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67° Internationale Filmfestspiele Berlin
Berlino, 09 – 19 febbraio 2017

Nonostante sulla stampa cartacea italiana passi quasi del tutto inosservato per la concomitanza infausta del Festival della Canzone Italiana di San Remo, Febbraio nel mondo dei festival cinematografici significa principalmete un’unica cosa: Berlinale Filmfestspiele Berlin che nel 2016 ha festeggiato la sua sessantasettesima edizione sempre saldamente capeggiata da Dieter Kosslick. Dopo la vittoria nel 2016 di Fuocoammare di Gianfranco Rosi, quest’anno il Concorso principale ha riservato ben poche soddisfazioni per il nostro paese non avendo ospitato nemmeno un film che battesse bandiera italiana, nemmeno come coproduzione.

La giuria capitanata dal regista olandese Paul Verhoeven ha deciso di assegnare l’Orso d’Oro al film ungherese Testről és lélekről – On body and soul di Ildikó Enyedi. Sicuramente un film interessante che narra una storia d’amore alquanto tenera e a tratti anche divertente tra un donna impiegata nel controllo qualità di un macello e il suo capo di qualche anno più anziano di lei. Una storia che nasce quando i due scoprono di fare il medesimo sogno che li vede entrambi protagonisti nei panni di cervi. Questa è la seconda vittoria per l’Ungheria a Berlino e un altro grandissimo risultato dopo il Gran Prix della Giuria a Cannes e il Premio Oscar come Miglior Film straniero vinti da Son of Saul di László Nemes.

Continuando con i premi, l’Orso d’Argento Gran Premio della Giuria è stato assegnato al film senegalese Félicité di Alain Gomis mentre Agnieszka Holland si è portata a casa il premio Alfred Bauer con la sua ultima pellicola dal titolo Pokot – Spoor (Polonia). La miglior regia è stata vinta dal veteranissimo Aki Kaurismaki con Toivon tuolla puolen – The Other Side of Hope (Finalndia), l’ennesima pellicola di rilievo del regista finlandese. Migliori attori sono stati riconosciuti Kim Min-hee per la sua interpreatazione in Bamui Haebyeoneseo Honja – On the Beach at Night Alone di Hong Sang-soo, qui di nuovo in concorso dopo il Pardo d’oro a Locarno nel 2016, e il tedesco Georg Friedrich per il film drammatico Helle nächte di Thomas Arslan. Al film cileno Una Mujer Fantástica di Sebastián Lelio, scritto con Gonzalo Maza, ha vinto il premio come miglior sceneggiatura, nonostante sia stato uno dei migliori del lotto del Concorso Internazionale e probabilmente avrebbe meritato un premio più importante. Infine è stato assegnato un contributo al migliore montaggio Dana Bunescu per Ana, mon amour del regista rumeno Călin Peter Netzer.

Tutti gli anni una sezione da non perdere assolutamente durante i dodici giorni di Festival è senza dubbio alcuno quella di Berlinale Shorts, dedicata ai cortometraggi fino ai 40 minuti di durata. Per il secondo anno consecutivo è il Portogallo a fare la voce grossa e a portarsi a casa oltre all’Orso d’Oro – bissando il successo dell’anno passato – anche la nomination agli European Film Awards, rispettivamente con Cidade Pequena di Diogo Costa Amarante e Os Humores Artificiais di Gabriel Abrantes, due dei maggiori registi lusitani contemporanei sebbene più noti tra il pubblico di nicchia dei cortometraggi. A due corti Latinamericani sono stati assegnati il secondo premio e una menzione speciale. Ensueño en la Pradera di Esteban Arrangoiz Julien (Messico) ha vinto l’Orso d’Argento e Centauro di Nicolás Suárez (Argentina) la Menzione d’Onore. Infine nell’overdose di premi e corti che contraddistingue con merito la sezione, l’Audi Short Film Award è stato assegnato alla coproduzione libanese-tedesca Street of Death di Karam Ghossein. Dalla pangruelica selezione ad opera di Maike Mia Hõne e del suo team, meritano una menzione in questo articolo i belli: Call of Cuteness di Brenda Lien (Germania), Hiwa di Jacqueline Lentzou (Grecia), Komete di Victor Lindgren (Svezia) e The Rabbit Hunt di Patrick Bresnan (USA).

La sezione Panorama, sebbene non assegni premi ufficiali mancando di una giuria, ha assegnato tre riconoscimenti ai film di finzione e tre ai documentari che sono stati votati dal numeroso pubblico che affolla la seconda sezione del Festival di Berlino. Medaglie di bronzo per 1945 di Ferenc Török (Fiction, Ungheria) e Ghost Hunting by Raed Andoni (Dokumente). Medaglie d’argento per Close-Knit by Naoko Ogigami (Fiction, Giappone) e Chavela by Catherine Gund and Daresha Kyi (Doc). Medaglie d’oro infine per Insyriated by Philippe Van Leeuw (Fiction, Belgio) e I Am Not Your Negro by Raoul Peck (Doc, USA).

Una delle più belle sezioni di tutta la Berlinale è da sempre quella dedicata ai bambini e agli adolescenti, divisa nelle sezioni Kplus e 14plus. Entrambe le sezioni sono giudicate da due giurie, una internazionale, composta da esperti dell’audiovisivo, e una formata da kids o da teenagers, in base al target della sottosezione di Generation. Le giurie internazionali hanno assegnato il Grand Prix per 14plus a Shkola nomer 3 di Yelizaveta Smith, Georg Genoux (Ucraina, Germania) mentre un ex-aequo a Estiu 1993 di Carla Simón(Spagna)e Becoming Who I Was di Chang-Yong Moon, Jin Jeon (Corea del Sud). Tra i cortometraggi in concorso si sono laureati campioni l’indiano Aaba di Amar Kaushik per KPlus e The Jungle Knows You Better Than You Do di Juanita Onzaga (Colombia/Belgio). Menzioni speciali invece per il cortometraggio Sabaku di Marlies van der Wel (Paesi Bassi) in Kplus e per Ben Niao di Huang Ji, Ryuji Otsuka (Cina, Lungometraggio) e U Plavetnilo di Antoneta Alamat Kusijanović (Croazia/Slovenia, Cortometraggio).
Le giurie giovani hanno premiato con gli Orsi di Cristallo Piata loď di Iveta Grófová (Slovacchia/Repubblica Ceca, Kplus Lungometraggi), Butterfly Kisses di Rafael Kapelinski (Regno Unito, 14Plus Lungometraggi), Promise di Xie Tian (USA, KPlus Cortometraggi), Wolfe di Claire Randall (Australia, 14Plus Cortometraggi). Menzioni per Amelie rennt di Tobias Wiemann (Germania, KPlus Lungometraggi), Hedgehog’s Home di Eva Cvijanovic (Canada/Croazia, KPlus Cortometraggi), Ceux qui font les révolutions à moitié n’ont fait que se creuser un tombeau di Mathieu Denis, Simon Lavoie (Canada, 14Plus Lungometraggi) e SNIP di Terril Calder (Canada, 14Plus Cortometraggi)

Anche questa edizione si è rivelata di grande interesse, anche visto l’altissimo numero di film che possono essere ammirati solo a Berlino, in un festival di questa portata. D’altronde dare la possibilità allo spettatore di spaziare in così tante sezioni che promuovono un numero davvero notevole di lungometraggi e cortometraggi di finzione, documentari, animazione e art house è un’esperienza che solo la Berlinale riesce a regalare. All’anno prossimo.

 

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