// you’re reading...


Anima²

Anima² |Rapunzel e le nuove favole di una volta

“Non ci sono più le favole di una volta”, titolava nell’ormai lontano Dicembre 2005 Paolo Mereghetti sulle pagine di CIAK. Nel suo articolo notava come si fosse persa la capacità di raccontare storie con una morale, accusava Disney (attraverso la più che giusta stroncatura di Chicken Little) di aver fatto della morale stessa la storia senza lasciare ai poveri spettatori più alcun spazio per interpretare e leggere ciò che vedevano sullo schermo. Sono passati cinque anni e le cose, si può azzardare a dire, che sono cambiate, o meglio che sono tornate ad essere come lo erano prima. Forse si, forse no: fermiamoci un attimo ad osservare.

Era il 1937 quando uscì Biancaneve e i sette nani e ora Disney con Rapunzel ha firmato il suo cinquantesimo lungometraggio. Per festeggiare l’evento la casa del topo ha realizzato una pellicola che in un certo senso riprende gli elementi e gli spunti dei vecchi classici Disney con le principesse, gli eroi e i castelli incantati. Nel 2009 però era già uscito  La principessa e il ranocchio, che riprendeva la vecchia grafica bidimensionale, la storia d’amore e l’eroina femminile che alla fine diviene una principessa. Si può quindi affermare che un ritorno alle origini era già stato messo in atto un anno fa e che quindi questa Rapunzel non è altro che l’ennesima (l’ottava) principessa Disney. In realtà, se da una parte questa osservazione sarebbe più che lecita, è possibile osservare come Rapunzel ricalchi e rispetti in maniera più precisa i classici Disney precedenti. A sostegno della mia tesi viene in aiuto un’assenza che si può registrare ne La principessa e il ranocchio: nel quarantanovesimo lungometraggio infatti manca una componente essenziale, il castello. Per quanto in un paio di occasioni appaiano le  torrette a punta, tipiche dell’iconografia classica Disney, nessuna di queste appartiene ad un castello. Abbiamo quella della casa di Charlotte all’inizio del film e della chiesa sul finale, ma nemmeno una volta appare un castello in questa pellicola. Nuovamente si può porre un’obiezione a quello che sto affermando: il film è ambientato in un epoca differente da quella degli altri, New Orleans non è un regno fatato. Per quanto questo sia vero però ciò non esclude la presenza di un principe in città, lei diviene comunque una principessa, il cui sogno/destino non è però di diventare regnante ma piuttosto una ristoratrice. La principessa e il ranocchio è una favola moderna, Tiana rientra nella schiera delle principesse, ma non ci troviamo all’interno della classica fiaba Disney, cosa che invece avviene ampiamente in Rapunzel.

Partiamo dalla base: la fiaba. Come per Cenerentola, Aurora, Biancaneve, Belle, Jasmine, Ariel ci troviamo d’innanzi a una favola che vede come protagonista la principessa di turno (tranne che per il caso di Jasmine). Come negli altri casi la storia è stata manipolata e modificata da Disney per renderla più appetibile. In questo caso però la manipolazione è decisamente maggiore rispetto ai casi precedenti. Fondamentalmente resta una ragazza con i capelli lunghi e biondi chiusa in una torre da una strega chiamata Madre Gorthel. Per il resto la trama del racconto originale dei fratelli Grimm è totalmente modificata. Tuttavia permangono quegli elementi iconografici, stilistici e narrativi che ci permettono di accostare la pellicola alle altre. Prima di tutto la protagonista è una principessa, una principessa intrappolata a causa di una sorta di incantesimo. Infatti i suoi capelli sono magici e hanno un potere guaritivo e ringiovanente che viene rilasciato cantando una canzone che li rende pure luminosi. Questo in un certo senso la rende vicina a Biancaneve e a Aurora, entrambe fatte addormentare da un maleficio e liberate dall’uomo dei sogni/principe. Anche nel caso di Rapunzel a smuovere la situazione sarà un uomo (non in groppa ma inseguito da un cavallo bianco) giunto nella sua torre che le “ridarà la vita” facendola uscire dalla torre. Inoltre il cattivo è una donna, come in Cenerentola, La bella addormentata, Biancaneve e La Sirenetta. Gothel richiama nel suo abbigliamento la matrigna cattiva e i colori dei suoi abiti (rosso e nero, con mantello) ricordano Jafar. La stessa Rapunzel ha l’aspetto fine e delicato delle altre principesse, non a caso forse on-line si trovano immagini che la “travestono” da Ariel. In più abbiamo due genitori regnanti apprensivi che amano la figlia enormemente che somigliano, non tanto nei tratti quanto nei modi in cui esternano la loro apprensione, a quelli di Aurora. Inoltre possiamo tranquillamente osservare come il castello di questo cinquantesimo lungometraggio ricordi, più di altri, il castello del primo film Disney. Non possiamo poi tralasciare il fatto che sono presenti pure in questa pellicola le canzoni tipiche di Disney.

Per concludere, Rapunzel appare una celebrazione della storia Disney attraverso gli elementi che abbiamo fin qua elencato, ma guarda in avanti. Non dobbiamo infatti scordare che questo è il primo film in 3D che la casa del topo realizza e la prima principessa realizzata con una grafica tridimensionale. Quasi a voler dichiarare che tutto cambia ma tutto resta sempre come era. Si può modernizzare la tecnica, si può raccontare la storia di una principessa ristoratrice o di un cane che si crede invincibile, si può e si deve guardare avanti, ma la sostanza dei sogni è sempre la stessa e Disney continua ad essere la fabbrica che li crea.

Discussion

No comments for “Anima² |Rapunzel e le nuove favole di una volta

Post a comment