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Il Cinema Ritrovato
Bologna, 29 Giugno-6 Luglio 2013

Il Cinema Ritrovato è forse il mio Festival cinematografico preferito. Ne apprezzo l’atmosfera, il mood, e la qualità dei film proiettati. Facile direte voi, un Festival d’archivio non è costretto a sottostare alle leggi del mercato, non sono obbligati a selezionare i film dell’anno in corso e potendo attingere a tutta la storia del cinema è facile costruire un programma di qualità. Tendo a concordare ma resta il fatto che il Il Cinema Ritrovato è un un momento non solo per rientrare in contatto con la storia del cinema, ma anche di scoprirne delle parti che, per un motivo o per l’altro, tendono a passare più inosservate e meno ricordate di altre.

Quest’anno una delle più interessanti riscoperte per chi scrive è stato il cinema ceco degli anni Sessanta. Divertente, leggero ma allo stesso tempo profondamente politico. La rassegna è stata curata dalla Cineteca di Praga e si concentrava sull’uso del colore e della pellicola Orwo nel cinema ceco del decennio. La rassegna ha ospitato due pellicole di Véra Chytilovà, Le Margheritine del 1966, e Un sacco di pulci del 1962, entrambi film che posano il loro sguardo sull’universo femminile, il primo attraverso le avventure di due giovani spensierate e con la tendenza a distruggere e consumare, il secondo, attraverso una particolarissima soggettiva punta lo sguardo su delle giovani lavoratrici che vivono tutte assieme in un collegio che le dovrebbe preparare per la vita adulta. Quest’ultimo è stato recentemente restaurato dall’Immagine Ritrovata di Bologna e il film era stato ripresentato lo scorso anno alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sempre all’interno della rassegna ceca ho avuto modo di vedere, Un giorno un gatto di Vojtec Jasny del 1963, il cui gatto del titolo ha la capacità, una volta che gli si tolgano gli occhiali, di colorare le persone in base alla loro personalità (di rosso gli innamorati, gli ipocriti in viola, i bugiardi in giallo ecc) un magnifico esperimento di colore e di profonda critica politica. Pure Lemonade Joe di Oldrich Lipsky del 1964 si è rivelato una piacevole sorpresa. Un western votato alla parodia e al nonsense. Altro genere, ma anche in questo caso diverso dai canoni, è Icaro XB1 di Jindrich Polàk del 1963, film di fantascienza che ricorda (o meglio pare anticipare) i toni da un lato di Solaris di Tarkovsky e dall’altro di 2001 di Kubrick. Infine faceva parte della rassegna anche La signora dei binari di Ladislav Rychman del 1966,  un musical dai mille colori che racconta la condizione sottomessa delle donne nella Repubblica Ceca degli anni sessanta e immagina una ribellione a suon di parrucche e riscoperta della femminilità.

Altrettanto interessanti sono stati i due musical giapponesi, apparteneneti alla rassegna Il Giappone parla! Seconda parte. Cantanti e spadaccini: Romantico e folle di Kajiro Yamamoto del 1934 e Vita ebbra di Satoji Kimura del 1933. Questi film, come recita il catalogo del Festival, servivano principalmente alle case di produzione musicale durante gli anni trenta, per lanciare i propri cantanti e renderli delle star. Per quanto non si tratti di capolavori della storia del cinema giapponese, queste pellicole sono comunque estremamente divertenti e denotano certamente un alto grado di autoironia. Specialmente il film di Yamamoto prende in giro il sistema universitario giapponese e i suoi studenti, dipingendoli come degli idioti, dei bambinoni che pensano che Cleopatra sia o la moglie di Napoleone o una famosa attrice americana. Un aspetto culturale interessante che emerge da queste pellicole è la passione che i giapponesi hanno non solo per l’alcol e il suo consumo, ma anche (se non soprattutto) per la birra. In entrambi i musical infatti il sogno dei protagonisti o dei loro amici è quello di aprire un locale dove venderla.

La rassegna dedicata al Cinemascope è stata invece, per quel poco che ho visto, leggermente deludente. Non tanto per la qualità dei film (che ha essere sinceri non mi hanno fatto impazzire) ma proprio per quella della copia di proiezione. Entrambi virati in un improbabile arancione, né Lo sciacallo di Jean-Pierre MelvilleSammy va al sud di Alexander Makendrick sono stati all’altezza del resto della programmazione del Festival.

