
La vicenda prende le mosse dall’eccentrica e personalissima visione di un uomo, uno sceicco dello Yemen che considera il salmone una creatura mistica, e la sua migrazione annuale dall’oceano al torrente un’allegoria del viaggio umano verso la conquista spirituale.

Forse la cosa suonerà strana solo a me, ma Barnabas Collins è il primo vampiro a fare la sua comparsa tra i protagonisti del cinema di Tim Burton. Trovo quantomeno curioso che proprio lui, che può essere agilmente considerato, per via del suo sdoganamento del pop-gotico, il principale indiziato ad aver creato l’humus estetico da [...]

Il film è un horror allucinante che esalta e rivolta completamente un genere, quello degli horror sulle case stregate. L’inizio non fa una piega, ci sono i giovincelli sfrenati che si preparano a una vacanza da sballo in una casetta isolatissima sperduta in un bosco. Arrivano delle creature mostruose, zombie, assetate di sangue e inizia la mattanza.

«Questa storia è rivolta tanto ai cattolici quanto ai laici, perché tratta, in maniera innovativa e ironica, temi altri rispetto a quelli che siamo abituati a vedere al cinema. Le reazioni del mondo ecclesiastico sono state decisamente positive». E ci credo! Mi auguro abbia almeno pagato la propaganda pubblicitaria.

«Questo film – come ha dichiarato il regista, Philippe Lioret – mostra degli individui che si uniscono contro l’assurdità del mondo e che, nell’urgenza, fanno muovere le cose».

Dopo Il Concerto, Radu Mihaileanu torna con una commedia molto a modo, così a modo che qualcosa non convince fino in fondo.

Lo si aspettava ed ha deluso, come del resto deludono tutte le cose su cui si ripongono troppe aspettative senza certezza alcuna.

Dall’opera teatrale From Medea arriva nelle sale Maternity Blues, la storia di quattro donne che condividono la stessa colpa: l’infanticidio.

Battleship è un film fantastico. E lo è per differenti ragioni. Per prima cosa perché prova a farci credere che Battaglia Navale sia una figata. Poi perché in realtà la scena in cui il gioco da tavolo viene davvero rievocato è quasi insignificante e sembra messa li per giustificare il fatto che tutto il film è in realtà un film di Michael Bay senza Michael Bay.

Questo film verrà ricordato come uno tra i suoi peggiori, e tanto brillante in fondo non lo è, ma alla fine io sono comunque uscita dalla sala pensando che pensionamento in arrivo o no, Woody ne sa sempre e comunque una più del diavolo. Forse è il diavolo stesso.

Esce in sala (e finalmente) Laputa, una mirabolante avventura firmata Studio Ghibli. Linda si lascia portare alla ricerca della fluttuante e leggendaria isola, accompagnata da personaggi spettacolari e indimenticabili.

Lucio Modesto, architetto dell’Antica Roma deluso dal degrado dell’Impero e delle suoi bagni termali (che considera lo specchio della salute di Roma), si ritrova catapultato nei centri benessere del Giappone odierno grazie a un tunnel spaziotemporale in una vasca delle terme. Sì, questo film esiste.

L’adattamento cinematografico non è esattamente identico al romanzo, ma mantiene i toni di un Hunter Thompson ventenne. Sia chiaro, non succede quasi nulla in 120 minuti, sia chiaro. Epperò ci sono momenti assolutamente impagabili che non voglio svelarvi per alcuna ragione.
Per quanto indifendibile, il film di Xin Fei incuriosisce e sorprende per il modo in cui incamera e rielabora, in maniera goffa e non spendibile di fronte a un pubblico anche solo vagamente esigente, topos abusatissimi dell’horror occidentale, del film yakuza, dei “crono-thriller” e delle commedie romantiche, mescolandoli in un racconto informe e disequilibrato. Benvenuti al Far East, dove la bizzarra dismisura è il mainstream.

Tornano quelli della Aardman Animation con il loro carico di plastilina, reso celebre da Wallace & Gormit, che valse loro un Oscar all’animazione.

Sudore, spacchiusaggine, ammore, passione, suspence, trionfo. La trama è obiettivamente di una prevedibilità imbarazzante. Cosa rimane: le coreografie e il treddì. Ed è ormai obiettivo che le pellicole incentrate sulla danza stiano dimostrando di saper sfruttare la stereoscopia con ben maggiore efficacia rispetto a film d’azione, horror et similia.

