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Cannes 64

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The Artist
(Michel Hazanavicius, 2011)

Considerarlo soltanto come un film metacinematografico, iperrealista, cinefilo, un omaggio alla storia del cinema, sarebbe fargli un grande torto. The Artist è invece una lezione di stile nell’accezione migliore dell’espressione. Una lezione di economia narrativa, più che un omaggio al cinema degli anni Venti e Trenta.

due | Miracolo a Le Havre
(Le Havre, Aki Kaurismäki, 2011)

Il tema dell’immigrazione clandestina ha attraversato in questi ultimi anni quelli che secondo me sono capolavori come Welcome (Philippe Lioret, Francia, 2009) e Terraferma (Emanuele Crialese, Premio speciale delle giuria di Venezia quest’anno): indice forse di un bisogno diffuso di parlare di qualcosa di scomodo.

uno | Miracolo a Le Havre
(Le Havre, Aki Kaurismäki, 2011)

Ecco allora la storia di Marcel (André Wilms), lustrascarpe-perditempo ed ex scrittore di ormai sfumate buone speranze. Insieme al collega Chang (Quoc Dung Nguyen) attende calzature da lucidare in una città dominata dal porto e dalla stazione, luoghi di passaggio i cui viaggiatori indossano però ormai quasi solo sneakers, ben lontane dalle esigenze professionali del protagonista.

Outrage
(Takeshi Kitano, 2011)

pescecrudo | In questa storia di vendetta e lotta per la successione, il regista filma una bella ecatombe collettiva in cui il sangue vero scorre a fiumi, e per dare inizio ai festeggiamenti bastano due falangi tagliate dai mignoli e via, manco fossero due tappi su bottiglie di Don Perignon.

Midnight in Paris
(Woody Allen, 2011)

CCPU si misura con l’ultima creazione dell’immarcescibile Allen: un film al quale, dopo i ‘dai basta’ del caso e i tweed inossidabili di Wilson, rimane Parigi.

Melancholia
(Lars Von Trier, 2011)

Il film del regista danese non è poi così distante dal film di Terrence Malick, The Tree of Life, e sotto certi aspetti di vista la pedanteria è simile. Con la piccola sostanziale differenza che i due film stanno agli antipodi. Così lontani nella loro riflessione sulla vita e sulla morte da poter sembrare vicini.

L’amore che resta
(Restless, Gus van Sant, 2011)

Van Sant torna nella sua Portland con L’amore che resta, piccolo grazioso film necrofilo.

due | Drive
(Nicolas Winding Refn, 2011)

…And you have proved to be a real human being,
And a real hero…”
(Real Hero, College Feat. Electric Youth)

uno | Drive
(Nicolas Winding Refn, 2011)

Ryan Gosling interpreta un misterioso autista di cui non sappiamo né il nome né il passato. La sua esistenza si consuma nel laconico “I drive” dato in risposta a chi chiede notizie su di lui. Sappiamo che fa lo stunt e il meccanico di giorno, e che la notte viene noleggiato da bande di rapinatori per mettere a segno colpi.

La Pelle Che Abito
(La Piel Que Abito, Pedro Almodovar, 2011)

Il chirurgo estetico Banderas passa le giornate nella sua lussuosa magione perfezionando e ammirando la sua opera più ambiziosa: una donna bellissima dalla pelle transgenica che assomiglia come una goccia d’acqua alla sua defunta moglie.

sinottica | The Tree of Life

C’è chi ha visto solo i dinosauri e chi ha un problema con la mascella di Brad Pitt. Ma per Terrence sono tornati tutti. La tavola rotonda dei Sushiettibili sul film che doveva cambiare il cinema.

64° Festival de Cannes
Cannes, 11-22 maggio 2011

L’edizione sessantaquattro, sulla carta, possedeva tutti i crismi per essere ricordata come una tra le più interessanti, almeno dopo aver scorso i nomi dei registi invitati. Nonostante alcuni buoni film, tuttavia, la maggior parte delle pellicole ha suscitato molta delusione e un leggero senso di sconforto.

Habemus Papam
(Nanni Moretti, 2011)

Tra un papa che scappa in incognito per le vie di Roma e si unisce a un gruppo di teatranti, uno psicoanalista fissato con il deficit di accudimento nei panni di organizzatore del più originale dei tornei di pallavolo con i membri del conclave e un segretario vaticano che nasconde a tutti la fuga mettendo nelle stanze papali una guardia svizzera, Moretti confeziona un film sublime e divertente, ma solenne e – quanto mai – impegnato.