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cinema spagnolo

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El disconoscido
(Dani de la Torre, 2015)

El disconoscido (Dani de la Torre), 2015

RETROSPETTI | Una revenge fantasy in salsa di crisi, il film di De la Torre gioca la carta del film di genere furbetto: ma la gioca bene.

Ballata dell’odio e dell’amore
(Balada triste de trompeta, Alex De La Iglesia, 2010)

Tarantino ha amato questo film. Ha scalpitato durante la proiezione e applaudito abbondantemente alla fine. C’era da immaginarselo. Il film di De La Iglesia sembra costruito appositamente per soddisfare, sollazzare e far godere il presidente di questa sessantasettesima Mostra internazionale.

Bed Time
(Mientras Duermes, Jaume Balagueró, 2011)

Per una volta che mi metto il fegato in spalla e decido di vedere il film di Balagueró finisce che avrei fatto meglio a spararmi un paio di spriz mattutini. Almeno si svagava un po’, il fegato. Perché per il resto Mientras Duermes fa tutt’altro che paura.

Eva
(Kike Maillo,2011)

Science Fiction in cui passato 70’s, presente e futuro, si perdono per via di un appeal eco-futuristico retrò dai sentimenti universali e potenti, con richiami a Collodi e Shelley.

La Pelle Che Abito
(La Piel Que Abito, Pedro Almodovar, 2011)

Il chirurgo estetico Banderas passa le giornate nella sua lussuosa magione perfezionando e ammirando la sua opera più ambiziosa: una donna bellissima dalla pelle transgenica che assomiglia come una goccia d’acqua alla sua defunta moglie.

Blackthorn
(Mateo Gil, 2011)

Quindici anni dopo l’intramontabile classico del 1969, firmato da George Roy Hill e interpretato da Paul Newman e Robert Redford, il mito di Butch Cassidy ritorna a risplendere. Il confronto poteva essere annichilente per il film di Matteo Gil. Eppure il Nostro ne esce a testa alta, altissima.

Todas las canciones hablan de mì
(Every Song is About Me, Jonás Trueba, 2009)

Vai allo speciale L

Truba costruisce una storia semplice, a episodi, in cui – nonostante il titolo – l’unica vera hit musicale è La stagione dell’amore di Franco Battiato. Per il resto, il film può essere facilmente messo in parallelo al nostro Dieci Inverni: un esordio dignitoso, in un genere in cui è facilissimo scivolare nello scontato e nel banale.

Cella 211
(Celda 211, Daniel Monzòn, 2009)

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Dopo Gran Bretagna e Francia, anche gli spagnoli si cimentano nel recupero del cinema carcerario. Il risultato è un pellicola tesa e senza mezze misure, supportata da un produzione solida e da un contributo ben più che credibile da regista e interpreti.

due |Gli abbracci spezzati
(Los abrazos rotos, Pedro Almodóvar, 2009)

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Sapete cosa? Los abrazos rotos è uno di quei film sui quali verrebbe voglia di rompersi la testa per mesi. E così ho fatto io. Ho aspettato. E alle fine ho capito che invece aveva scelto bene Niola, che la cosa giusta da fare era sedersi e scrivere subito, con le immagini ancora appiccicate agli occhiali. E vabbè. Del resto, è una vita che dico che tirerò a destra e ancora non ho tolto i braccioli.

uno |Gli abbracci spezzati
(Los abrazos rotos, Pedro Almodóvar, 2009)

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Lo spettatore del regista più brand d’Europa si trova da subito introiettato nel suo universo di fisicità coloristica, di calori che portano all’asfissia e di caratteri instabili e improbabili. Vinto il dogma di fede che il nome dell’autore richiede, però, il film da subito barcolla, incespica e mai prende una strada certa con una destinazione precisa.

Gordos
(Daniel Sánchez-Arévalo, 2009)

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C’è del grasso in Spagna. E non fa per nulla male. Daniel Sánchez-Arévalo mette insieme un’ottima commedia corale, intelligente nel discorso e raffinata nella costruzione. Gordos esibisce consapevolezza linguistica e una sensibilità drammaturgica che dovrebbero fare scuola: a partire dal titolo, che – nella sua ingannevole chiarezza – marca fin dall’inizio l’inganno di cui personaggi e spettatori sono ugualmente vittime.