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retrospetti

Per amor vostro
(Giuseppe M. Gaudino, 2015)

Quando “brava gente” e “criminali” vengono in contatto le cose spesso vanno più o meno così: i criminali vessano chi gli capita a tiro e la brava gente fa finta di non vedere, non sentire e non sapere. Non parla perché lei le cose non le sa. Ovvio che è una bugia, ma è una bugia che regala sicurezza e un’anima immacolata: e in determinate latitudini non è poco.

Il compito principale di Per amor vostro è proprio quello di scoprire questa bugia, di far capire che se anche non si compie un crimine, se quel crimine viene taciuto si è responsabili fino in fondo – anche fosse solo per quieto vivere e non per complicità vera e propria.

La tesi a mio parere è integralista, e toglie un grosso fardello a tutte le strutture pubbliche che stanno lì apposta per battere il popò a chi si serve dal barattolo del miele con le mani. Vero anche che in un mondo vischioso come quello che creano la mafia, la camorra o la ‘ndrangheta una posizione così dura forse ha un suo senso, specialmente in fatto di cultura civica.

E il film di Gaudino racconta proprio dello svelamento da parte di Anna (Valeria Golino), una madre di famiglia napoletana, dei loschi affari di suo marito (Massimiliano Gallo) un uomo da cui non riesce a staccarsi nonostante non lo ami più. Un uomo che però fino ad ora le ha permesso di vivere una vita piuttosto dignitosa, e di tirare su tre figli. Niente di che, ma in un contesto miserabile scendere a fare la spesa senza preoccuparsi del conto dal verduraio può fare molto comodo.

L’occasione di svolta sembra venire quando Anna inizia a lavorare come gobbo nel set di una soap opera con un attore (Adriano Giannini) che la affascina facendola cadere fra le sue braccia.

Ora, questo canovaccio potrebbe anche essere interessante, ma purtroppo è immerso in un mare di velleità artistiche andate a male, e sconforta il fatto che quasi niente sembra essere lasciato al caso o frutto dell’inesperienza di chi lo ha fatto. Per amor vostro ha questa veste e questi contenuti perché così è stato fortissimamente voluto.

Oltre a essere tutto girato in un bianco e nero ben più pedante di quello di Pleasantville (1998), il film si avvale anche di una specie di molesto coro da tragedia greca fatto però con musiche neomelodiche. Che figata il postmoderno, eh?

Come se non bastasse ogni due per tre arrivano delle parentesi che dovrebbero dare un tocco di surreale alla situazione, ma che in realtà non si capisce bene dove vogliano andare a parare: l’autobus allagato dove la gente ha i piedi immersi nell’acqua, il cielo che si fa scuro e il mare mosso e altre cose così. Tutta roba a che serve a sottolineare l’ennesima volta sentimenti e stati d’animo della protagonista. Senonché questi ultimi sono già stati interpretati magistralmente dalla Golino, e di certo non abbisognano di ulteriore (fastidiosa) conferma in una canzone.

Bisogna essere chiari, Gaudino è un regista di estrema cultura. Non mi riferisco al solo campo cinematografico ma proprio di cultura a tutto tondo. Per esempio Giro di lune tra terra e mare (1997) – il suo precedente film – traboccava letteralmente di una cultura classica che difficilmente arriva nelle sale. Eppure era tanto gravato da quel fardello da non riuscire mai a liberare le sue ali.

C’è molto di quell’esperienza anche in Per amor vostro, anche se in questo caso siamo difronte a un opera molto meno radicale. L’amore per l’inquadratura, per gli scorci antichi degradati, pranzi avvelenati da discussioni attorno a un tavolo, un familiare che ne denuncia un altro sono tutti elementi già visti nel cinema di Gaudino, qui virati finalmente in qualcosa che possa anche essere visto da un pubblico di gente non eletta. Almeno nelle intenzioni, perché nei risultati non ci siamo proprio.

Per amor vostro è un film più godibile del precedente, ma nonostante questo, se togliamo le prestazioni della Golino e quella di Massimiliano Gallo, non sono riuscito a farmene calare nemmeno un aspetto. Mi rendo conto che fa parte di un postmoderno che qui in Italia non è mai arrivato veramente: abbiamo a che fare con una mosca bianca, girata da un regista che nell’arte e nel suo compito ci crede veramente.

Ma non bastano buoni studi e buone intenzioni per fare un buon film. E purtroppo Per amor vostro è un film noioso e confuso. Rimastica tutto: cinema vecchio e nuovo, musica neomelodica e canzoni del Quartetto Cetra, animazione e surrealismo. E in tutto questo rimasticare non si crea empatia con i personaggi: la sensazione è quella di vedere un eccellente tecnica al servizio di un’ambizione. Lo stesso amore per il cinema appare algido, mai davvero significativo per la storia o per chi guarda.

Rimane il rimpianto di avere visto un’ottima interpretazione della Golino, che a Venezia gli è valsa una Coppa Volpi, in un film tutto sommato dimenticabile, schiacciato sotto il peso della propria ambizione artistica – e questo nonostante ce la metta tutta a lanciare un messaggio di ribellione della coscienza.

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(Giuseppe M. Gaudino, 2015)”

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