Tre tossici sono in clinica per uscire dal tunnel. E dovrebbero ragionarci su e fare buone azioni manco fossero boy scout. Il che ovviamente li annoia a morte, ma che ci possono fare, se serve per divenire delle belle persone lo si fa. Anche se tua sorella non ti caga di striscio, tuo padre sta morendo e tu sei bella carina e in un film precedente facevi la tipella troppo giusta di Zac Efron.
Vai di scena strappalacrime con sensi di colpa e l’immancabile blackout con scossa. Al risveglio i tre si rendono conto che ogni giorno vivono lo stesso giorno. IL GIORNO DI DOLORE. Musica Maestro!
E non è una cosa filosofica, ma per davvero. Cioè questi tre ogni giorno si alzano e si ritrovano nelle stesse situazioni, con le persone che ripetono le stesse cose, stesse azioni etc. Ne discutono velocemente e, dopo aver accantonato ogni buon proposito, finiscono per scivolare nella vendetta e nel sangue. Siamo all’inizio del film. Il dramma è che il film dura ancora tantissimo e le idee sono tutte finite, le carte giocate, i colpi sparati. Non ci resta che piangere in loop.
Ve lo ricordate il tragicomico Ricomincio da capo con Bill Murray? Correva l’anno 1993. Probabilmente Carl Bessai ha pensato di fare un remake al passo con i tempi, quindi un film che con quello con Murray non c’entra proprio un cazzo se non nella domanda di fondo. Domanda la cui risposta comunque viene virata sul cinico esasperato, e la cui riuscita dovrebbe guardare a una sorta di affresco sulle generazioni arrabbiate (ed annoiate) di oggi. In realtà stiamo parlando di un film di merda, ma voi vi eravate illusi quando ho tirato in mezzo Bill Murray e Ricomincio da capo.
Ma il fatto di voler parlare delle nuove generazioni o per lo meno di volerle raffigurare probabilmente è vero, visto che nel cast come protagonista c’è Dustin Milligan, uno divenuto pseudo-noto (ma anche no, grazie) attraverso il remake di Beverly Hills 90210. Assieme a lui, sempre nella parte dei tossici in riabilitazione ci sono Amanda Crew (la patata del film) e Richard de Klerk nella parte del tossico con diplomino post-ricovero in pazzia, che si rende conto dei vantaggi che può portare una situazione come quella cui sembrano condannati.
Insomma, quest’ultimo, forte del fatto che tanto ha lo sguardo del pazzo, ogni giorno ne combina una peggio, dal furto di alcolici al comeback della droga fino a stupri e omicidi. Ora se siete delle brutte persone tiferete per lui, se siete dei bugiardi tiferete per i buoni (qualcuno ha detto buoni?). Gli sceneggiatori per un po’ ci credono, poi sperano di riuscire a condire via il tutto per novanta merdosi minuti, poi mollano il colpo e ammettono di non capirci più un cazzo pure loro, e allora, per porre fini a qualcosa di potenzialmente di eterno (ed eternamente noioso), decidono di dire loro cosa si fa e cosa non si fa, cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Trattatello di morale spicciola che non va da nessuna parte.





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