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Sushi | Film

Che Bella Giornata
(Gennaro Nunziante, 2011)

Reduce dal successo  di Cado dalle Nubi, Checco Zalone ci riprova. E stando ai rumors italici, ci riesce pure.
Checco, bodyguard di una discoteca brianzola, grazie al suo cognome è chiamato come addetto alla security al Duomo di Milano. Dopo qualche intoppo conosce Farah, finta studentessa d’architettura e aspirante terrorista, che ha intenzione di sfruttare i sentimenti dell’ingenuo Checco per piazzare una bomba sulla Madonnina. Detto così ha il sapore del primo italian terroristic thriller che a occhi e croce potrebbe essere diretto da John McTiernan. Ma non è così.

L’apprezzato comico della squadra di Zelig dimostra di sentirsi a proprio agio dietro la macchina da presa; le sue storie sono leggere, sicuramente pensate e mai volgari.

Esatto, il pregio di questo comico sta nell’assenza di volgarità, elemento primario e fondamentale della cinematografia natalizia italiana contemporanea.

Tuttavia non basta non essere volgari per sfornare un buon prodotto. Gli spunti di riflessione che emergono durante il film – dall’Italia dei raccomandati fino alla differenza di culto, passando per la minaccia di attentati terroristici – non risultano affatto incisivi. Anzi si trasformano i puri pretesti per la parata comica di Zalone.

Per quanto a intermittenza ci si diverta anche, le battute giungono molto presto al capolinea sconfinando nel demenziale. Il che potrebbe funzionare:  ma in un quarto d’ora in televisione alle 21.00 su canale 5.

Il film di Gennaro Nunziante insiste sulla messa in scena della gag televisiva precludendo l’avanzare della narrazione se non addirittura ostruendola. L’onnipresenza del comico pugliese, alle prese con perquisizioni maldestre e abbuffate di cozze crude, stanca anzitempo a tal punto da far pensare che non sempre un buon comico televisivo, nemmeno uno con buone idee e intelligente come Zalone, possa fare altrettanto al cinema.

La sua bravura sta nell’essersi saputo circondare di buoni comprimari – Papaleo, Marescotti, Solenghi – i quali, a differenza di Zalone, compaiono meno, ma con ritmi giusti cadenzati regalando siparietti, a tratti, esilaranti. Forse gli concedo un’altra possibilità.

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(Gennaro Nunziante, 2011)”

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