Sempre maginifici invece i film della rassegna Tenerezza e ironia: Vittorio De Sica, attore e regista.  Teresa Venerdì è un gioiello della storia del nostro cinema che non avevo ancora avuto modo di vedere, così come Il Giudizio Universale, Il processo di Frine e Peccato sia una canaglia (gli ultimi due diretti Blasetti ma intepretati da De Sica). Unico appunto rispetto a questa retrospettiva è la durata infinita delle presentazioni, in certi casi davvero troppo lunghe. Molto interessante anche la rassegna Ritrovati Restaurati ho invece avuto modo di vedere (ovviamente la rassegna era molto più ampia ma vedere tutto è tristemente impossibile, quindi vi riporto quello che sono riuscita a vedere) The invisible man di Jhames Whale del 1933 restaurato da Technicolor per il Centesimo Anniversario della Universal Pictures, In pieno sole di Renè Clement del 1960, il Riccardo III di Laurence Olivier del 1955 (che ha più di qualunque altro film messo in difficoltà il mio fisico e la stanchezza che avevo accumulato durante i giorni del festival) resaurato dalla Cineric Inc di New York, Experimental Terror di Blake Edwards del 1962 restaurato grazie alla collaborazione della Cineric e Sony Pictures, Model shop di Jaques Demy del 1969 il cui restauro digitale è stato svolto a Los Angeles dalla Colorworks, Le Pointe Courte di Agnès Varda del 1955, e Il gusto del sake di Yasujiro Ozu del 1962 il cui restauro era già stato presentato a Maggio al Festival di Cannes ed è stato promosso dal National Film Centre di Tokyo. Tutti ottimi restauri di film molto belli.

Non possiamo poi scordarci di Lettere da Chris Marker, che aveva però il difetto (non trascurabile per chi, come me, non sa il francese) di essere sprovvista di sottotitoli. I non francofoni erano pertanto costretti a vedere i film in oversound, con le cuffie, il che non è proprio una condizione di visione ideale. Inoltre, durante l’incontro tenutosi con Agnes Varda, la regista ci ha dato modo, grazie a un piccolo ma divertentissimo cortometraggio initolato Dans l’atelier de Chris Marker, di entrare non solo nell’atelier di Marker ma addirittura nell’isola su Second Life che questi aveva creato per se stesso e il suo gatto. Di questo incontro, come gli altri che si sono tenuti durante il Festival, è stata fatta una registrazione video. Non ho notizie in merito, ma nel caso in cui dovessero essere caricati online, ve ne consiglio la visione in quanto è stato un incontro molto interessante e divertente.

Il cinema ritrovato è poi pure un momento di dibattito attorno alle tematiche del restauro, della conservazione e dellla diffusione del patrimonio cinematografico mondiale. Una serie di incontri e laboratori erano volti a discutere dei singoli restauri presentati durante i giorni del Festival, altri invece si concentravano maggiormente sul dibattito attorno al digitale e su quale sia il supporto migliore per la proiezione dei film. Di feticisti della pellicola ce ne sono davvero molti (e come lo scorso anno, anche in questa occasione erano rappresentati da Olaf Moller, critico tedesco, che  ha espresso le sue opinioni in un incontro intitolato La guerra è vicina), ma a mio avviso, la loro posizione è totalmente incomprensibile. Per quanto difatti pure io apprezzi molto la pellicola e la sua grana, non riesco a appoggiare una posizione che vuole escludere totalmente il digitale. Personalmente tendo a ritenere che il film debba essere proiettato nella sua condizione migliore e non voler proiettare un ottimo restauro digitale perché è disponibile una pessima copia in pellicola, in nome di una presunta maggiore vicinanza alla copia di proiezione originaria, è illogico e incomprensibile. Si è discusso di questo assieme al Delegato del Festival di Cannes, Thierry Frèmaux, che sostenendo questa posizione ha pure condiviso con noi la difficoltà di relazionarsi invece con chi reputa la pellicola l’unico supporto possibile (e raccontandoci della problematiche avute lavorando con Tarantino proprio in quanto feticista). Sua opinione è che al titolo dell’incontro Tra film e digitale. Un futuro per il passato andrebbe aggiunto un punto interrogativo perché è troppo presto per prendere una posizione netta attorno a questo dibattito.

