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Sushi | Film

Avatar
(James Cameron, 2009)

Sarà che anche gli analcolici non sono più rossi come un tempo, ma vi confesso che è con un certo gusto che mi ritrovo, buon ultimo, a parlare pur io di Avatar. Faccio seguito – chevvelodicoaffà – al magistrale insight di Manute, che ho devotamente trascritto e appeso a una parete della mia cameretta mentale. Esatto, proprio accanto al poster di Kat Dennings. So che il ragazzo apprezzerà.

Epperò. A dirla proprio tutta, ci sono un paio di cose su cui questa volta non sono d’accordo. Vado con ordine. L’effettistica tridimensionale. Premetto che mi è toccato vedere il film in una saletta lillipuziana del cinema Odeon (con tutto quello che ne consegue in termini di spettacolarità), ma posso dire che non sono rimasto così colpito? Anzi, vi dirò: dopo un po’, alle meraviglie del nuovo mondo non ci ho più fatto caso. Ma questi – dopotutto – sono anche problemi miei. Avete ragione.

Parliamo allora dello spazio. Del saggino di Manute mi aveva colpito l’osservazione sull’esplorazione spaziale ricalcata sul travelling videoludico: un’idea già manovicciana, e sicuramente un punto importante nel tipo di discorso estetico/mediale che questo film chiama in causa. Senonché. Dov’era quest’esplorazione? La prima sequenza di transfert (quando il protagonista – evaso dall’infermeria – si abbandona al sollazzo cinestetico della corsa) ha in effetti qualcosa di notevole, ma più nel modo in cui il corpo viene espropriato della sua relazionalità e ridotto a pupazzo motorio. Anzi, il Cattivo direbbe che tutto lo sviluppo di quel personaggio si potrebbe riassumere nel tragitto dall’alienazione iniziale alla riscoperta di una specie di Dasein heideggeriano, dove l’essere-nel-mondo del corpo e della coscienza si aprono all’intenzionalità proattiva, fino – occhei, sparatemi – a un abbozzo di coscienza di classe. Sì. Però. Lo spazio dov’è?

Avatar | Cameron 2009Voglio dire: sia lo spettatore sia i personaggi (mi sembra) finiscono dopotutto con rapportarsi allo spazio filmico in modo abbastanza canonico. Quello che c’è – piuttosto – è una buona quantità di virtuosismi visuali. Arditezze della macchina da presa: ma basta un Immelmann dell’operatore digitale a far gridare al miracolo? No, perché a questo punto mi verrebbe anche da dire che, dopo tutto, questo è pur sempre un film d’animazione. E allora andrebbe paragonato ai suoi pari, o mi sbaglio? E dato che a quanto pare abbiamo a che fare con un wannabe primo della classe, non ci faremmo troppi problemi a scomodare i calibri da novanta. Come Kurenai no Buta (1992) o Kaze no Tani no Naushika (1984).

(pausa ad effetto).

Ora, non so cosa ne pensiate voi, ma per me è piuttosto lampante che Cameron non regge il confronto sotto quasi nessun punto di vista. A partire dello spazio cinematico, che riesce a essere molto più spesso (passatemelo), concreto e avvolgente nelle sequenze aeree di Porco Rosso di quanto non sia mai nei cieli di Pandora. Ma è soprattutto l’approccio tematico a uscirne impietosamente sbertucciato. Guardiamolo in faccia, questo ecologismo da giovani marmotte, etnografico e colonialista: ma è possibile che qui l’alternativa si dia solo tra cazzutissimi marìns che paiono usciti da Oz e pelleblù scimmieschi pronti a farsi guidare in guerra dal bravo ragazzo del Tennessee? Per non dire dell’armonia uomo-animali, anzi, Na’vi-animali: altro che rispetto reciproco, qui siamo al più bieco power-up videoludico, tant’è che le povere bestie, una volta ‘implementate’, perdono addirittura la propria autonomia motoria! Maddai.

