Dicembre è zona rossa, dicembre è tempo di rivoluzione.
Per quanto compete alle accezioni cromatiche, una volta scartata la poco credibile accezione bolscevica rimangono il rosso degli addobbi e della tradizione natalizia, e il rosso della concentrazione di film in sala che fa mattanza dei titoli più deboli. Rosso sangue, insomma.
Di rivoluzione si parlerà invece in maniera più classica, anche qui escludendo ogni riferimento allo scenario politico nostrano ed eludendo la Buonanotte all’Italia del Liga di Campovolo (7/12, in 3D perché in 3D furono gli U2). Ci fermeremo alla rivoluzione come principio fisico, quello che porta un corpo a orbitare lungo una traiettoria determinata da un punto di massa.
Perché gira e rigira a dicembre le persone vanno al cinema. E ci vanno per consumare l’ultimo grande rito, quello del film di Natale. Dopo la rottura del sodalizio Boldi – De Sica si è giocato di anticipo sullo starter di novembre, ma il classico, intramontabile, discusso, criticato, visto suffisso Vacanze a di Neri Parenti resta sempre lì, mentre i suoi attori continuano il loro imperituro itinerario annuale attorno al globo. In tempo di crisi – tout court e degli incassi di genere – assistiamo a un ritorno alle origini, cosicché De Sica e compagni tornano nel quel di Cortina (16/12), dove tutto incominciò ormai decenni addietro. Una mossa sicuramente pensata per regredire alle madri e abbracciare la tradizione, ma, si spera, anche per concludere quel moto (che auspichiamo non esser perpetuo) di rivoluzione che porta un oggetto (film) a transitare per una rotta tracciata e già solcata. Volendo continuare con quest’interessante disanima fisica, si potrebbe notare che il cinepanettone funziona come esempio anche per un altro moto, quello di rotazione: sempre identico a se stesso, giro dopo giro, edizione dopo edizione.
Come di consueto, il secondo fuoco attrattivo di questa grande ellisse orbitale sarà il film del goofy maremmano Leonardo Pieraccioni, Finalmente la felicità, titolo che trasuda buonismo, paraculaggine e simpatia su misura per mamme e nonne (16/12). A rovinare le feste – letteralmente – ci penserà invece Napoletans (21/12), luminoso esempio di quello che a questo punto chiameremo cinestrufolo, e che conta al suo interno due cinestronzi come Andrea Roncato e Massimo Ceccarini (che il Pieraccioni non volle), nonché quella figa epica di Nina Senicar.
L’orgoglio festaiolo campanilista, che ovviamente ritornerà come da tradizione a gennaio con il Verdone di Posti in piedi in Paradiso (20/1), riceverà una verve internazionale con la commedia romantica Capodanno a New York (23/12). Il titolo, chiamiamolo cinespumante, dimostra (per ora) come gli americani prestino più attenzione alla festività rispetto al luogo (anche se la geolocalizzazione non rassicura), e soprattutto una differenza di sentimenti e valori produttivi. Il cast per dire coinvolge una natura variegata, che va da Bon De Niro, Ashton Kutcher, Zac Efron, Katherine Heigl, Jessica Biel, Sarah Jessica Parker, Michelle Pfeiffer e i simpatici cammei di Ludacris e Jon Bon Jovi. Per quanto il film non eserciti su di me chissà quale attrattiva, è anche vero che Ricky Memphis non è De Niro e che Simona Ventura non è Michelle Pfeiffer, come del resto Signorini (omosessualità a parte) non è Zac Efron.
Vero blockbuster del mese Sherlock Holmes: gioco di ombre (16/12), seguito del film rivelazione dell’anno scorso, diretto come questo da Guy Ritchie e con la coppia d’oro Jude Law e Robert Downey Jr.
Per gli amanti del romance, arriva Il giorno in più (2/12) con Fabio Volo e Isabella Ragonese, tratto dal best seller di Volo. Un film questo che – per quanto mi dolga ammetterlo – andrò a vedere, per aderire al grande flash mob che coinvolge inconsapevolmente gran parte degli italiani quando si tratta di Fabio Volo. Poi, sempre per i cuoricini sulle vostre bacheche di Facebook, Cambio Vita (9/12), di cui si vocifera però un’uscita tecnica ridotta, ed Emotivi Anonimi (23/12), film che posso consigliare solo a dei diabetici incalliti.
Per i più piccini, oltre all’atteso Gatto con gli Stivali (16/12), la sfida tutta anagrafica tra Arthur il figlio di Babbo Natale (23/12) e Arthur e la guerra dei due mondi (23/12) a continuare l’epopea degli uomini formica. A scaldare le platee dei più piccoli ci penserà però Lo Schiaccianoci (2/12), il nostro risibile 3D del mese.
Film classico per eccellenza, per natura e composizione (muto e in bianco e nero), sarà The Artist (9/12), il titolo che meriterebbe il miracolo di Natale dopo quello di Cannes, come riprova che il mondo è davvero un posto migliore.
E sempre di estrazione festivaliera saranno il caravaggesco Sette opere di misericordia (9/12) dei gemelli De Serio in concorso a Locarno, il Woody Allen di Midnight in Paris (2/12), presentato in apertura alla scorsa edizione del Festival di Cannes, e il roccioso Le idi di marzo (16/12) con il re dell’gay-gossip Giorgione Clooney , il futuro George Clooney Ryan Gosling e la sicurezza Paul Giamatti, al cinema dalla settimana prima con Mosse Vincenti (9/12).
Una guerra di divi che non poteva escludere Antonio Banderas dopo il deludente La pelle che abito, qui di ritorno con Il Principe del deserto (23/12), film storico, politico ed impegnato che lo vedrà nel bel mezzo della guerra del petrolio in compagnia di Tahar Rahim, Mark Strong e Freida Pinto che vince a mani basse il titolo di patata del mese.
Per quanto riguarda l’essai, vere sorprese (o riconferme festivaliere se preferite) saranno i rookies Le Nevi del Kilimangiaro (2/12), storia di redenzione e perdono condita con crisi e disoccupazione, e Almanya (9/12), storia familiare di immigrazione che ammicca all’indie movie. Ecco. Questi potrebbero essere i miei due centesimi.








Ho recuperato il listino della IA che è la società che distribuisce e produce Napolitans….ebbene signori, vi dico solo che ha un pacchetto di una dozzina di film con Valeria Marini, Ceccarini, Roncato, Salvi (di cui uno anche alla regia!) e…..JERRY CALA’.
Appena svesto i panni di Cristoforo Colombo sarà mia premura fare uno speciale sui film che non avreste mai voluto vedere. Ovvero tutto quel listino.