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adattamento

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Non buttiamoci giù
( A long way down , Pascal Chaumeil, 2014)

Da brava anglofila non potevo ignorare ancora a lungo un tale fulgido esempio della produzione letteraria made in UK, e così l’anno scorso ho letto appunto Alta fedeltà e Non buttiamoci giù, senza avere tra l’altro la minima idea che anche quest’ultimo romanzo fosse lì lì per essere trasposto sul grande schermo.

Philomena
(Stephen Fears, 2013)

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Prodotto da BBC e ispirato a fatti realmente accaduti, Philomena è un bellissimo film. Ben scritto, magnificamente interpretato e con una regia pulitissima. Un vero piacere per gli occhi.

Pirati! Briganti da strapazzo
(Pirates! Band Of Misfits, Peter Lord, Jeff Newitt, 2011)

Tornano quelli della Aardman Animation con il loro carico di plastilina, reso celebre da Wallace & Gormit, che valse loro un Oscar all’animazione.

E’ nata una star
(Lucio Pellegrini, 2012)

La premessa narrativa del racconto di Hornby è fortissima, ma è una forza icastica, legata alla struttura breve della novella. Nell’adattamento cinematografico italiano, qualcosa si perde: incerti se ridere o piangere, non ci resta che battere le mani dinanzi all’ennesima commedia all’italiana.

Pollo alle prugne
(Poulet aux prunes, Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, 2011)

Un violinista che non riesce più a suonare e decide di morire; una moglie mai amata veramente; una bellissima donna dal passato e una storia d’amore infelice. Tutto sullo sfondo di una Teheran degli anni Cinquanta descritta tra animazione e realtà: sono questi gli ingredienti di (un) poulet aux prunes.

Les sept jours du talion
(Seven days, Daniel Grou, 2010)

Bruno è un medico a cui hanno rapito, violentato e ucciso la figlioletta. A differenza di Liam Neeson, lui non ha risposto al telefono al momento opportuno perché sua moglie aveva voglia di farlo: lui era stanco, ma lei ha risposto «non ti preoccupare caro faccio tutto io», e allora sai com’è.

Without Men
(Gabriela Tagliavini, 2011)

pescecrudo | Nel cast il mai divo Christian Slater e Eva Longoria, che in certi giorni ci vorremmo tutti fare come dea del peccato e in certi altri vorremmo tutti riportare sul pianeta film di merda, nella galassia attori mediocri. Solo che in questo Without Men hanno giocato l’asso, o per lo meno hanno pensato di giocarlo. La scena lesbo. Una scena saffica tra Eva e Kate del Castillo.

Il giorno in più
(Massimo Venier, 2011)

Pur di stare con una donna di cui non sa assolutamente nulla, Giacomo volerà da Milano a New York e da New York a Milano con assidua frequenza. O anche: la crisi economica secondo Fabio Volo.

Gantz: Perfect Answer
(Shinsuke Sato, 2011)

Le vostre vecchie vite sono finite. Ora sta a me decidere cosa fare delle vostre nuove vite. O per lo meno in teoria. Ovvero: per ultima si butta giù la biglia nera.

uno | The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1
(Bill Condon, 2011)

Nemmeno il gusto di spoilerare dicendo che si sposano, lei rimane incinta e alla fine diventa un vampiro.

La kryptonite nella borsa
(Ivan Cotroneo, 2011)

Dall’omonimo libro di Cotroneo, La Kryptonite nella borsa è la storia della famiglia Sansone nella Napoli degli anni Settanta, narrata in gran parte dal punto di vista di Peppino, il più giovane della famiglia.

The tomorrow series: Il domani che verrà
(Tomorrow, When the War Began, Stuart Beattie, 2010)

Già solo a leggere il titolo di questo film si capiscono diverse cose: prima di tutto sappiamo già chiaramente che stiamo per vedere il primo capitolo di una serie di film. Inoltre, il titolo originale chiarisce subito che c’è una qualche guerra di mezzo che sta per scoppiare. E sento già puzza di cagata.

No et moi
(Zabou Breitman, 2010)

Sarò gallofobico, ma quando i mangiarane si mettono a riflettere sui grandi temi che riguardano l’umanità c’è da mettersi in salvo e al riparo.

Non lasciarmi
(Never Let Me Go, Mark Romanek, 2010)

Donatori di organi alle prese con questioni sentimentali. Recitazioni insoddisfacenti e puzza di anni cinquanta.

Mangia Prega Ama
(Eat Pray Love, Ryan Murphy, 2010)

Frasi fatte e immagini da cartolina. Immagini da cartolina e luoghi comuni. Luoghi comuni e personaggi stereotipati. Personaggi stereotipati e tanta tanta noia:sembra che la volontà del regista si esprima nel limitarsi all’idea che si ha delle cose.

La Solitudine dei Numeri Primi
(Saverio Costanzo, 2010)

Operazione difficile quella della trasposizione letteraria in formato celluloide, specie per una storia così intimista e introspettiva; esame che, ahimè, il povero Costanzo non supera. Libro eccessivamente sopravvalutato e mediaticamente pompato o errata rivisitazione del regista?

Norwegian Wood
(Trần Anh Hùng, 2010)

Tre amici molto legati tra loro. Una ragazza e due ragazzi, amici fin da piccoli, sempre assieme. Giochi, scherzi, le piccole avventure da liceali. Per i primi minuti, Norwegian Wood potrebbe essere un film di Moccia.

The Box
(Richard Kelly, 2009)

Dico tutto subito: Kelly prende per mano Richard Matheson, gli mette sulle spalle lo zainetto di Donnie Darko e prova a farlo camminare da solo ma quello, vecchietto, si perde e buona notte ai suonatori.

A-Team
(The A-Team, Joe Carnahan, 2010)

Dico solo che in questo film si va in posti che sono tutti agli ottavi dei Mondiali: Messico, U.S.A., Germania. Manca l’Iraq che si sa, porello, non è un posto in cui c’è tanto tempo per pensare al pallone. E poi un’ultima cosa e bonalì: Balotelli, Cassano e Miccoli.

Il piccolo Nicolas e i suoi genitori
(Le petit Nicolas, Laurent Tirard, 2010)

Tirard | Le Petit Nicolas

E’ un mondo perfetto, ordinato e pulito. Insomma bentornati nei meravigliosi anni Cinquanta, una Pleasantville mangiarane costruita su misura per il Gianburrasca di turno.

Shutter Island
(Martin Scorsese, 2010)

Shutter Island

Caligari ha trasferito il suo gabinetto in un vecchio faro a guardia di un’isola su cui vengono condotti esperimenti sulla psiche umana, più che psicologia della Gestalt qui si gioca all’allegro chirurgo con l’obiettivo di creare dei perfetti killer antibolscevichi.

Alice in Wonderland (Tim Burton, 2010)

Alice in Wonderland

Quel che dico io è: chi se ne frega dei draghi, dei paladini, delle spade e delle armature, quelle lasciamole agli ortodossi di Tolkien, ai ciccioni panzoni dei tornei di D&D che si eccitano con gli item dei loro elfi silvani.

Il riccio
(Le hérisson, Mona Achache, 2009)

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Insomma, in definitiva film e libro sono un po’ ruffiani, e si possono concedere vezzi, luoghi comuni, filosofia spicciola da Luciano De Crescenzo, psicanalisi di quel caciarone naïf che piace tanto alla setta Crepet e scivolate di dubbio gusto come quella del water che suona Mozart.