La Hansen-Løve cerca una semplicità minimalista che parla di formazione e di introspezione. Tutto il peso del film è sbilanciato sul sentire, che non è solo quello dell’attore, ma anche quello del pubblico: proprio grazie alla rarefazione dello stile quest’ultimo riesce a entrare nel riflesso dei personaggi.

Carlo, che di professione poi fa il musicista e ha musicato gran parte del girato del fratello, qui guarda ad Almost Famous cercando di trarne ispirazione per raccontare la vera storia di una band immaginaria.

La premessa narrativa del racconto di Hornby è fortissima, ma è una forza icastica, legata alla struttura breve della novella. Nell’adattamento cinematografico italiano, qualcosa si perde: incerti se ridere o piangere, non ci resta che battere le mani dinanzi all’ennesima commedia all’italiana.

Guardando questo film sembra che l’idea fosse quella di fare una sceneggiatura su un romanziere di libri gialli che un serial killer si mette a imitare (già visto miliardi di volte) e che a qualcuno sia venuto un lampo di “genio” e abbia detto: e se lo scrittore fosse Poe? Perché il livello di superficialità della trama, della messa in scena e delle interpretazioni non lasciano altra via di lettura. Poe non è stato stuprato, perché di Poe non c’è realmente traccia in questo The Raven.

Che senso avrebbe avuto, dopo un decennio di richieste di giustizia sospese nel vuoto, insabbiamenti e processi farsa, aggiungere inutili e posticce risposte a mezzo cinema? Nessuno. Ed è per questo che a Vicari non si poteva chiedere più di ciò che ha fatto. Il suo è dunque più di un film necessario: è un film inevitabile.

Il Cattivo prova a focalizzarsi sull’estetica utilizzata, ovvero sul modo con cui si cerca cinematograficamente di distinguere l’interfaccia video ludica dalla rappresentazione cinematica del gioco.

Rilettura caciarona e colorata di Biancaneve da parte dell’ex re della pubblicità Tarsem Singh. Carnevalata in fondo non malvagia che dà a Julia Roberts la possibilità di scherzare su rughe e paranoie da ex reginetta.

Nell’Antica Grecia dei Miti meno filologica della storia del cinema è di nuovo tempo di grossi guai per tutti: gli umani continuano ad invocare troppo poco gli dei con le preghiere, rendendoli debolissimi. La conseguenza della cosa è che si sta sciogliendo il Tartaro.

Un violinista che non riesce più a suonare e decide di morire; una moglie mai amata veramente; una bellissima donna dal passato e una storia d’amore infelice. Tutto sullo sfondo di una Teheran degli anni Cinquanta descritta tra animazione e realtà: sono questi gli ingredienti di (un) poulet aux prunes.

Bullhead di Michaël R. Roskam è uno di quei film assoluti, uno di quelli che ti stordisce e difficilmente riesci a liberartene. Sound Effect sul pulsantone a pressione: SBAM.

Difficilmente i più riconosceranno un Dujardin a colori che, tolti i baffi e la brillantina, si presenta per la maggior parte del film con addosso la stessa maschera umana indossata da Tom Cruise in Vanilla Sky. Certo, mi direte che c’è l’inizio, ma penso tutti si fosse troppo impegnati a immaginarsi come Canet, per questo suo terzo film che alla fin fine è un Grande Freddo un po’ più piccolo e un po’ più tiepido, volesse impiegare gli oltre 150’ di durata.

Buona giornata è l’ultima commedia dei fratelli Vanzina che racconta la giornata di alcuni personaggi italiani, da un’alba a quella successiva, tentando di far ridere.

Ora voi ditemi se per rendere sufficientemente drammatica la situazione di cinque idioti su un aereo pilotato da una neo brevettata occorrano: il fatto che il viaggio sia dovuto per andare a sentire una delle band più loffie del secolo, che il timone si blocchi, che finisca la benzina, che si sviti un bullone, che ci siano delle nuvole che davvero non si vede un cazzo, che uno abbia una crisi di nervi e voglia aprire tutti i portelloni, un altro faccia fuori un compagno e infine - special guest – un ammasso di merda galattico.
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