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Arzilli vecchietti

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Meraviglioso Boccaccio
(Fratelli Taviani, 2015)

Quando il titolo non mantiene le promesse: in Meraviglioso Boccaccio, scritto e diretto dai fratelli Taviani, Boccaccio è assente ingiustificato.

novembre 2012 | overview

Novembre! E come se non bastasse, eccovi le necessarie raccomandazioni ipotetiche di Folquet. Il vostro autunno ha appena svoltato.

Battleship
(Peter Berg, 2012)

Battleship è un film fantastico. E lo è per differenti ragioni. Per prima cosa perché prova a farci credere che Battaglia Navale sia una figata. Poi perché in realtà la scena in cui il gioco da tavolo viene davvero rievocato è quasi insignificante e sembra messa li per giustificare il fatto che tutto il film è in realtà un film di Michael Bay senza Michael Bay.

To Rome with Love
(Woody Allen, 2012)

Questo film verrà ricordato come uno tra i suoi peggiori, e tanto brillante in fondo non lo è, ma alla fine io sono comunque uscita dalla sala pensando che pensionamento in arrivo o no, Woody ne sa sempre e comunque una più del diavolo. Forse è il diavolo stesso.

Marigold Hotel
(The Best Exotic Marigold Hotel, John Madden, 2011)

Jaipur, la città rosa. È qui che John Madden decide di ambientare la sua commedia senile tratta da The Foolish Things, romanzo di Deborah Moggach tradotto in Italia con grande estro dei titolisti “Mio suocero, il gin e il succo di mango”.

A Simple Life
(Tao Jie, Ann Hui, 2011)

A Simple Life oltre a essere il titolo del film e a rappresentare il modo in cui Tao ha sempre vissuto la sua vita, pare pure essere un invito a chi sta guardando: non necessariamente a vivere una vita al servizio degli altri ma a osservare il mondo in modo più chiaro e meno disincantato.

Un poison violent
(Katell Quillévéré, 2010)

Anna ha quattordici anni. Nei ricordi di molti è una pessima età, un po’ qui, un po’ là. Anna legge libri illustrati, impara a fare le giravolte con l’amica; ma accompagna anche la stessa amica a fumare di nascosto, e, frequentando l’amico Pierre, inizia ad avvertire le prime, naturali pulsioni sessuali.

Il villaggio di cartone
(Ermanno Olmi, 2011)

Un pezzo in otto parti in cui si parla di solitudine, tipologia della provincia, allegorie morali e costumi à la Benetton.

Blackthorn
(Mateo Gil, 2011)

Quindici anni dopo l’intramontabile classico del 1969, firmato da George Roy Hill e interpretato da Paul Newman e Robert Redford, il mito di Butch Cassidy ritorna a risplendere. Il confronto poteva essere annichilente per il film di Matteo Gil. Eppure il Nostro ne esce a testa alta, altissima.

due| Red
(Robert Schwentke, 2011)

Quello che mancava ai Mercenari di Stallone era l’ironia. Erano si vecchi, ma si prendevano comunque troppo sul serio. A colmare di risate questa lacuna arriva Red, da una graphic novel di Warren Ellis e Cully Hamner, il film diretto da Robert Schwentke che potremmo definire action da bagina.

uno| RED
(Robert Schwentke, 2011)

Sotto il sorriso di Borgnine si svela il paradosso metatestuale su cui si regge il film. «Sono arrivati dei poppanti e l’hanno catalogato ‘RED’» dice il vecchio custode, riferendosi al personaggio di Willis. E continua: «Non ne fanno più di agenti come lui».

Another Year
(Mike Leigh, 2010)

Interpreti strepitosi, vero, forse ingiustamente dimenticati nel palmares de La Croisette, vero, ma nemmeno le rughe sul grande schermo non sono questa novità conturbante, così come non lo è la corte dei miracoli, specie se in zuppa inglese.

Gianni e le donne
(Gianni di Gregorio, 2011)

Gianni e le donne ha qualcosa di felliniano. Le donne si dirà. Vero. Ma meglio ancora l’idea di una sessualità senza età che trasversalmente unisce il ragazzino con i calzoni al ginocchio e il vegliardo.

Tamara Drewe. Tradimenti all’inglese
(Tamara Drewe, Stephen Frears, 2010)

Il villaggio del Dorset non è cambiato di una virgola dalla sua partenza: vacche, colline e una quiete apparente in cui la vibrazione di ogni singolo ormone è palpabile. E di palpate gli abitanti del luogo son grandi esperti, specie se ad alta tiratura. È chiaro che, più che alla dipartita della madre di lei e all’imminente vendita della casa di famiglia Drewe, il brusio di tutti, specialmente dei rustici e letterati villici, sia più concentrato sulla sua prosperità uterina e sull’arrivo del moscone rock di turno.

The Fourth Portrait
(Chung Mong-Hong, 2010)

Dopo la morte del padre, il paffuto Xiang si mette in cerca di nuovi riferimenti emotivi. Siamo a Taiwan, e i personaggi che si avvicendano al fianco del protagonista decenne sono una galleria di tipi sociali: Il risultato è una specie di feuilleton dickensiano in salsa mandarina, che ogni tanto commuove ogni tanto diverte, ma – alla fine – sa di stucchevole.

Invictus
(Clint Eastwood, 2009)

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Partiamo dalle conclusioni: Invictus è il più brutto film di Clint Eastwood dai tempi del bolso Space Cowboys.

Up
(Pete Docter e Bob Peterson, 2009)

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Vediamo quanti pixariani riesco ad irritare con la seguente affermazione: Up rappresenta un passo indietro rispetto agli standard a cui Lasseter&co ci hanno ultimamente abituato.

Mr. Nobody
(Jaco Van Dormael, 2009)

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Il pluricentenario Nemo Nobody, ultimo mortale di un’umanità futura che col progresso si è guadagnata la vita eterna, concede un’intervista in punto di morte e, ad un mondo in cui il tempo e l’esistenza si sono congelati, svela di aver vissuto n vite in n possibili dimensioni temporali.

Surfwise
(Douglas Pray, 2007)

Dorian “Doc” Paskowitz ha 85 anni, l’asma, l’artrite e passa le sue giornate surfando e facendo sesso. Sì, amico ventenne, parecchio più di te. Eeeeh già. Lo so. Coraggio. Negli anni Cinquanta quest’uomo si è lasciato alle spalle una laurea a Stanford, una brillante carriera da dirigente medico, due figlie e due matrimoni falliti per [...]