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the cat came back | Shameless
la famiglia americana è morta. Viva la famiglia americana

Chicago. Mattino. La routine di Fiona è svegliare i cinque fratelli, preparare la colazione e assicurarsi che non venga staccata la luce. I soldi sono pochi e ci si arrangia, che si abbiano sette o diciassette anni non importa, ognuno contribuisce in famiglia Gallagher. Appare evidente da subito che la figura adulta, autoritaria o permissiva, patriarcale o matriarcale che sia, manca. E quando essa suona alla porta, si presenta coi vestiti bagnati di piscio e l’alito pesante di Jack Daniels, appesa ai poliziotti (altra routine) che, molto gentilmente, la trascinano sul tappeto di casa. Il corpo disteso a terra è quello di un padre egoista, alcolizzato, furbo e – irritabilmente – simpatico.

Shameless usa

Shameless, ed. americana creata da Paul Abbott, scritta e prodotta da John Wells, 2011

Non sbagliatevi e guardate la versione americana. La precedente, quella originale scritta da Paul Abbott – che ha aiutato John Welles nella scrittura della versione per Showtime – ha il difetto di essere inglese. Inoltre in quella americana sono tutti più fighi.

In apparenza è la morte della tipica famiglia americana da sit-com. Tanto per capirci: Settimo Cielo (7th Heaven) I Robinson (The Cosby Show), Una bionda per papà (Step By step). Attenzione, questo non significa che la famiglia sia morta, tutt’altro. Negli ultimi anni il concetto stesso è stato attaccato e ridefinito in più varianti (working family, coinquilini, amici). I canoni di Shameless continuano il lavoro sulla riscrittura del concetto famigliare portato avanti da serie animate come Simpson prima e Soprano, Six Feet Under poi, e soprattutto da chi se ne è occupato di più, quella situation comedy che fa del tema famigliare la propria affinità elettiva (Friends, Big Bang Theory, Modern Family).

Qualche singhiozzo di sit-com c’è anche in Shameless, sebbene questi non stiano tanto nel formato quanto nel genere, che è ibridato con il dramma (a parola giusta è dramedy). Che detto altrimenti significa raccontare situazioni altamente drammatiche pur mantenendosi sul crinale del comico. Quel che fa ridere non è solo l’avvertimento della scorrettezza, ma è soprattutto la  modalità di convivenza con “l’imperfezione”, che diviene nuova regola sociale condivisa. Per quanto riguarda il dramma: la trasgressione al modello famigliare tipico, pulito, educato, non è volontaria, ma è la diretta conseguenza del comportamento sregolato dei genitori. Una madre  che ha abbandonato i figli a un marito incapace di essere padre e capofamiglia. La forza umana dei figli e le gag comiche sembrano far dimenticare il disagio sociale. Attenzione però: l’America (ma ancor prima il Regno Unito), anche quando sembra cinica e iconoclasta, in realtà sanziona il comportamento deviato di chi rifiuta la propria responsabilità verso il modello famigliare ideale ( Frank Gallagher) e premia invece coloro che ricostituiscono il legame e, in un certo senso, i valori tradizionali (i figli), pur nelle mille difficoltà. C’è sempre una  rintracciabile distinzione tra personaggi positivi e negativi. Detto questo, è vero anche che alcune situazioni illegali sono accettate in virtù di quella “stortura” con cui volere o volare bisogna convivere: Fiona accetta l’amore e i regali di Steve proprio quando scopre che lui non è ciò che sembra, un ricco e ben educato della upper class, bensì un ladro ben organizzato di costose macchine. Cenerentola non abita più qui: siamo piuttosto dalle parti di Robin Hood.

È lo scotto da pagare: per mantenere saldi i legami affettivi si scende a compromessi con le regole sociali. E ancora: quando Ian, teenager omosessuale, viene scoperto dal fratello durante un rapporto sessuale col suo capo, inizialmente ne subisce la condanna. E’ solo quando confessa senza vergogna di essere innamorato del suo capo che il fratello lo perdona. L’apparente indulgenza verso l’omosessualità o l’adulterio è in realtà risintonizzata verso valori di unità famigliare. Il fratello accetta questa stortura come un’ennesima imperfezione, non senza la consueta lotta, per poi finalmente ristabilire e ribadire il concetto sempiterno, il valore supremo americano, già marchio di fabbrica di ogni sit-com: il nostro legame affettivo è irrinunciabile poichè costituisce la forza necessaria a difenderci contro la cinica e decadente società in cui viviamo.

Come spiega John Welles: «[there is a] comedic tradition of making fun of the people in those worlds. The reality is that these people aren’t ‘the other’ — they’re people who live four blocks down from you and two blocks over». Ecco, che le nostre famiglie siano imperfette e disunite lo sappiamo anche senza statistiche di divorzi: questa serie ci consente di viverne il lato (tragi)comico.

In America Shameless è stato riconfermato con dodici episodi per la seconda stagione, al momento la serie è inedita in Italia.

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