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Zampa ha scritto 30 articoli per Sushiettibili

Mostrare i mostri.
Archetipi della narrazione e mutazione del genere ne Il racconto dei racconti

Il film fantastico, la fiaba cinematografica, di Matteo Garrone ribalta come un guanto tutto ciò cui lo spettatore attento si era abituato, mantenendo però la stessa stoffa.

Meraviglioso Boccaccio
(Fratelli Taviani, 2015)

Quando il titolo non mantiene le promesse: in Meraviglioso Boccaccio, scritto e diretto dai fratelli Taviani, Boccaccio è assente ingiustificato.

Molière in bicicletta
(Philippe le Guay, 2013)

Un regard à dernier #1 Ottime prove d’attore, cinema medio e Molière. I gourmet della celluloide non apprezzeranno ma sempre meglio di un mal di pancia.

C’era una volta a New York
(James Gray, 2013)

Ora respira, e calmati. La situazione è grave ma proprio per questo ti serve lucidità. Ti chiami Ewa Cibulsky e sei il personaggio piatto di un piatto film melodrammatico in costume. La tua nonnina polacca ai suoi tempi fu personaggio in vari film di Wajda, che fortuna nonna. Tu invece non sei così fortunata…

Lo Hobbit – La desolazione di Smaug
(Peter Jackson, 2013)

Il tono è volutamente generalista, l’appassionato quindi non si senta offeso. Nemmeno quello che ho incontrato in treno e che mi ha fatto sentire in colpa perché non conosco il linguaggio elfico e a carnevale non mi metto le orecchie a punta. Del resto io a carnevale vesto la maglietta di Zagor, ognuno ha le sue fissazioni.

Blancanieves
(Pablo Berger, 2012)

Un film ibrido, un film Frankenstein. Creatura affascinante, figlia di una bella operazione, in cui il piacere della visione si traduce nel gusto dell’analisi delle varie parti (suggestioni) che compongono il tutto.

La mafia uccide solo d’estate
(Pif, 2013)

Un piccolo film importante. Amori, ricordi, Andreotti e macchine che esplodono. Pif gioca in casa (Palermo) mettendo se stesso e il suo linguaggio al centro di un racconto di impegno civile.

Venere in pelliccia
(Venus in Fur, Roman Polanski, 2013)

Un teatro off, un regista intellettuale e un’attrice con non la racconta giusta. Polanski al suo meglio in un film sul rapporto (sadomasochistico) tra regista e attore, uomo e donna, personaggio e autore, ma anche tra scrittura e messa in scena.

postcard from MONGO |
Il boia di Parigi e (le) altre Storie

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Alcune riflessioni sulla nuova collana della Sergio Bonelli: Le Storie. Colpevolmente ve lo proponiamo solo ora, a ridosso dell’uscita del terzo albo, in attesa di redarre un primo bilancio e verificare quanto le nostre intenzioni fossero fondate.

L’ultimo terrestre
(Gian Alfonso Pacinotti, 2011)

Uno sconfinato hinterland post-berlusconiano che sfuma senza soluzione di continuità nella campagna, scenario di uno sbarco alieno in un tristemente probabile futuro nostrano. Opera prima cinematografica di uno dei più interessanti fumettisti italiani contemporanei.

Super 8
(J.J. Abrams, 2011)

J.J. Abrams si confronta con il proprio passato di giovane cineamatore e con un immaginario, narrativo e tecnologico legato all’idea ludica, giocosa ed arrembante del cinema come arte di raccontare storie.

Ruggine
(Daniele Gaglianone, 2011)

In una provincia del nord Italia della fine degli anni settanta le case popolari sono dei palazzoni che spuntano in mezzo ad una campagna post industriale, sterile e costellata di detriti e spazzatura. I ragazzini fanno gruppo mentre un’inquietante minaccia si aggira in questo scenario desolato e desolante.

Le donne del sesto piano
(Les femmes du 6ème étage, Philippe Le Guay, 2010)

Un marxista, un cinefilo intellettuale e un uomo della strada. L’ultima barzelletta del premier? No, riflessioni in libertà fuori da un cinema di provincia.

Il drago danzava a mezzanotte: Malick come Ciapaiev

Bologna, 10 giugno | Mereghetti ha raccontato sulle pagine del Corriere della Sera i divertenti risvolti di un increscioso incidente filologico al cinema Lumière di Bologna. Alcune bobine del film sono state prima spedite e poi proiettate nell’ordine sbagliato. Il nuovo montaggio inconsapevole si sarebbe protratto per più giorni prima di essere rettificato. Nessuno si [...]

Il rito
(The rite, Mikael Håfström, 2011)

Il diavolo esiste come il male che alberga e si insinua nelle maglie del reale. Attenzione, non si tratta di un male metafisico, l’oscurità della lontananza dalla luce del bene. Belzebù, con lo zolfo, gli zoccoletti e le corna, pare dannatamente concreto.

