La verità nascosta – titolo italiano per La Cara Oculta scelto da Moviemax, che si rifà evidentemente al ghost-thriller coniugale diretto da Zemeckis con Harrison Ford e Michelle Pfeiffer, Le verità nascoste – è il nostro film di S. Valentino.
In realtà avrebbe avuto tutti i numeri per essere la controparte maschilista dell’8 marzo, la festa della donna oggetto, avendo tra le interpreti la vincitrice del premio Gallina dell’anno, Martina Garcia. Ovviamente non vi è stata partita con Conan il Barbaro – ormai il film dell’otto marzo – quindi parlando con Folquet abbiamo deciso di tenerci la recensione per il giorno degli innamorati. Anche perché il motore de La verità nascosta è una prova d’amore, e noi siamo degli inguaribili romanticoni.
Poi, per dirvela proprio tutta, un giorno mi ha chiamato Folquet e mi fa «Vez, sono il direttore. La patata di questo mese potrebbe essere Martina Garcia…la ragazza se la gioca facile». Ora, io del mio direttore mi fido, perché lui, nonostante giochi a fare l’accademico, di patata è un discreto intenditore. Ed effettivamente durante la visione della prima metà del film in cui lei appare sempre biotta, ma anche da quello che il trailer lascia intendere, lei è una patata. Il problema è che poi succede il fattaccio. Si leva la maglia e deve aver lasciato tutto a casa, dico nella sua vecchia abitazione, quella dove stava prima di trasferirsi a casa di Adrian (Quim Gutierrez) dopo la dipartita di Belen (Clara Lagos).
Però la storia d’amore, il movente, la gelosia, c’erano, quindi abbiamo detto, si dai mettiamolo fuori a S. Valentino e inventiamoci qualche scusa per nascondere il fatto che storie d’amore quest’anno non ce ne sono e ne sentiamo la mancanza. E poi a suo modo ci sono i nazi, e io per i film che ci infilano dentro i nazi ho un nonsoché. Qui c’è un bel bunker nazi, con divisa, cibo in scatola e simpatiche fotografie e appunti.
La storia è semplice: Belen è la fidanzata di Adrian che viene chiamato a dirigere la filarmonica di Bogotà, e lei per amore decide di seguirlo. Il problema è che Adrian (Gutierrez che per tutto il film prova a essere bello e tenebroso) pare piaccia, e sfarfalla alla grande. Così dopo aver affittato la casa da una simpatica vecchina ariana, il caso vuole che ci sia la possibilità di metter il ragazzo alla prova.
Ma io vi chiedo: voi se la vostra padrona di casa – dichiaratamente fuggita dopo la Seconda Guerra Mondiale perchè immischiata nei fattacci – vi dovesse dire «ah quasi dimenticavo, la casa ha anche un bunker segreto a prova di bomba. Nasconditici dentro e vedi un po’ lui cosa fa», dico, non scappereste lontano correndo per miglia senza voltarvi? Ci entrereste anche dopo aver visto la succursale sudamericana di un gabinetto del dottor Mengele? Ebbene Belen ci fa persino merenda. E poi, mi chiedo, quel cane – che era il cane di un nazista e che ora è puccipucci – in quegli anni chissà cosa ha combinato.
Vabbè, comunque lei accetta la prova, ma si dimentica le chiavi fuori, e voi lo sapete già perché il trailer sputtana tutto alla grandissima. Insomma è fottuta, e lui trova un’altra ragazza subito dopo essersi disperato qualche minuto. Spoiler: chiavata dallo specchio. Ma quello che non sapete è che c’è l’aggiunta anche del sonoro, una delizia davvero.
Da qui parte THE DRAMA. L’idea di La verità nascosta è fighissima, no words. Il problema è che il film ha troppa fretta di spiegarsi, rinunciando da subito – addirittura nel trailer – a gran parte dei colpi di scena. O meglio, forse è il trailer il problema con il suo essere uno spiegone. Se si capita secchi in sala allora funziona tutto a meraviglia, con una prima parte che sembra una ghost-story in stile classico casa infestata e poi la svolta, che se da un lato aumenta la dose di adrenalina (la prima parte del film di fatti è un po’ blanda) dall’altro cede a dialoghi ridicoli e grotteschi che pesano moltissimo sul giudizio finale del film. Qui entra in scena Fabiana (Martina Garcia). Sarà lei a scoprire la verità sulla scomparsa di Belen, e sarà lei a portare avanti la storia per l’ultima mezz’ora quando ormai tutto sembrava esser giunto ad una conclusione. Per questo la ringraziamo, e le perdoniamo parzialmente la stupidità di cui si è fatta promotrice per tutto il resto del film.

Andi Baiz, dopo aver convinto nel 2008 con Satanas, che venne candidato agli Oscar come miglior film straniero, ritorna al cinema prodotto da 20th Century Fox. L’idea è ottima, la resa un po’ meno e alla fine il film non riesce a raggiungere la sufficienza proprio a causa della comicità involontaria delle situazioni, dei suoi dettagli assurdi (dal tombino in camera, allo spazzolino da denti utilizzato da terzi, ad uno stato di decomposizione dopo appena due giorni), dialoghi ridicoli peggiorati da un doppiaggio davvero sottotono.
Poi possiamo parlarne di tutte le menate filosofiche che so che usciranno. Metafora del cinema e della condizione dello spettatore. Metafora doppia del grande fratello, con Belem reclusa in casa e Fabiana che viene spiata inconsapevolmente da Belem che non perde tempo a commentarne acidamente le azioni. Ma ne siete sicuri, ovvero qualcuno sente il bisogno di fare della filosofia spicciola a partire da un film come questo? Io no di certo.






Dimenticavo. Nella prima parte ci sono una serie di citazioni di film horror. Baiz cita esplicitamente senza molti fronzoli. Per dirne due, Nightmare e Psycho, tutti e due nel bagno che è un pò la sala regia, dato che catalizza tutte le attenzioni e giustifica gran parte degli espedienti orrorifici attuati. Prima nella famosa scena della vasca, con inquadrature e montaggio analogo, poi nella scena della doccia, con gli stacchi su acqua e tenda che già sappiamo.
Sono sicuramente l’unica a pensarla così ma… a me è piaciuto! :)
Ciao Silvia!
Per me un’occasione sprecata, l’idea di partenza mi aveva stuzzicato non poco, il risultato un pò meno.
Per un pò film così farò a meno…tipo ATM lo evito come la peste.