
Il Cattivo discute le matrici del primo atto cinematografico di Hunger Games, fortunata saga fantapolitica americana, muovendosi tra letteratura young adult, suggestioni orwelliane e persistenti fantasmi televisivi.

Seconda parte del nostro speciale sulla situazione del mercato cinematografico italiano: l’analisi dei dati e le proposte d’intervento per tutti i settori dell’industria.

In occasione dell’uscita in sala del loro ultimo film, L’arrivo di Wang, vi riproponiamo l’intervista esclusiva ai Manetti Bros., fatta loro in autunno e firmata dal Cattivo.

Uno speciale in due parti sulla situazione del mercato cinematografico italiano: l’aumento della quota nazionale, il calo degli spettatori, la crisi del prodotto americano.

Nate esamina le premesse letterarie e le successive trasposizioni – televisive prima e cinematografiche poi – di uno dei casi editoriali più vistosi dell’ultimo decennio.

Nel catalogo del Gender Bender festival da qualche anno prendono parola personalità del ventaglio culturale omosessuale. Alla voce ‘anticonformisti’ ci imbattiamo nel trasgressivissimo cineasta canadese Bruce LaBruce che, quando non è impegnato nella rivoluzione anarco-comunista, si racconta al suo pubblico.

Gareth Edwards è il regista modello: giovane, simpatico, spiritoso. Uno con i piedi ben piantati per terra che sa scherzare e fare dell’autoironia, e che, non pago del suo essere talentuoso regista, vanta un curriculum di effettista straordinario e di sceneggiatore. Approfittando della cornice del Sci+Fi Trieste, il Cattivo lo ha intervistato davanti a un coca e Jack Daniel’s.

Il Faust di Sokurov è un’ottima cagata pazzesca.

I fatti della storia prima o poi si ripetono. Che quella del cinema non faccia eccezione è cosa che non sorprende. D’altronde, qualcuno in Matrix diceva anche che il déjà-vu capita quando loro cambiano qualcosa.

Nell’epoca di Internet è cambiato tutto. Non ne resta immune il cinema. Life in a Day – il figlioccio della cultura wiki, dei social e di youtube – come tavolo di discussione per analizzare nuove forme di creazione, distribuzione e fruizione cinematografica.

Che fine ha fatto l’epos? Il mito di Conan, dai romanzi al mito di Mister Olympia fino alle chiappe al vento di Momoa versione sirenetto sulla paglia. Quando il peplum cede il passo al fantasy.

Dato che noi di Sushiettibili, dietro alle apparenze, siamo gente seria e interessata al cinema in ognuno dei suoi contesti, abbiamo infiltrato ben DUE dei nostri blogger nella giuria giovani di Filmmaker. I nostri prodi hanno così potuto intervistare Michelangelo Frammartino: ecco la chiacchierata che ne è scaturita.

The Social Network è un film diretto da David Fincher, regista feticcio di robette come Seven e Fight Club. E’ un film scritto da Aaron Sorkin, meglio noto come sceneggiatore di West Wing. E’ un film musicato da Trent Reznor, meglio noto come uno a cui piace vestirsi di nero.

La settimana scorsa ho avuto l’occasione di assistere ad un’anteprima speciale di Seraphine all’ambasciata francese, durante una spettacolare ottobrata romana, alla presenza del regista e seguita da un aperitivo gratuito organizzato nel rigoglioso e verdeggiante cortile di Palazzo Farnese. Io sì e voi no, muahahah! Stupidi lavoratori ben pagati, non avrete mai le soddisfazioni di noi blogger!

Un’analisi dei riferimenti pittorici nella pellicola di Jane Campion: estetiche comparate tra fotografia, letteratura e (cattivo) romanticismo

“L’uomo è una bestia” si sente dire da qualcuno nel cortometraggio backstage del film. “Ma è un film tutto in dialetto?!” diceva qualcun altro de Il vento. Diritti riesce ad essere entrambe le cose: dialetto e storia, memoria (per non dimenticare) e astrazione, parlare di pochi per parlare a molti.
Avatar è infatti una mappa prima che una storia: Cameron edifica un intero universo nei minimi particolari grafici e lo esplora cavalcando il pretesto di una trama, illustrandocene usi, costumi e soprattutto luoghi, dentro i quali il protagonista/spettatore si muove con candida curiosità sensoriale.
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