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Sushi | Film

due | The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1
(Bill Condon, 2011)

Non giriamoci attorno e andiamo dritti al sodo: il motivo per cui centilioni di fan sfegatate si sono già sorbite tre film sull’improbabile storia d’amore tra un vampiro dai capelli notevolmente grassi e una giovane necrofila asociale è che non vedono l’ora che siano loro due ad andare dritti al sodo. Sì, esatto. Dopo non so quante lagnose pippe sul vero amore, quello che è eterno e sopravvive a regimi alimentari leggermente diversi e alle insidie di un lupo mannaro dagli addominali scolpiti, era anche ora che Bella ed Edward si dessero da fare e distruggessero la camera da letto. Che poi abbiano interpretata l’espressione letteralmente è un altro paio di maniche. Ma non scandalizzatevi, voi  inguaribili romanticone. Sono due ragazzi seri, prima di fare gli sporcaccioni si sposano.

La prima parte dell’ultimo capitolo di questa grottesca saga a tema vampiri e licantropi, a cui dobbiamo il fiorire di altre fantastiche saghe e serie televisive a tema vampiri e/o licantropi , è finalmente al cinema, per la gioia delle adolescenti che non si immaginano il grande Amore se non è condito da dramma e pathos. La Meyer sull’accoppiata Eros e Thanatos ci ha fatto i miliardi, e si permette pure di fare la predica. Niente sesso prima del matrimonio, occhio alle protezioni, un bambino non previsto è un piccolo demonio che ti ammazza dall’interno (l’aborto è sempre e comunque sbagliato), ma anche una chiave per l’eternità. Una cosa bisogna concedergliela, alla furbona: è stata coerente con se stessa. L’autrice di Twilight, da brava mormone, riversa nella sua concezione un po’ malaticcia dell’Amore – ovvero voler passare il resto della propria vita accanto a uno che potrebbe azzannarti il collo da un momento all’altro – tutti i pilastri del suo credo, primo tra tutti quello secondo cui il legame famigliare dura in eterno. Ma proprio in eterno.

Quanto alla famiglia, essa funge davvero un elemento centrale nell’intera vicenda. Si parte da quella disfunzionale di Bella per arrivare ai due nuclei compatti della famiglia licantropa e di quella vampira, di cui la giovane aspira massimamente a fare parte. Nel corso dell’intera vicenda dovere primario è difendere la famiglia. Difenderla soprattutto e prima di tutto da quelle cosacce lì: tant’é che i nostri sempiterni protagonisti, non dimentichiamolo, escono vincitori dalla lotta con le pulsioni più terrene. Il desiderio sessuale è costantemente trattenuto, in tutti i romanzi/film precedenti – più nei romanzi che nei film, dove l’espressività degli attori è tale da far pensare a una sofferenza indicibile, tipo mal di denti definitivo, più che a una sana voglia di scopare. Voglia che esplode violentemente dopo buona e giusta cerimonia tradizionale, con abito bianco e brindisi imbarazzanti. Tutto come il profeta Mormon comanda.

A parte questi sproloqui, dire qualcosa di serio sul film è ardua impresa. Non voglio cedere alla tentazione delle scontate battute sui vampiri, ma capite che di fronte a certi prodotti l’ironia resta l’unica risorsa. Tanto per cominciare gli attori stancano. Kirsten Stewart non mi ha mai comunicato granché, e in questo film riesce a confermare pienamente la mia opinione: l’unica espressione che le nasce spontanea è quella di quando fa l’arrapata, parte che del resto le è sempre venuta bene (cfr. Into the wild). Quanto a Robert ‘sguardo sexy’ Pattinson, non riesco a non immaginarmelo come un cagnolino abbandonato sul ciglio dell’A14. E per concludere l’allegra tripletta, il personaggio di Jacob è sempre stato. diciamolo, un po’ patetico, e il palestrato dagli occhioni bruni che lo interpreta si preoccupa più di aumentare il livello di ferormoni in sala che d’accrescerne il dubbio pathos cinematografico. La messa in scena è cupa, e comunque banale, a parte qualche simpatico tentativo di far rigettare lo spettatore verso la fine, con bibitoni di sangue e un’operazione chirurgica eseguita con i denti.

E in mezzo a tutte queste chicche, uno si aspetta un minimo di verve, di ritmo. Invece no. Dividendo il romanzo in due film (tra un anno bisognerà ciucciarsi pure il secondo), Condon ha pensato bene di dilatare la storia, invece di condensare tutte quelle pagine inutili in due orette. La narrazione riesce a essere talmente lenta e poco significativa che persino le tanto attese scene hard si rivelano una noia mortale. Tante quindicenni deluse. Ma forse no. In fondo, c’è l’abito bianco, mezz’ora di slinguazzamento sull’altare e tanto, tanto dramma. Non può che essere vero Ammmore.

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Discussion

2 comments for “due | The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1
(Bill Condon, 2011)”

  1. Si dovrebbe scrivere un saggio sul fascino del moribondo, perchè quando me lo sono visto al matrimonio con quella feis ho pensato che avesse un male brutto brutto.

    Posted by Il Cattivo | November 23, 2011, 11:51 am
  2. Probabilmente non ha mangiato carne per settimane prima delle riprese, ed è uscito solo di notte, saltando da un albero all’altro.

    Posted by Annette | November 23, 2011, 4:58 pm

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