Ladri di Cadaveri
(Burke and Hare, John Landis, 2010)

Un diciannovesimo secolo brutto sporco, cattivo e divertentissimo. Si ha la netta impressione che Landis imbastisca un racconto per divertirci e divertirsi con noi: ci invita a casa sua, ci fa ammirare il suo nuovo giocattolo e alla fine ci offre pure la merenda, scusate se è poco.

Il discorso del Re
(The King’s Speech, Tom Hooper, 2010)

Colin Firth e Geoffrey Rush si esaltano grazie ad un ottimo film che, senza scadere nel decoro illustrativo, ha il merito di trasformare in Cinema un’efficace sceneggiatura-pièce.

La bellezza del somaro
(Sergio Castellitto, 2010)

Conflitto generazionale finto progressista. Libri dell’Adelphi come complementi d’arredo, borghesi ricchi e puzzoni e tanta spocchia intellettualoide mal camuffata.

Mammuth
(Benoît Delépine e Gustave de Kervern, 2010)

Delepine e de Kervern si affidano alla pancia di Depardieu per confezionare un road movie che scorre leggero sulla scia dello stesso provocatorio e anarchico surrealismo del precedente Louise-Michel.

London River
(Rachid Bouchareb, 2010)

Siamo dinanzi ad un film che eccelle solo in potenza e che, partendo da un soggetto molto efficace, si perde in una messa in scena piatta e noiosa. Non si tratta di stile, di scelta, ma di incapacità di tradurre cinematograficamente un’idea felice e una visione metaforica sentita, e forse un po’ utopistica, del presente.

67° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
the Sushi Road to Venice | italiani al Lido

La fabbrica del sushi sta per scendere in laguna. Terribili creature il forno sfornerà: primo insight firmato Zampa con idee, anticipazioni e (pre)giudizi sul cinema italiano a Venezia.

Brotherhood
(Nicolo Donato, 2010)

Donato | Brotherhood

Prendere atto del rischio di essere considerati anormali dal resto del mondo rappresenta un passo difficile e decisivo: una scelta di vita e una coraggiosa presa di coscienza.

La nostra vita
(Daniele Luchetti, 2010)

Luchetti | La nostra vita

La nostra vita è un virtuoso gioco da equilibrista in cui il tema sociale appare come un pretesto (comunque supportato da ottime intenzioni) per concentrarsi sulla storia privata e sul percorso di vita del personaggio principale.

Area Metropolis 2.0 | Silvio Soldini Paderno Dugnano, 6 maggio 2010

Silvio Soldini | ©Michelangelo Salvioni per Sushiettibili

Tra pedinamenti zavattiniani e sesso troppo poco sudaticcio: il report di Zampa sull’incontro tra Silvio Soldini e il pubblico brianzolo dei non addetti ai lavori.

Riscoprire il sapore dell’aria
Alterità e ritrosia della memoria nel cinema di Giorgio Diritti

© Michelangelo Salvioni per Sushiettibili | Spazio Anteo, Milano, 21 gennaio 2010.

“L’uomo è una bestia” si sente dire da qualcuno nel cortometraggio backstage del film. “Ma è un film tutto in dialetto?!” diceva qualcun altro de Il vento. Diritti riesce ad essere entrambe le cose: dialetto e storia, memoria (per non dimenticare) e astrazione, parlare di pochi per parlare a molti.

La prima cosa bella
(Paolo Virzì, 2010)

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La domanda che tutti si pongono pare essere questa: dato per scontato che i vecchi modelli non sono più validi, come si può ridisegnare la mappa degli affetti nel disordinato tempo presente?

Lebanon
(Samuel Maoz, 2009)

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Non c’è nulla di originale in Lebanon, non c’è nemmeno pathos. Un compito ben svolto: tutte le premesse (drammatiche e linguistiche) che la particolare messa in scena mette in campo cadono nel nulla.

Cosmonauta
(Susanna Nicchiarelli, 2009)

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Altro che Unione Sovietica e Occidente. Qui si parla molto più semplicemente di maschi e femmine, di quanto può essere difficile sentirsi finalmente adulti.

uno| Vincere
(Marco Bellocchio, 2009)

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Ida Dalser offre anima, corpo e denaro ad un militante socialista vedendo in lui il germe di una potenziale grandezza. Ida sacrificherà se stessa nella folle rincorsa dell’amore dell’uomo da cui aspetta un figlio maschio. Lui è Benito Mussolini, giovane giornalista sostenuto da un’arroganza smisurata ed accecante. Lei è colpevole di essersi proposta con prepotenza ad un uomo monocorde ed indifferente. C’è già la moglie ufficiale, donna Rachele, e la storia incombe insieme al destino di ognuno. La parabola di un amore univoco ed irrazionale sulla scena di un’Italia alle soglie di una grande svolta storica.

Il canto di Paloma
(La teta asustada, Claudia Llosa, 2008)

Nel Perù contemporaneo una ragazza porta dentro sé i segni delle violenze subite dalla madre negli anni Ottanta, ad opera dei guerriglieri del Sendero Luminoso. L’ereditarietà di memoria e dolore è trasmessa attraverso il canto. Il trauma fisico e morale di un popolo è espiato con la mortificazione del corpo della giovane: implicita rinuncia alla sessualità un tempo forzatamente violata.