Facciamo quelli seri. Trattiamo questo film come se fosse un prodotto degno di analisi e parliamo di un tema che nessuno ha fin’ora osservato riguardo a questa pellicola: la nostalgia. In realtà non è per nulla vero, tutti, ma proprio tutti, hanno parlato di questa pellicola come di una pellicola molto nostalgica. Quello che però non hanno fatto è stato osservare la banalità e la facilità con cui questo elemento nostalgico viene messo in scena.
Iniziamo dal principio: il film è narrato da Giorgio (Raul Bova) che ricorda con nostalgia i giorni di quella avventura che lui e i suoi ex compagni di liceo avevano vissuto: ridare la prova di maturità. Ovviamente durante il corso della pellicola troviamo continui rimandi nostalgici al periodo del liceo e quindi non abbiamo un incastro di ricordi semplice, ma bensì doppio. Il ricordo nel ricordo, la nostalgia nella nostalgia e il latte ai ginocchi nel latte ai ginocchi. Apparentemente questo doppio incastro potrebbe far dire: “guarda che figata”, ma sono facili e prematuri entusiasmi che si dissolvono non appena la scena cambia e si arriva alla sequenza successiva. Così scopriamo che Pietro (Luca Bizzarri) conduce un programma alla radio, che si intotola “Vorrei tornare”, dove gli ascoltatori richiedono dei pezzi che ricordano dei periodi e momenti felici della loro vita. Già iniziano a cascare le braccia. Poi arriva Lorenzo (Ricky Memphis) che vive ancora con i genitori, nella vecchia camera da adolescente con il letto a castello della sua infanzia. Dopo l’arrivo della grande notizia che dovranno rifare l’esame di maturità, i due si recano nella scuola dove hanno fatto le superiori,vanno a visitare la vecchia classe e lì riemergono i ricordi: dove stavano seduti, la prima frase che un professore per spiegare cos’è la filosofia disse a Pietro (e cito, ho preso appunti durante il film) “La filosofia è che questo momento non lo rivivrai mai più”. E poi i giochi a subbuteo e le versioni di greco, cantare la sigla di Ufo Robot e giocare a un due tre stella… NO FERMI, PARLIAMONE: GIOCARE A UN DUE TRE STELLA??? Ma chi cazzo è che sopra i 7 anni gioca ancora a un due tre stella? Perché non inserire pure una scena di nostalgia per il liquido amniotico già che ci siamo?
Come tralasciare poi le storie d’amore tra un imbranato e una ninfomane che va ai N.A (ninfomani anonimi)? Oppure la donna separata con figlia che ama profondamente il minestrone classico farro e orzo e che cerca di fare di tutto per non farlo uscire di produzione? O dell’uomo che ha paura di avere un figlio ma poi capisce che non è vero come dice Epicuro che bisogna vivere alla giornata perché si può sempre finire sotto a un autobus, ma che bisogna costruirselo l’avvenire (che poi non sono proprio sicura che Epicuro abbia mai parlato di autobus, ma controllo su wikipedia e vi faccio sapere)? O infine gli orribili effetti rallenty del finale del film abbelliti da una terrificante fotografia giallognola tipica di quando “si vuole fare i nostalgici”? A tutto questo aggiungiamo che gli attori di questo film non sono degli attori e la frittata di pollina è fatta.
(Per chi non lo sapesse, la pollina è un concime a base di escrementi di pollo).





io qualcosina avevo scritto qui:
http://tinyurl.com/62jhbst
Non sarei così drastico col film, in fondo è meno peggio di tante altre commedie generazionali di trentenni-quarantenni e dimostra un pizzico di sincerità.
Concordo su (alcuni) non attori
Sincerita’? Bah non so… Non l’ho scritto nel pezzo ma questo film e’ pieno di product pleacement. Tutta la parte di trama che riguarda la Bobulova e’ sorretta e portata avanti proprio da uno di questi. E’ giusto parlare di sincerita’ per un film che ti spiattella cinque sei marchi diversi nei primi quindici/venti minuti di film? Non so…
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