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Anima²

Evangelion Night –
You Can (not) Understand 1.01

Per chi come me ha imparato ad amare le immagini in movimento grazie ai cartoni animati giapponesi il 4 settembre è stata una data storica. È successo che un film derivato da un anime nato e pensato per la televisione sia riuscito a compiere il grande passo e approdare al cinema anche in Italia. Oddio, un tentativo era gia stato fatto con Ken Shiro, ma praticamente non se lo era filato nessuno. Ora invece le cose sono andate un po’ diversamente e al posto di una sala deserta della suburra palermitana questo film me lo sono gustato nella sala più grande di un multiplex cittadino. Il cinema era popolato da una moltitudine di gente di età compresa fra i sedici e i quaranta anni. I posti erano ormai esauriti da giorni e tutti quanti eravamo andati a sederci per circa 200 minuti in un mercoledì notte di inizio settembre guidati da una sola parola: EVANGELION.

Forse che questo successone sia dovuto alle adolescenti dai corpi perfetti inguainate da tutine che lasciano pochissimo all’immaginazione? Potete giuraci. Ovviamente non si può ridurre Evangelion a questo, ma sarebbe cretino negare che una tale componente non sia decisiva nell’approccio alla serie.

Per avere una vaga idea di che cosa questa opera abbia fatto alla comunità nerd mondiale vi basti sapere che c’è (parecchia) gente che per circa dieci anni ha guardato le 26 puntate della serie originale e i primi due film fotogramma per fotogramma. Non scherzo ragazzi. Fotogramma. Per. Fotogramma. E non credo sia un caso se Evangelion non solo è la serie anime con più analisi e teorie, ma anche quella con il più alto numero di fanfiction e versioni hentai che abbia mai visto.

Una cosa incrdibile se pensiamo che nel 1995, quando venne trasmessa in Giappone, Evangelion fu uno dei prodotti più snobbati dell’animazione giapponese tanto da ridurre in ginocchio lo Studio Gainax che lo produceva. Per ultimare la serie, le ultime due puntate vennero addirittura composte esclusivamente da immagini statiche, scritte e frasi in sottofondo. Inutile dire che la serie stessa non avrebbe dovuto concludersi così presto (appena 26 puntate), ma che è stato deciso così soltanto per evitare disastri economici peggiori. Il successo per Evangelion arriva dopo, con la sua uscita in home video. Quando torme di ragazze e ragazzi iniziano a macinare le loro VHS alla ricerca delle immagini che più stuzzicavano i loro ormoni. Insieme alle ammiccanti ragazze dai capelli più o meno colorati hanno trovato un intricatissimo puzzle di rimandi mitologici, letterari e musicali. Insomma un vero e proprio paradiso per nerd.

Ma attenzione. Evangelion, al netto delle teorie più cervellotiche che la sostengono, di spunti di interessanti per lo spettatore ne ha molti. Il più grande di tutti, quello che in definitiva ne ha decretato la sua longevità, è che più la serie va avanti più la situazione non solo si fa sempre più cupa e disperata (cosa comune a molti anime), ma si inizia anche a intuire che le cose siano molto più complesse e nascoste di come le raccontino le puntate. E il fascino di Evangelion è anche questo, sia chiaro. Del resto Anno è riuscito ad ancorare il suo universo alla Bibbia – l’ultimo vero racconto mitologico che sia riuscito a attecchire in Occidente – con una maestria sorprendente. Anche per questo su Evangelion escono delle analisi che davvero confinano con il grado di approfondimento di una esegesi sulle Sacre Scritture per profondità di analisi e competenza tecnica. Il fatto innegabile è che gran parte della nostra cultura viene più o meno direttamente dalla Bibbia e grazie a Evangelion si può parlare dei Rotoli del Mar Morto, della lancia di Longino, e delle schiere degli angeli veterotestamentari senza timore di essere presi per dei baciapile.

Fin da subito Hideaki Anno ha giocato a rimpiattino con i suoi spettatori cercando di rimanere sempre criptico pur dando indizzi per chi volesse svelare il mistero che si cela dietro la storia. Il dialogo fra Anno e i fan si basa non solo sulla serie tv e i due film successivi, ma anche sul manga che è tuttora in corso di pubblicazione, sulla tetralogia di film partita nel 2007 e di cui questi proiettati durante la Evangelion Night rappresentano i primi due capitoli e persino (probabilmente) su alcuni art book e action figures autorizzate. In questo modo Evangelion è diventata proprio come quegli adoloscenti che hanno costituito da sempre il suo zoccolo duro. Vuole essere capita, ma non da mai tutti gli elementi per farlo e qualsiasi cosa si dica può sempre essere considerata giusta o sbagliata, dipende dai giorni.

Ma andiamo ai due film che sono stati proiettati durante la Evangelion Night. Si tratta dei primi due capitoli della tetralogia di Evangelion chiamata confidenzialmente Rebuild. Se non fossimo davanti a Hideaki Anno non avrei problemi a dirvi che si tratta di un remake della serie o comunque di un reboot (oggi parola quanto mai di moda). Siccome però siamo davanti a Hideaki Anno le possibilità possono essere molte di più. Ma che si tratti di sequel o di loop fatto sta che il primo film Evangelion 1.01: You are (not) alone (2007) eccettuate poche parti rimane la quasi pedissequa riproposizione dei primi sei episodi della serie. Ci sono aggiornamenti dal punto di vista della computer grafica ma le inquadrature sono spesso identiche tanto che più di una volta mi sono sentito davanti a una delle prime puntate della serie. Evangelion 1.01 fa un gran lavoro di sintesi, ma ha dei probelmi di bilanciamento che vengono soprattutto dal non riuscire ancora a far sentire come propri i personaggi allo spettatore per via degli ovvi tagli di alcune parti introspettive e di raccordo. Nel primo film si sente insomma ancora il peso della serie tv, vero e proprio convitato di pietra della nuova scorpacciata “evangelica”. Però le cose cambiano del tutto nel secondo film. Più spettacolare, più adrenalinico e in definitiva nuovo. La storia qui prende una strada completamente differente, ci sono personaggi mai visti, c’è gente che ritroviamo con piacere molto prima e tutto viene gestito alla perfezione. Storia, regia, effetti speciali vanno alla grande. Praticamente l’unico difetto del secondo capitolo Evangelion 2.02: You can (not) advance (2009) è che finisce troppo presto tanto è vero che alla fine, finita la scena dopo i titoli di coda, è scoppiato una specie di mugugno di protesta piuttosto che un vero applauso. E poi c’è il bello di vedere un’opera del genere con la sua fanbase, ritrovarsi nottetempo a parlare con perfetti sconosciuti di aspetti tecnici e narrativi del film appena visto, accomunati solo dal fatto di esserne fan. La parte migliore della serata. Ci vediamo tutti per l’uscita al cinema di Evangelion 4.0: Final.

 

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