
La Storia è oscura e nasconde sempre verità terribili, e dato che molti se ne stanno con gli occhi chiusi e le orecchie tappate, il cinema bussa alla nostra porta proponendoci un racconto avvincente e fornendoci nel frattempo informazioni. Informazioni.

Jaipur, la città rosa. È qui che John Madden decide di ambientare la sua commedia senile tratta da The Foolish Things, romanzo di Deborah Moggach tradotto in Italia con grande estro dei titolisti “Mio suocero, il gin e il succo di mango”.

Gli opposti si attraggono? Ovviamente la risposta è no. Agathe e Patrick sono completamente opposti, eppure. Una commedia divertente e intimamente tragica, con un’Isabelle Huppert incandescente e glaciale come solo lei sa essere.

La storia è quella di un gruppo di scienziati impegnato a intercettare segnali spaziali per scandagliare l’universo alla ricerca di forme di vita extraterrestri, che, un giorno, riceve dalla galassia di Andromeda le istruzioni per costruire un super computer con cui comunicare con gli alieni. Lingua franca il codice binario. Si, lo so, però capite anche che quando Fred Hoyle e John Elliot scrissero il plot originario, il codice binario e DOS erano la fottuta avanguardia.

Ci sono tre uomini di mezza età che dalla vita hanno preso qualche schiaffo, anche meritato magari, e ora aspettano che la ruota giri galleggiando. Fossero solo loro.

Nel film di Cherien Debin una madre palestinese e suo figlio scappano da una vita di oppressione e si stabiliscono nell’Illinois. Perché se si è stranieri in Patria, tanto vale esserlo anche all’estero.

Grande clamore, festeggiamenti e articolesse osannanti sui principali quotidiani a celebrare gli anziani maestri di San Miniato: peccato che di questi due alfieri dell’Età dell’oro cinematografica nostrana, e della loro impressionante filmografia, si fossero dimenticati tutti da tempo – critica inclusa.

Intenzionate a fare a meno di chiunque, sia dell’altro sesso csia dei genitori, diciassette ragazze decidono di avere un figlio e di crescerlo aiutandosi fra loro, coltivando un’utopia femminile e femminista tanto eterna quanto, ahimè, ancora inattuale.

Il cinema del veneto Andrea Segre mi piace molto. Un cinema “del reale”, impegnato e rigoroso. C’è però stavolta qualcosa che non mi torna del tutto.

Quello che sei alle scuole superiori determinerà il resto della tua vita, o almeno è quello che spesso ci fanno credere. Diablo Cody e Jason Reitman hanno qualcosa da dire in proposito, senza pietà.

Non sarà uno di quei film profondi che vi ruberà il sonno con congetture e riflessioni, ma riesce esattamente a essere quello che si era prefissato di essere. Probabilmente un filmaccio, ma lo è coscientemente e coerentemente. E non è cosa da poco.

Marco è un ragazzo timido e goffo, che non studia una mazza all’università e occupa il suo tempo pensando esclusivamente a Stefania, una fighetta di cui si è innamorato ma che non riesce ad avvicinare. Ecco allora il padre che arriva in soccorso del figlio con le dieci regole per fare innamorare.

Attore siciliano ventottenne omosessuale trova una casa a Roma, ma è infestata da fantasmi di gente morta settant’anni prima. A conti fatti non gli dispiace.

A Simple Life oltre a essere il titolo del film e a rappresentare il modo in cui Tao ha sempre vissuto la sua vita, pare pure essere un invito a chi sta guardando: non necessariamente a vivere una vita al servizio degli altri ma a osservare il mondo in modo più chiaro e meno disincantato.

Figlio di un fumetto post-sessantottino, Red Eagle è un supereroe proletario, anticapitalista e soprattutto – benché indirettamente – è contro al nucleare e a suo modo contro la guerra.

Mavis Gary è una scrittrice di libri adolescenziali che vive a Minneapolis, ma decide di tornare nella piccola cittadina in cui è cresciuta per riprendersi il suo ex del liceo.

In occasione dell’uscita in sala del loro ultimo film, L’arrivo di Wang, vi riproponiamo l’intervista esclusiva ai Manetti Bros., fatta loro in autunno e firmata dal Cattivo.

Richard Gere di nuovo alle prese con un action movie, peggio tardi che mai.

Essiamonoi essiamonoi, il paradiso siamo noi! Capolavoro. Chi ha detto che alla frutta si raggiunge la saturazione? Siamo oltre. One step beyond. Io ti stimo Jonny Groove, ti stimo fratello.

Più che a una rivendicazione femminile e femminista siamo di fronte a un film sull’inquietudine, l’irruenza e la voglia di sovversione tipica di ogni adolescente, maschio o femmina che sia.

Hacksville è «un posto incredibilmente amichevole, pieno di persone timorate di Dio, ragazzi con la pistola e molti più incesti di un film di Atom Egoyan».

I protagonisti dell’action thriller di Daniel Espinosa sono Denzel Washington e Ryan Raynolds, l’uno nei panni di Tobin Frost, il più pericoloso traditore della CIA, l’altro in quelli di una recluta che si trova suo malgrado coinvolta in un vortice di fughe e inseguimenti.

Il piccolo Harry Potter ha una crisi esistenziale. Essere o non essere Harry?

Joseph Gordon Levitt in 50-50 si taglia la zazzera metallara dell’Hesher che lo ha visto recentemente al cinema e fa di necessità virtù, interpretando un giovane ragazzo a cui pur non bevendo, fumando e facendo la raccolta differenziata viene diagnosticata una grave forma di tumore spinale.

Bruno è un medico a cui hanno rapito, violentato e ucciso la figlioletta. A differenza di Liam Neeson, lui non ha risposto al telefono al momento opportuno perché sua moglie aveva voglia di farlo: lui era stanco, ma lei ha risposto «non ti preoccupare caro faccio tutto io», e allora sai com’è.

Frederic Dumont scrive e dirige Un ange a la mer, film pretenzioso quanto disturbante che unisce il filone del family drama a un simbolismo poetico derivato da Baudelaire. Un iperbole sui concetti di male e perversione che finisce per condensarsi in un dramma sopra le righe, gratuito e insostenibile.

Quante donne oggi pagherebbero un medico per farsi masturbare fino all’orgasmo almeno una volta alla settimana?

Un’avventura planimetrica schiacciata dalla stessa legge di Lilliput di cui si fa promotrice: intrattenimento melassa, formato piccolo piccolo.

Camorra, africani, spacciatori, droga, umanità romana emarginata, un omicidio e un’indagine. Henry è davvero un bel film, con un equilibrio raro tra il cazzaro e il raffinato, tra lo stereotipo e l’eleganza narrativa.
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