazione di una cittadina come, per sceglierne una a caso, L’Aquila.

Chevolution è un documentario di produzione messicana diretto da Luis Lopez e Trisha Ziff – degli esordienti. Intelligente e di ottima fattura, è un film godibilissimo. A Cuba, ai tempi di Batista, Alberto Korda faceva il fotografo di moda. Con la rivoluzione castrista si riciclò come fotografo ufficiale della rivoluzione – anzi come uno dei [...]

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