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Sushi | Film

Il Sentiero
(Na Putu, Jasmila Zbanic, 2011)

Jasmila Zbanic nel 2006 aveva vinto l’Orso d’oro a Berlino con un film duro e impegnato dedicato agli stupri di guerra, Il Segreto di Esma. Lei, regista, sceneggiatrice, produttrice di Sarajevo, ha conosciuto gli orrori della guerra, i conflitti religiosi e i vincoli imposti dalla cultura alle donne. E in un certo qual modo rappresenta un cinema europeo che sa guardare molto più in là dei Balcani, portando alcune tematiche che releghiamo al Medio Oriente sull’uscio di casa nostra.

Con questo suo secondo film la Zbanic tiene l’asse ai confini del  mondo occidentale, analizzando attraverso l’immediato universo familiare i problemi della cultura, della religione e della sessualità. In Il Sentiero, la vita di una normale coppia in cerca di un primo figlio viene stravolta dalla svolta dell’uomo al fondamentalismo islamico, svolta dovuta ad un incontro casuale con una vecchia conoscenza, un amico di scuola ora seguace ortodosso della religione.

Il cambiamento di Amar (Leon Lucev) è radicale, l’uomo rinnega l’alcol e la vita mondana di un tempo, ma soprattutto riapre in maniera revisionista  la parentesi dolorosa del conflitto, giustificando il genocidio come volontà di Dio nei confronti di un’umanità empia. La rottura appare ormai insanabile, soprattutto con la moglie Luna (Zrinka Citesic), hostess e dai comportamenti emancipati, che nel conflitto aveva dovuto seppellire una prima serenità familiare con i corpi dei genitori uccisi e ora dovrà intraprendere un nuovo sentiero in solitaria, distaccandosi definitivamente dal marito.

Ma proprio quando il film sembra aver giocato tutte le carte, diventa centrale il tema della maternità, con il distacco dal mondo di lui che va di pari passo al disinteresse per il sesso e il rifiuto delle tecniche di inseminazione artificiale prima cercate e caricate di valore e speranza. A questo si legano quello della modernità e necessariamente quello sulla femminilità.

Il film procede quindi su più piani, percorrendo temi con mente lucida e capacità di analisi profonda ed intelligente, coadiuvato da una buona regia e dalla capacità di descrivere i personaggi e la loro psicologia con attenzione e sensibilità. Quello che più sorprende in Il Sentiero è la capacità di coinvolgere con la narrazione concedendo ampi spunti di riflessione, fornendo attraverso Amar e Luna una panoramica su un mondo, quello bosniaco, a cavallo tra l’islam e l’Europa. Luna ne è la sintesi perfetta, con il suo tentativo di unire il vecchio al nuovo, il suo desiderio di indipendenza orgogliosa e pulita, l’affetto lacerato per il villaggio abbandonato.

Ma attenzione, non siamo di fronte ad un film politico, neppure a un film tesi. Il sentiero del titolo in realtà è una strada che prende più direzioni, non offre risposte agli interrogativi. Concede solo una visuale ravvicinata del mosaico culturale bosniaco, mostrando come i conflitti tra cultura, vita pubblica e privata non siano una prerogativa del Medio Oriente.

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(Na Putu, Jasmila Zbanic, 2011)”

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