Vabé. Ho sforato. Vi risparmio l’analisi comparata con Nausicaa, tanto avete afferrato il punto. Solo un’ultima nota: la connessione biochimica tra Na’vi che Manute ci ha fatto notare meriterebbe un discorso apparte, ma una cosa voglio dirla: questa specie di riedizione della Forza lucasiana si differenzia sostanzialmente dalla Rete. E non perché sia di natura organica (idea già presente in Star Trek Voyager, peraltro), ma perché manca il concetto essenziale di parità. Questi si connettono a una sorta di onnipresente natura teista (più o meno come lui, che del resto era anche blu), e non tra loro. O mi sbaglio?

Discussion

6 comments for “Avatar
(James Cameron, 2009)”

  1. Ammetto che il pezzo per strane illusioni possa essere effettivamente un po’ altisonante, ma è frutto di un’eccitazione visiva che avevo addosso durante la proiezione e subito dopo il film. Non sono l’unica persona che conosco che uscito dalla sala ne voleva ancora, di bestie fluorescenti, peduncoli volanti, felci lussureggianti.
    Questo fermo restando che dell’intreccio del film non me n’è fottuto una cippa. Esperienza visiva e sottotesti non banali (o perlomeno numerosi) su di essa. Dovrò vergongarmene forse, ma a me è bastato. E ribadisco che il film l’ho visto vergine di giudizi entusiasti (erano giusto trapelati dei gran mugugni in inglese).Paratomi il culo, vediamo di controbattere alla tua analisi spietata e ficcante:

    - Oltre alla sequenza della prima galoppata pandoriana di Sully, aggiungerei le 2 o 3 volte minimo in cui il suddetto, a spasso con la sua puffa preferita per la giungla, si ferma a smanacciare fiori, piante, giusto per il gusto di tocchicciare, guardare le reazioni della pianta, cazzeggiare con curiosità bimbesca, nonostante i “no toccare” della puffa. Non so voi, ma io con Lara Croft, a parte provare i cheat per spogliarla, mi infilavo in ogni angolo dello schema a vedere se l’arredo tecnologico reagiva (c’è anche un tuo coinquilino che piuttosto che sparare ai nemici, nei videogiochi si prende bene a sparare alle finestre e alle ventole, giusto per vedere l’effetto).

    - Qualcuno in internet faceva notare che in realtà il salto tecnologico cinema-videogame era già stato compiuto dalla trilogia del Signore degli Anelli (e questo avallerebbe la condivisibile teoria di Zampa che dice: “se usciva nel 2004 era una bomba, ora meh”. Peccato per il 3D però.)In buona parte è vero, ed in effetti anche il riferirsi ai luoghi come a dei livelli di videogioco a cui tornare ciclicamente (secondo me la cosa regge) riprende la precessione della mappa che caratterizza anche Tolkien e il fantasy da lì in avanti. E Star Wars, pure. E a quelli si è in effetti ispirato CAmeron, è scritto dappertutto. Certo, Han solo che si ferma nella giungla a strapazzare un Ewok per vedere che effetto faceva non l’avevo visto ancora. Comunque, ripeto, l’innovazione principale che ha portato Cameron e che a mio avviso espande esponenzialmente l’effetto di tutti gli accenni alle protesi, alla realtà virtuali, ai mondi digitali è proprio la nuova tecnologia 3D. L’ha introdotta nel modo adatto, argomentandola, con argomenti già usati per altre cose, ma perfettamente pertinenti a questa situazione. Ammè mi piace.

    - Miyazaki è un fico. Siamo d’accordo. Nausicaa non l’ho visto, ma posso anche ammettere che l’accoppiata visivo+racconto in qualunque film di Miyazaki sia superiore al risultato di Avatar, dove il primo addendo è molto vicino alla somma totale.Ci manca giusto quel 3D a Miyazaki. Ed è evidente che, alla terza ripetizione, a me sto 3D fa tutto un altro effetto rispetto a voi.

