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retrospetti

Elysium
(Neill Blomkamp, 2013)

In una recensione di quelle che a rileggerle ora salgono le lacrimucce agli occhi, Aldoneversmiles commentava qualche anno fa su queste pagine District 9, esordio al lungometraggio del sudafricano Neill Blomkamp. Il film, si diceva allora, faceva interagire generi come il documentario fittizio, l’azione di stampo videoludico e la fantascienza, aprendo quest’ultima all’analisi sociale e alla denuncia politica. A distanza di quattro anni ci si ritrova ora a fissare Matt Damon nei suoi occhioni da eterno underdog, per cercare di capire se qualcosa è cambiato.

Non molto, verrebbe da dire. Do le linee essenziali della trama: nel 2154 Los Angeles è fetida, sovrappopolata e percorsa da violente diseguaglianze sociali. Insomma è un po’ come adesso, solo che nel 2154 i poliziotti portano esoscheletri potenziati e randellano i bianchi cone i cicani, senza troppe distinzioni di razza. Il che, indubitabilmente, è progresso. Fatto sta che inquinamento e sovrappopolazione sono ormai un fatto planetario, e le élites, per conservare il proprio stile di vita à la Orange County, si sono trasferite in blocco su una stazione spaziale orbitante – Elysium, appunto. Lì, sotto gli auspici di un governo apparentemente internazionale, passano il tempo ad ammazzarsi di cocktail parties e amenità consimili. Non che debbano preoccuparsi di molto altro, del resto: grazie a certe docce abbronzanti modificate, i cittadini di Elysium sono al sicuro da malattie, invecchiamento e altre spiacevolezze.

Fin qui le premesse. Peraltro il titolo è uscito un anno fa, quindi probabilmente lo avrete visto, o ne avrete quanto meno sentito parlare. Ad ogni modo nel film c’è Matt Damon, per cui le cose vanno come devono andare: a seguito di vicissitudini che non vi sto a dire, il biondiccio si ritrova impiantato nel cervello un software che permette il riavvio dell’intero sistema informatico di Elysium. Segue viaggio disperato in cui l’eroe inizialmente mosso da egoistico istinto di sopravvivenza finisce per abbracciare la causa più ampia e sacrificarsi per il bene di tutti. Dove il bene di tutti è poi la possibilità di accedere alle salvifiche docce abbronzanti.

Ora, a parte il rimando a The Bourne Trilogy – peraltro incorporato bene in termini di trama  – Blomkamp si gioca un po’ la stessa partita del film precedente. La frontera messico-statunitense sostituisce l’apartheid come metafora socio-politica di fondo, lo sviluppo dell’azione traccia i contorni di una critica moderatamente progressista, mentre la spinta spettacolare del film rimane affidata a solidi stilemi di genere.

Epperò, nonostante tutto, non riesco a togliermi il dubbio che Blomkamp, sotto sotto, ci stia un po’ a perculare. Non che la questione del confine messicano non sia degnissima di critica, eh. E’ che intorno ad essa il film imbastisce tutti i peggiori cliché dell’immaginario imperial-hollywoodiano. Così, alla rinfusa:

  • l’amico messicano di Matt Damon lo venera, perché questi, prima di rimettersi sulla retta via, era la leggenda del furto con scasso (come dire: sarà pure bianco, ma chiaramente ce l’ha più lungo);
  • l’amico messicano di Matt Damon muore per primo (ucciso da un sudafricano: bianco);
  • l’apparato del potere è repressivo, la democrazia è ridotta a manfrina pubblicitaria, ma il cowboy biondofusto con le pistole spianate, ex fuorilegge ed ex operaio, induce (da solo) una rivoluzione di scala planetaria.

E se tutto questo si potrebbe anche bollare come cattiva sceneggiatura, e passare oltre, il film mette in mostra una galleria di personaggi femminili al di là di ogni redenzione. Altro che test di Bedchel: qui le donne sono capitoli di un breviario sciovinista: o possibili oggetti d’amore, materne e protettive al limite della macchietta (Alice Braga, amica d’infanzia di Matt e madre in affanno di bimba leucemica,  fa ovviamente l’infermiera), o crudelie di ghiaccio (Jodie Foster, ministro della Difesa di Elysium) che macchinano nell’ombra per prendere il potere (da un uomo) e finiscono miseramente (per mano di un uomo). Che poi voglio dire: Jodie Foster. La cosa è talmente smaccata che viene da pensare a una mossa ironica, del tipo: prendo un’icona lesbo-progressista e la metto a fare la virago fin quando i nostri ragazzi non arrivano a risolvere il tutto tra loro, menando mazzate come Dio comanda, alla faccia del Girls’ Power. Anzi, sai che c’è, la faccio pure francese, la virago. Vuoi mettere la soddisfazione, poi.

Eddai Neill. Io a Snyder non ho mai avuto niente da ridire, davvero, ma qui la cosa è seria. Perché o si usa la fantascienza per auspicare un cambiamento sociale, o si usa la rivendicazione come pretesto per fare un film di mazzate, astronavi, e cose da maschi. Impastare le due cose assieme, da queste parti, si chiama cattiva coscienza.

Discussion

One comment for “Elysium
(Neill Blomkamp, 2013)”

  1. Nel saggio “Distruggere Alphaville” (cito a memoria) Evangelisti scrive che la fantascienza è un genere che necessita di innovazione per sopravvivere. A differenza di altri generi in cui la ripetitività è la colonna portante (pornografia, rosa, ecc.), senza innovazione la fantascienza perde pubblico e quindi muore.
    Questo perché, come dici tu, si tratta di un genere che si confronta continuamente con il presente o, alla peggio, mette in scena meccanismi narrativi nuovi e accattivanti… Ciò vale per la letteratura tanto quanto per il cinema. Infatti sono pochissimi i film recenti che sono riusciti a smuovermi dalla mia apatia onnivora da spettatore.
    Penso a “The congress” di Folman e, qualche anno fa, “Moon” di Duncan Jones. A ben vedere però, queste pellicole ripropongono temi ed estetiche già sfruttate. Lo fanno con mestiere, intelligenza e convinzione, ma non arrivano a proporre qualcosa di veramente nuovo.
    Velo pietoso su “Apes revolution”. “Edge of tomorrow” invece si nutre, come dicevamo sopra, di un divertente meccanismo narrativo, ammicca forse incosapevolmente al mondo dei videogiochi, ma nulla più.
    Si potrebbe fare un discorso parallelo per l’horror, ma qui attendiamo la sostituzione da parte di qualche voce più esperta.

    Posted by zampa | September 8, 2014, 3:49 pm

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