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Sushi | Film

La Talpa
(Tinker, Tailor, Soldier, Spy, Thomas Alfredson, 2011)

Misterioso, freddo e raffinato, questo il film presentato a Venezia ci riporta alle orecchie il nome di Thomas Alfredson, uno che in sottrazione si era già parecchio esercitato con i vampiri di Let Me In, piacevole e algida sorpresa della passata stagione.

Questa volta il punto di partenza è la trasposizione del romanzo di Le Carré, ma a differenza di quello che fu l’adattamento per il piccolo schermo con Alec Guinnes, il film di Alfredson risplende di luce propria benché fredda, rivelandosi come un prodotto impeccabile, elegante e meticolosamente curato.

Alfredson evita volutamente ogni spettacolarizzazione, cerca un clima dimesso e consunto andando a trasformare in sensazioni visive quelle di appartenenza ad altre sfere sensoriali. Sigarette, cappotti, passi felpati: la regia si concede numerosi dettagli e distrazioni, come in uno sfoggio di grandezza mai ostentata, bensì lasciata implodere.

Detto questo, resta da intendersi sul perché un film come Tinker, Tailor, Soldier, Spy possa ridimensionare attori immensi come Colin Firth e vantare nel cast nomi come quelli di Tom Hardy, Gary Oldman (qui protagonista indiscusso nei panni dell’agente Smiley), Mark Strong e molti altri. Resta soprattutto da chiedersi come possa essere costruito su un’idea molto semplice (la caccia alla spia, la talpa del titolo) e reggersi nello stesso tempo su un’architettura intricata forse nemmeno praticabile fino in fondo.

Londra, 1973. Control (John Hurt) è a capo del servizio segreto di Sua Maestà, o per lo meno lo era prima del fallimento di una missione in Ungheria che è costata la vita a un agente. Oltre alla testa di Control, a saltare è quella di Smiley, o così pare, dato che l’agente viene poi convocato in gran segreto e riassunto con una missione ben precisa: trovare la talpa che sta giocando una doppia partita e che patteggia per i russi agendo dall’interno del gruppo del Circus.

Argomentazione naturale per Le Carré che fu agente al servizio del MI5 e MI6 e che vide la propria copertura andare all’aria proprio a causa di un doppiogiochista filosovietico, ma a sorprendere è la naturalezza e la raffinatezza asciutta con cui l’argomentazione viene condotta dal regista, che gestisce con abilità innegabile e sapiente maestria una tessitura già notevole. I suoi agenti inglesi sono ben lontani dal Bond ormai americanizzato, sono spie che parlano del più e del meno e che si nutrono di microazioni reali, come quella di un té, e che quindi possono concedersi anche il lusso di non essere irresisistibili o belli in modo sconvolgente.

Il regista svedese tesse una maglia con i fili del tradimento e del sospetto. La regia provvede poi a stringere i nodi di questa maglia all’impalcatura, fino a farli venire in superficie e farli emergere come punti falsi propri della natura umana: quella che emerge in uomini soli come il protagonista Smiley, il più solo tra i soli, ma quindi – per dirla con Ibsen – anche il più forte. O forse, semplicemente, quando l’ideale romantico che rende tale l’eroe lascia il passo alla disillusione, alla solitudine e allo spaesamento, le azioni quotidiane che rendevano tanto umani i personaggi diventano l’altare su cui viene sacrificata la loro umanità in nome di un più bieco grigiore esistenziale. Lo stesso grigiore che si ritrova in quelle spy story ambientate dopo il crollo del Muro, quando anche lo spionaggio stava ormai cambiando radicalmente la propria dimensione.

Discussion

One comment for “La Talpa
(Tinker, Tailor, Soldier, Spy, Thomas Alfredson, 2011)”

  1. D’accordo con te riguardo l’interpretazione dell’intero cast. Oldman e Firth immensi.
    D’accordo anche sul fatto che la spettacolarizzazione non sia cercata ne tanto meno voluta … ma questa freddezza rischia di sfociare nella noia.
    Mi spiego. Per un film come lasciami entrare capisco determinate scelte registiche, che portano a una lentezza di fondo … e le ho anche apprezzate. Ma in un film di spionaggio come questo – che non deve essere necessariemente adrenalico e d’azione, s’intenda – la suspance DEVE essere la parola d’ordine, in questo film ho avuto l’impressione che tutto proceda in maniera eccessivamente monotona e poco coinvolgente.

    Posted by Nate | January 17, 2012, 11:38 pm

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