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Fest-o-rama

Biografilm Festival | tra autori e cialtroni
Bologna 10-20 Giugno 2011

Ormai è passata la settima edizione del Biografilm, tra celebrazioni e pranzi, senza che si siano fatte quelle dovute e consuete critiche che -  come ognun sa – aiutano un festival a migliorarsi. Appunto. Partiamo dalla ricetta di Andrea Romeo, direttore artistico di numerosi festival bolognesi di successo, e definiamola concettuale: prendi un parco senza luoghi di sosta (la gente aggrappata alle ringhiere, al posto a tavola, alle sedie, ai bei cartelloni pubblicitari), ne fai un’area di passaggio verso un fiume, ci metti un po’ di musica e dai un nome sempre diverso alla stessa serata. Funziona e glielo riconosciamo. Complice, forse, l’assenza di un’alternativa culturale a Bologna che fa degli annoiati cittadini un pubblico senza pretese. Sì va bene, ma i film come sono? Dovevano essere gli anni Ottanta, ma l’aria soffiava più indietro verso gli anni Sessanta e Settanta.  I racconti dei protagonisti trasudavano amarcord e comprensibile nostalgia per una giovinezza passata, e il rimpianto – meno accettabile – per un’epoca in cui il dilettantismo era l’unico valore per artisti senza arte né parte. Nei sotterranei della città si scimmiottava quel mondo scintillante odiato e invidiato proposto dalle riviste di moda, mimandone l’edonismo al contrario, sulla falsa riga di Godard e dello stile europeo. L’irritazione verso quest’atteggiamento falso-artigianale e wannabe subversive, che intende la trasgressione solo come pratica sessuale esplicita mista a noia mortale, fa di me un detrattore della nowave. La storia dopotutto mi dà ragione: chi aveva talento ce lo ricordiamo ancora, gli altri sono finiti nei palinsesti dei festival. Fine della faccenda.

Passando ai premi: In The Hunting Party Richard Gere dice: «I premi sono come le emorroidi, prima o poi se ne prende uno».  Tant’è che noi Sushiettibili ci sentiamo in dovere e in diritto di fregarcene di come la pensa la giuria. Giusto per non smentirci, tra i film vincitori il Best Life Award è andato a Marwencol di Jeff Malmberg, storia di un uomo che sopravvive al trauma di un feroce pestaggio costruendo un villaggio in miniatura.  Gli altri due premi sono stati assegnati a American: The Bill Hicks Story di Paul Thomas e Matt Harlock e The Parking Lot Movie di Meghan Eckmank.
Anche il pubblico ha espresso il proprio gusto confluito in altri quattro premi, due dei quali sono andati a film qui recensiti per differenti motivi: si tratta del  ben riuscito documentario sulla battaglia pro-life vs abortisti nell’angolo americano che dà il titolo al film 12th & Delaware di Heidi Ewing e Rachel Grady, e del controverso Sono stato Dio in Bosnia di Erion Kadilli. Uscendo dalle transenne dei film in concorso, tra quelli in visione al festival Il Cattivo ha difeso il cinema di N. W. Rerfn e il suo Bronson (2009)Kaboom di Greg Araki (2010) risfoderando un concetto che è tornato di moda nel dibattito critico, o forse non è mai scomparso realmente: l’autorialità del cinema. Un autore meno famoso e per nulla – per ora -  di culto, Giancarlo Scarchilli, non ha certo convinto Marnie che ha visto per noi il nostalgico Vittorio racconta Gassman - una vita da mattatore la cui sostanza, simile alle meduse spiaggiate sotto il sole, non è all’altezza della vita del protagonista. Sempre Marnie ci invita a riflettere  sull’assenza di legittimazione della comunicazione online, la cui voce ancora non autorevole ha bisogno della più consolidata azione dei vecchi media. Ovviamente siete tutti invitati a partecipare inviando tanti commenti con le vostre opinioni, in nome della filosofia duepuntozero. Chissà mai che finalmente riusciamo a lasciarceli alle spalle, gli anni Ottanta.

Discussion

One comment for “Biografilm Festival | tra autori e cialtroni
Bologna 10-20 Giugno 2011”

  1. «I premi sono come le emorroidi, prima o poi se ne prende uno».

    Possiamo cambiare il nome al gatto nel ramen? Emorroidi a sorpresa?

    Posted by Il cattivo | July 8, 2011, 9:59 am

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