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Sushi | Insight

Brindare ai cocci.
La crisi e la dolcezza degli amori di seconda mano

Io mi sono innamorato di questo film fin dal trailer. Di base non è una cosa buona, andando al cinema con delle aspettative piuttosto alte spesso si rischia di rimanere delusi, magari nel trailer c’è già tutto il film oppure quello che un tempo era chiamato il “prossimamente” racchiude le uniche scene buone. Grazie a David O. Russel non è successo nulla di tutto questo, Silver Linings Playbook è proprio il film che mi aspettavo. E io mi aspettavo un film bello assai.

I motivi di preoccupazione c’erano. Il regista infatti, nonostante avesse già una certa confidenza con le commedie sentimentali, ha girato le sue cose migliori proprio allontanandosi da questo territorio. Fino a The Fighter (2010) O. Russell aveva girato solo un film degno di menzione: Three Kings (1999), ma con quello che probabilmente è uno degli ultimi grandi film sul pugilato abbiamo scoperto un eccezionale direttore d’attori, dotato peraltro di una capacità di scrittura felicissima.

In Silver Linings Playbook Russell va a guardare dentro le case della middle class americana che è stata morsa dalla crisi: pochissimi in questo film hanno un lavoro, quasi invece tutti lo hanno perso e gli stessi protagonisti sono stati costretti a tornare alle case natie. Villette indipendenti, ma piccole, arredate in maniera dignitosa ma mai elegante, con alle pareti le foto di famiglia e poco altro. Il denaro non si riesce più a guadagnare lavorando, e per averlo ci si affida alla fortuna, a quella pura e folle delle scommesse con la martingala.

Pat e Tiffany sono stati sotto a un treno. Lui (Bradley Cooper) dice che soffre di sindrome bipolare e quando ha trovato la moglie con l’amante l’ha pestato a sangue, è appena uscito dall’ospedale psichiatrico, ma è ancora ossessionato dall’idea di ricostruire il suo matrimonio. Lei (Jennifer Lawrence) in seguito alla morte del marito è diventata ninfomane, e non essendo questo il migliore dei mondi possibili ora è in via di guarigione.

A parte lo scherzo, il film riesce a superare con un balzo tutta la retorica zuccherosa e stucchevole che si fa attorno al “primo amore”. Pat e Tiffany sono già stati sposati, amavano i loro compagni e la fine dei loro matrimoni li ha distrutti. Quanta gente c’è che, come loro, tenta di rimettere insieme i cocci del vaso? Tanta. Tutti noi siamo Pat e Tiffany. Eppure per chi entra dopo il primo è inevitabile domandarsi se non si sia secondi anche sotto l’aspetto dell’affetto ricevuto. Una specie di amore di seconda mano insomma. Ecco, il più grande merito che ha Silver Linings Playbook è fare vedere come questa sia una solenne stronzata. Chi ti ama come può farti arrivare secondo? Questo magari creerà dei casini nell’aldilà all’inizio, ma la situazione è facilmente risolvibile con un threesome, ché altrimenti non ci troveremmo in Paradiso.

Anche la reazione che hanno per la diversa fine dei precedenti legami è emblematica. La morte del marito lascia Tiffany in balia di se stessa, ma poi la certezza che quel legame sarà per sempre con lei le permette di alzare la testa prima di Pat. Il suo dolore per il tradimento subito, con gli inevitabili sensi colpa che ne conseguono, sono ben rappresentati dalla rabbia perenne che lo attraversa rappresentata alla perfezione da un Bradley Cooper mai tanto attore come stavolta. Il fatto che sua moglie sia ancora lì, presente a tutti gli effetti, lo blocca nella speranza di riconquistarla.

Il trailer lascia giustamente nascosti molti punti della vicenda, ma non credo che ci sia una persona che avendolo visto non sappia già come finisca il film. E attenzione, se non fosse finito in quel modo avrei preso David O. Russell a colpi di seggiolino in faccia da oggi fino a Natale. Invece no, si esce dal cinema con il sorriso delle grandi occasioni, emozionati e inteneriti per quei due che hanno trovato la parte che comunque gli mancava. È un amore di seconda mano? Guardateli e avrete la vostra risposta.

Oscar meritatissimo per Jennifer Lawrence che così bella non la si era mai vista, più rotondetta rispetto ai suoi standard, e che sotto la direzione di  Russell si rivela essere di una bravura straordinaria. Una ragazza tenera, caparbia, bellissima e che tromba come un’Erinni: impossibile resisterle. Chi ha visto House at the End of the Street sa che la Lawrence non è ancora capace di prendersi sulle spalle un film e salvarlo, ma parliamoci chiaro stiamo parlando di una ragazza di 22 anni. C’è tempo, e chi l’ha osservata qui, mentre teneva testa a Robert De Niro, sa che probabilmente non dovremo aspettare troppo.

A proposito, quanto tempo era che non si vedeva De Niro in un bel film? Alla fine viene voglia di abbracciare pure lui, che dopo avere scritto interi capitoli di storia del cinema è sprofondato nella melma di cose orrende e strapagate tipo Showtime (2002). Ritrovarlo finalmente in un altro bel film vale da solo il prezzo del biglietto per il cinema e della bottiglia di vino che vi berrete una volta usciti. Ubriacatevi di felicità e brindate a Pat e Tiffany, brindate a voi stessi. Brindate al futuro.

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