
Il mio arrivo a Reggio non era stato dei più incoraggianti, trovandomi in un bar a sorseggiare un macchiato freddo con la gente attorno a me che faceva aperitivo prima delle 11 del mattino, fortunatamente mi sono dileguata velocemente da quel luogo per andare a immergermi nelle varie locations che ospitano Fotografia Europea 2012.

Guardando questo film sembra che l’idea fosse quella di fare una sceneggiatura su un romanziere di libri gialli che un serial killer si mette a imitare (già visto miliardi di volte) e che a qualcuno sia venuto un lampo di “genio” e abbia detto: e se lo scrittore fosse Poe? Perché il livello di superficialità della trama, della messa in scena e delle interpretazioni non lasciano altra via di lettura. Poe non è stato stuprato, perché di Poe non c’è realmente traccia in questo The Raven.
A Novembre si terrà tra il modenese e il reggiano la ventesima edizione del Festival Internazionale del cortometraggio intitolato a Yasujiro Ozu, all’interno del quale si collocherà la seconda edizione del concorso di saggistica breve, Corti ma Saggi. Un premio che si propone di premiare saggi a tema cinematografico di lunghezza compresa tra le 8000 e [...]

A Simple Life oltre a essere il titolo del film e a rappresentare il modo in cui Tao ha sempre vissuto la sua vita, pare pure essere un invito a chi sta guardando: non necessariamente a vivere una vita al servizio degli altri ma a osservare il mondo in modo più chiaro e meno disincantato.

Più che a una rivendicazione femminile e femminista siamo di fronte a un film sull’inquietudine, l’irruenza e la voglia di sovversione tipica di ogni adolescente, maschio o femmina che sia.

Il lieto fine sarà pure passé, ma qualcuno al di là dell’oceano sembra crederci ancora. Marnie dice la sua su due nuove produzioni seriali statunitensi che prendono a prestito caratteri e situazioni dalla tradizione della fiaba europea.

La reine des pommes è infatti un film talmente tanto idiota da risultare non solo antipatico ma anche alquanto fastidioso.

C’era una volta un re diranno subito i miei piccoli lettori. E invece no: c’era una volta un pezzo di legno di nome Katie Holmes, e un decoro da interno, bello quanto inutile, che si chiamava Guy Pearce.

È oramai cosa risaputa che il grande cagatone seriale del 2011 appena passato è Terra Nova. Per quale motivo perciò, fatta esclusione per una sana dose di cattiveria/vendetta/sfogo, ne scrivo?

La storia è di una banalità sconcertante: una coppia con qualche dissapore viene scelta dal maniaco di turno e perseguitata, la donna scompare, la colpa viene data al marito, il gatto perde (letteralmente) la testa, alla fine tutti muoiono e il pazzo può scegliere un’altra famiglia/indirizzo da perseguitare.

C’è poco da fare Daniele Segre è uno che i documentari li sa girare. E ci mancherebbe altro, dato che fa quello nella vita.

Uscendo di sala assieme a Manute ci siamo guardati e abbiamo scosso la testa e sbadigliato in sincrono. Con quei gesti ci eravamo già capiti. A Le Vendeur i Sushiettibili dicono “no, la tua auto non la compriamo”.

Per una volta che mi metto il fegato in spalla e decido di vedere il film di Balagueró finisce che avrei fatto meglio a spararmi un paio di spriz mattutini. Almeno si svagava un po’, il fegato. Perché per il resto Mientras Duermes fa tutt’altro che paura.

Film TV | Visti i fatti di cronaca di un mesetto fa, mi sono vista il film TV su Amanda Konx uscito in America lo scorso Febbraio. E voi direte: perché? Ecco, ora ve lo spiego.

Scialla è una commedia, una pellicola giovanilistica, che vede per protagonisti un figlio quindicenne e un padre che scopre all’improvviso di esserlo. Un film dove gli adolescenti non sono dei drogati e malviventi irrecuperabili, ma nemmeno dei cretini in Moccia-style.

Le proiezioni stampa al mattino sono solitamente poco entusiasmanti. Non tanto per i film, quanto per l’orario e l’atmosfera scoglionata che vi si respira. Eppure, quando Folquet mi ha detto che avrebbero proiettato I soliti idioti, con tanto di conferenza stampa coi due attori/autori a seguire, non ho potuto fare a meno di andare.

Già solo a leggere il titolo di questo film si capiscono diverse cose: prima di tutto sappiamo già chiaramente che stiamo per vedere il primo capitolo di una serie di film. Inoltre, il titolo originale chiarisce subito che c’è una qualche guerra di mezzo che sta per scoppiare. E sento già puzza di cagata.

Ricordo distintamente la prima volta che ho visto il trailer di questo film. Era questa primavera, attorno al mese di giugno, e mi trovavo in sala. So di aver pensato: o mamma che schifezza.

Cioè se poteste avere una sorta di Beautiful, ambientato in un medioevo fantasy, pieno di guerre, sangue, sesso e parolacce non vi strappereste i capelli pur di poterlo guardare?

Il film dei Manetti ha la struttura tipica del film di genere fantascientifico: un unico lungo interrogatorio che vede coinvolta una traduttrice dall’italiano al cinese che deve mettere in comunicazione Ennio Fantastichini con il tentacolare Mr. Wang.

L’idea intendiamoci sarebbe pure molto carina, un po’ troppo qualunquista e da discorso da bar, ma comunque sarebbe un’idea simpatica. Il problema è che si limita ad essere tale e non viene sviluppata. Forse perché, come un po’ tutte le chiacchiere da bar, si limita ad essere detta e a non produrre alcun tipo di seguito.

Storie di famiglia, ambientate d’estate, bambini che giocano e crescono e crisi sentimentali. Niente di nuovo. Tutto noiosamente già visto.

Se fosse stato un film maggiormente incentrato sugli aspetti antropologici, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se fosse stato un film più corto, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se fosse stato un film meno pacchiano, forse, non sarebbe stato un brutto film. Se i personaggi non fossero stati delle macchiette fastidiose, forse, non sarebbe stato un brutto film. Purtroppo ci sono un po’ troppi se e ma in questa mia premessa.

Vi è mai capitato di chiedervi chissà cosa succede dall’altra parte del mondo? Questo film in un certo senso risponde a questa domanda mostrando quattro coppie di luoghi posizionati l’uno agli antipodi dell’altro

Quest’anno Venezia ha scelto come suo film di apertura la quarta pellicola dell’attore, regista, Martini passato a Nescafé man e gossip vivente, George Clooney. Un film commerciale, molto americano ma comunque di un certo spessore sia narrativo e tematico sia attoriale e registico.
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