// So long, and thanks for all the fish


— ovvero, il decalogo sushiettibile

  1. I sushiettibili parlano di cinema. Eh sì. Spiacente, o amico cibernauta che volevi imparare a tagliare il sashimi. A questo giro ti è andata male. Ma puoi sempre rifarti qui.

  2. I sushiettibili parlano crudo. Questa non è una rivista per catecumeni e metafisici da salotto. L’albero azzurro non cresce più qui. Se siete in cerca di compiacimento masturbatorio e grafismi deleuziani, in edicola sono disponibili delle ottime riviste stampate su carta patinata. Il che ci porta dritti al punto successivo.

  3. I sushiettibili parlano crudo, non banale. Vogliamo tirare fuori un cliché? E allora, su: chi parla male, pensa e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti. Qui la critica si fa sul serio, perché questi sono tempi complessi e i tempi complessi hanno bisogno di pensieri audaci, eretici, sommergibili.

  4. I sushiettibili non scrivono in Rete come ripiego. La sfida di questa rivista è di appoggiarsi al medium in modo consapevole. Rispettandone i linguaggi e le tradizioni. Usenet, IRC, fora, blog: queste pratiche e i loro codici sono iscritte nel canone di internet, ne hanno modellato la cultura e i riferimenti. Noi crediamo che sia giunto il momento di fare reagire tutto questo con un approccio critico nuovo, consapevole e rigoroso negli strumenti quanto emancipato nei modi del discorso.

  5. I sushiettibili non sono cinefili. Non tutti e non soltanto, almeno. Roy Menarini – la cui esperienza su Voci Off prima e su Pallottole per Roy poi ci ha dato più di uno spunto – ha sottolineato più volte il limite della critica online come nuova forma di cinefilia. Un gusto, un sistema comune di nomi e feticci. Noi rispettiamo ogni forma di cinefilia – vecchia e nuova – ma vogliamo giocare un’altra partita.

  6. I sushiettibili esplorano gli immaginari. Eh già. Fare critica in Rete – per noi – vuol dire affondare i denti nel grande budino della convergenza. Le avanguardie videoludiche e lo sperimentalismo cinematografico, la musica (quella buona),  l’animazione e il fumetto: tutto questo ci appartiene. Il nostro punto di osservazione parte dal cinema e da quelle schegge di Novecento che ci sono rimaste appiccicate per sondare un campo di contaminazioni, di ibridi e di ritorni. E’ il ventunesimo secolo, bellezza.

  7. I sushiettibili non credono nelle distinzioni schematiche tra cultura alta e industria culturale. O meglio: le conoscono, ma le ignorano. Non siamo ingenui: sappiamo che esistono gradi di complessità diversi nel cinema e nella cultura in generale. Ma i pregiudizi di nicchia, gli stereotipi del consumo segmentato li lasciamo ai mentecatti del marketing. Qui le cose non funzionano così, quindi non stupitevi se teniamo insieme la merda col cioccolato. Noi siamo grandi, e conteniamo moltitudini.

  8. I sushiettibili non costruiscono spilli per inculare le mosche. Ci piacciono le contaminazioni, ma non giochiamo a fare i postmoderni. Fare critica significa mettere insieme discorsi ed esperienze, farli reagire, individuare degli interessi, portarli alla luce, prendere posizione.

  9. I sushiettibili hanno dei maestri. Certo che li hanno. Sono un po’ troppi per elencarli tutti. Ma ci vogliamo bene, e questa è per loro.

  10. 42.