    - Che lo spirito di Pandora si la rete, mi pare evidente. Si connettono con il grande spirito, si connettono con tutte le bestie e esseri viventi, e sì, si connettono pure fra loro per fare le cosacce. Non so se usano TCP/IP e HTML eh, non te lo posso garantire, però dato che siamo sul piano allegorico mi pare superfluo sottilizzare. Poi vabbè, anche Goku si collegava con gli esseri viventi per fare una Kame-kame-ha universale, ma non aveva la fibra ottica nella coda, ne qualcuno si è mai sognato di dire che “uploadava e downloadava informazioni”. A me la fusione tra la spiritualità dei Nativi Americani e le tecnologie attuali continua a sembrare evidente, ben sviluppata e coscientemente costruita, ma vabbè, se a voi non pare non pare.

    torniamo a pararci il culo con altro link a qualcuno che tutto sommato l’ha pensata come me, e che di solito le cose non le dice a caso (anche se non è certo un critico cinematografico):
    http://www.unita.it/rubriche/hounateoria/94748#commenta

    Posted by Manute | February 11, 2010, 1:21 pm
  2. Ehm, lunghetto il commento eh? Io quando si tratta di controbattere sono un fiume in piena, quando devo produrre cose mie mi spengo…evvabbè…

    Posted by Manute | February 11, 2010, 1:23 pm
  3. Credo che, come dice Manute, tutto stia nel 3d. Lo stesso 3d che non riesce a coinvolgere Folquet e me (per la solita e ritrita teoria dei romantici rottami, ormai abusata, io sono un passatista, si sa).

    Il bello del cinema, della fotografia, del fumetto e di tutte quelle amene cosette bidimensionali con cui noi sovente ci trastulliamo è che il referente aderisce.
    Il 3d mimetico volutamente non spettacolare di Cameron scolla letteralmente l’immagine cinematografica dalla sua bidimensionalità, aumenta l’illusione che sembri vera. Va un passo avanti rispetto alle regole della prospettiva nella riproduzione del reale. Giotto sarebbe andato in fissa per Avatar. Il fatto che tutto sia calato in un film di fantascienza (l’irrealtà per eccellenza, interessanti gli esempi di Manute sul videogioco) rende il tutto, per lo meno, sensato. Ken Loach in 3d sarebbe uno spreco di soldi, grazie a dio. La portata di avatar sta tutta qui, bisogna vedere se questo nuovo modo di mostrare sarà metabolizzato dal nostro modo di vedere….

    Sulla mappa non mi esprimo, aspetto sviluppi della tenzone…

    Qualcuno diceva profondità di campo, Orson Welles… non c’entra proprio…

    Posted by zampa | February 13, 2010, 1:14 pm
  4. Nota di colore: dopo un’ora e mezza di eco stronzate arriva il momento dell’eco scopata.
    Io sono curioso perchè insomma vorrei capire se i due si riproducono per gemmazione come le angiosperme o con sinapsi sui palmi o che ne so filocollegandosi…insomma quella stronzate alla Stange Days o alla Demolition Man.
    Insomma i due iniziano ad eco copulare, quando insindacabilmente parte l’intervallo.

    Posted by Il Cattivo | February 15, 2010, 10:13 am
  5. A quanto pare nel DVD avrai risposta ai tuoi interrogativi:

    http://www.huffingtonpost.com/2010/01/05/avatar-sex-scene-deleted_n_411642.html

    Comunque, prevedibilmente, come dicevo a Folquet, ci danno dentro attraverso la simil-fibra ottica delle treccine.

    Vogliamo dare un altro merito a Cameron? Ha regalato tutta una nuova serie di perversioni alla comunità mondiale dei Furries.

    Posted by Manute | February 15, 2010, 12:44 pm
  6. sisi lo so….ma si riproducono sessualmente…nulla di avanzato…speravo almeno tipo i pesci rossi…sapete sono i retaggi della tesi

    Posted by Il Cattivo | February 15, 2010, 10:40 pm

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