Sempre della querelle digitale è poi pure parlato durante la presentazione del libro Archival Film Festival (libro che vede, tra gli altri, pure un intervento del nostro Folquet). Una delle contributrici infatti notava  come il lavoro di un archivista consista fondamentalmente proprio nel riversamento di un testo da un supporto/media a un altro per riuscire a conservarlo. Ma il dibattito è tutt’altro che vicino all’essere chiuso. Un problema essenziale che deve essere risolto è innanzi tutto la definizione di uno standard per il digitale che ancora latita. Inoltre la proliferazione del digitale porta purtrroppo alla perdita di un’expertise, ovvero la capacità di proiettare in pellicola da parte del proiezioniata, che oggi troppo spesso si limita a premere sul pulsante del play, il che è ovviamente un problema. Insomma, le argomentazioni sono numerose e la soluzione a questo dibattito lontana, se non irraggiungibile.

Questo dibattito porta poi pure con sé tutta un’altra problematica e legata alle modalità di consumo. In un’epoca in cui la cinefilia si esprime e viene consumata pure, se non soprattutto, attraverso la rete, il rischio che si corre è quello che la sala perda la sua centralità non solo tra chi il cinema lo consuma saltuariamente, ma anche tra quelli che lo studiano e lo amano (si veda, sull’argomento, l’intervento di Folquet a margine della passata edizione del Cinema Ritrovato). Se Ian Christie accoglieva con piacere il fatto che su youtube sono spesso reperibili film rari, altri guardano con preoccupazione alla nascita dei primi Festival di cinema totalmente online (come il My French Film Festival, di cui un paio di anni fa abbiamo parlato pure noi). I Festival rappresentano un momento non solo di visione dei film ma sono anche un luogo di incontro per appassionati e studiosi. Pertanto riesco a comprendere la paura che questi approdino sempre più alla rete (pure Venezia lo scorso anno ha inaugurato una sezione visualizzabile online), ma personalmente non credo che sia un passaggio veloce né tanto meno che si realizzerà realmente. Resta tuttavia la constatazione di un progressivo e preoccupante invecchiamento del pubblico che vi partecipa. L’età media del pubblico quest’anno a Bologna era decisamente alta, molti capelli bianchi e molti pochi studenti. Dato preoccupante in particolar modo dato che si svolge in una città in cui ha sede uno dei più importanti DAMS italiani (e che il prezzo dell’accredito per gli studenti del dipartimento era di soli 20€).

Resta il fatto che anche questa edizione de Il Cinema Ritrovato, con le sue quattro sale al chiuso e Piazza Maggiore come suo centro nevralgico notturno, è stata indubbiamente un successo. Non riesco a ricordarmi così tante persone lo scorso anno, ed è un piacere immenso sentire tante lingue straniere. Voci di corridoio mormoravano che il 50% degli accreditati erano esteri, il che è magnifico perchè vuol dire che le eccellenze del nostro paese sono celebrate e tenute in considerazione nel mondo. Non è un caso che il libro sui Festival d’archivio di cui vi parlavo poco fa (pubblicato dall’Università di Saint Andrews e a cui hanno collaborato studiosi e esperti di tutto il mondo) ponga una attenzione particolare sui Festival di Pordenone e di Bologna. Il nostro è un paese in cui si crede che con la cultura non si mangi ma in realtà non facciamo altro che ribadire che è proprio questo l’ambito che maggiormente ci rende onore a livello internazionale. Il problema è che se ne certe manifestazioni hanno più risonanza all’estero che da noi. Ma anche questo è un problema annoso, è più facile convertire un feticista della pellicola al digitale che far accorgere a chi governa il nostro Paese quali sono i settori su cui si deve davvero puntare.

Discussion

One comment for “Il Cinema Ritrovato
Bologna, 29 Giugno-6 Luglio 2013”

  1. L’intervento della Varda di cui si parla nell’articolo è interamente recuperabile qui: http://vimeo.com/69754839

    Posted by Francesco Grieco | August 14, 2013, 4:09 pm

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