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famiglia disfunzionale

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«Ero rimasto bloccato».
Il confine aperto della salute

Ci sono quei momenti in cui si rimane fossilizzati al centro di una stanza caotica, girati dalla parte sbagliata, in cerca continua, e non ci si accorge che gli occhiali si trovano proprio sul naso, e per questo anche se non li trovi ci vedi così bene tutto a un tratto

due | Killer Joe
(William Friedkin, 2011)

Pisciare sulla morale. Questo fa Friedkin in questo film. E che bene che fa. E che bello che è questo film!

Reality (Matteo Garrone, 2012)

Garrone ci parla dei nostri sogni. Appare chiaro presto che si tratta di incubi grotteschi dai quali non ci libereremo più. Non possiamo.

Prometheus
(Ridley Scott, 2012)

(CONTIENE SPOILER) aldoneversmiles crede che questo film sia il nulla o la paura di esso adagiata su una sceneggiatura bucata e con un antenato altro e troppo importante.

I bambini di Cold Rock
(The Tall Man, Pascal Laugier, 2012)

Dicesi Torture Porn quando Folquet va in certi localini di periferia con bestioni in pelle nera che lo chiamano Daisy. Questo invece è un filmaccio – secondo aldoneversmiles.

E’ stato il figlio
(Daniele Ciprì, 2012)

Ciprì ci porta tra freaks alla periferia di Palermo per poi girare lo specchio verso di noi e farci smettere di ridere dei mostri. Siamo noi, tutti, i mostri.

Un giorno questo dolore ti sarà utile
(Roberto Faenza, 2011)

Non basta il soggetto e la produzione a fare un bel film. Faenza sembra convinto che basti mettere degli attori a ripetere battute di fronte ad una macchina da presa per suscitare emozioni. Un giorno questo dolore ti sarà utile ha la stessa percentuale di umanità dei film di Michael Bay, ma con i ragazzetti capricciosi al posto di robottoni ed esplosioni. Ed è inutile dirvi che, a parità di èmozziòni, noi si preferisce una cifra i secondi.

Hesher è stato qui
(Hesher was here!, Spencer Susser, 2010)

Dall’oltretomba arriva la reincarnazione di Cliff Burton a portare scompiglio in una famiglia di depressi cronici. Automi, vecchie arzille e preadolescenti tutti alle prese con il tornado metallaro di turno.

Fertile Ground
(Adam Gierasch, 2011)

after dark originals | