// you’re reading...


Fest-o-rama

Glasgow Film Festival 2015 | a world of cinema
Glasgow, 18 febbraio – 1 marzo 2015

Charlie Rennie Mackintosh aveva formidabili baffi, ed era, in generale, uno che capiva le linee. Il suo progetto per il Willow Tea Room del 1903, per dire, è un trionfo di simmetrie verticali. Colonnine bianche (scanalate in tre parti) a contornare i quattro lati di uno camminatoio rialzato, sul quale gli spazi sono scandidi dalla successione ordinata e composta delle sedie – le sedie di Mackintosh, appunto, con quegli schienali alti e dritti che fanno pensare, nel loro miscuglio di grazia e rigore, a certe pagine di Wittgenstein.

Siamo in Sauchiehall Street – pronunciato souki: la fonetica scozzese opera in vie misteriose – a Glasgow, sulla costa orientale del paese. La rivalità tra questa città – postindustriale e operaia, spigliata e fiera nei suoi palazzi in mattoni rossi – e la più patrizia capitale, Edimburgo, è di quelle che sorreggono interi immaginari: vedi Madrid e Barcellona, Milano e Roma, New York e Los Angeles, eccetera. Il Glasgow Film Festival ricalca lo stesso modello, presentandosi come il cugino simpatico del più blasonato Edimburgh International Film Festival, del quale vi dicevo (qualche anno fa) qui.

Cugino simpatico, dicevo: il festival- codiretto da Allan Hunter e Allison Gardner -  è di quelli che fanno mostra di sprezzare il tappeto rosso, per presentarsi come evento della città (e non alla città). Filoni tematici, incontri serate e feste a tema, e perfino un percorso guidato alla riscoperta dei vecchi cinema che costellano questa come tante altre città di antica industrializzazione (pare che negli anni Trenta Glasgow avesse più cinema pro capite di qualsiasi altra città del mondo).

Il programma non scontenta. Si capisce che è messo insieme con umiltà e attenzione. Due retrospettive: una su Ingrid Bergman e l’altra sul cinema australiano. E poi un ventaglio di titoli sia nuovi già premiati a festival di primo piano – Locarno, Berlino, Venezia, accompagnati da finestre esplorative su quello che (non senza qualche perplessità ideologica) si continua a chiamare comunemente world cinema. Ma anche incontri con rappresentanti dell’industria, una serie di istallazioni sperimentali e di videoarte sparse per la città, e un microfestival parallelo dedicato ai film de paura, intitolato (non senza brio) Frightfest. Insomma, un progetto aperto, che dialoga con la città e la sua gente attraverso canali e registri diversi.

Più di questo, tristemente, non so dirvi: la mia permanenza al GFF quest’anno si è limitata a una intensa giornata di visioni e studio cinematografico. Nei prossimi giorni squadernerò i contenuti del mio taccuino di appunti: per il momento, se volete farvi un’idea più chiara dei discorsi e delle energie che girano intorno all’evento glasvigiano, vi rimando al sito, e in particolare all’intervista col programmatore del festival (Hunter), in cui il nostro uomo dichiara candidamente che, ad averne l’occasione, farebbe a cazzotti col senatore americano che accusò la Bergman di corruzione morale e si sbaciucchierebbe volentieri David Tennant. Così si fa, Allan.

— carnet di visioni

Discussion

No comments for “Glasgow Film Festival 2015 | a world of cinema
Glasgow, 18 febbraio – 1 marzo 2015”

Post a comment