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Duemiladodici. Al volgere dell’anno (cosmico) attendo l’ekpirosi sorseggiando vin brulé. Attendo: ma il mio privatissimo ciclo (cosmico) se ne infischia del calendario Maya, e per aprire le flammantia moenia mundi non basta più nemmeno la boccia di Tesco (o forse non è mai bastata). Insomma così, altro giro altra corsa, come alle giostre come alle medie.
Duemiladodici, le nostre adolescenze triangolate tra gli 883 e i Nirvana. Non ci volevano i Maya per capire come sarebbe andata a finire. Noi certo i nostri assi ce li siamo calati (che altro potevamo fare?), ma oggi Severino scrive che comunque la Crisi, lei, è sempre lei (come Marlon Brando): l’ultimo rigurgito della fine, il respiro corto cortissimo di un Occidente squassato dal neo-liberismo e dall’afasia di un pensiero troppo post per portare ancora a casa qualcosa. Vengono in mente quei tre versi fulminanti del tardo E.M.: Rabberciando alla meglio / il sistema hegeliano / si campa da più di un secolo. / E naturalmente invano.
Intanto ascolto i Massimo Volume, che naturalmente spaccano, e scorro lo sguardo sulle classifiche sansilvestrine. Shame, Drive. Melancholia, The Tree of Life. Con la serena eccezione umanista di Zampa – radici sempre più lontane e sempre più profonde – ritrovo un anelito, un bolero di palingenesi che dalla fine si volta a guardare l’inizio. E naturalmente viveversa: ma che importa? Quel che conta è darsi la spinta, il resto verrà da sé: altro giro altra corsa, come alle giostre come alle medie.
Palingenesi e uomini soli. Manca questo, alle riflessioni del Cattivo sulla fenomenologia del potere odierno: l’icona dell’eroe sconfitto, dell’irriducibile Zeno chino ad accendersi l’ultima paglia. Se lo facessero oggi, un adattamento della Coscienza, ci sarebbe chiaramente Ryan Gosling. O forse no, perché secondo me Ryan Gosling non fuma. E poi basta guardare la cinquina del Cattivo per capire che di uomini soli (o sul punto di esserlo) il cinema del veterocosmico duemilaundici non manca punto.
E quindi questo sarebbe tipo il mio personalissimo editoriale. Ne approfitto prima di chiudere in anticipo sui vostri sberleffi per informarvi del fatto che la nostra ricognizione critica sul cinema stereoscopico (aperta a dicembre) procede alacremente. Stiamo cercando di mettere insieme una rete europea e raccogliere contenuti. Se le cose girano come abbiamo messo in conto, dal prossimo mese inizieremo a buttar giù un’altra rotta da esplorare in parallelo. Per intanto buon anno, e poi oh, in bocca al lupo a tutti.
Edimburgo, 1 gennaio 2012.
— folquet
foto: Filo… conduttore, Chiara Margherita Mazza, Premio Terna 2001, dettaglio
video: We All Go Back To Where We Belong (Kirsten version), diretto da Michael Stipe, Dominic DeJoseph, Warner Bros. Records 2011.
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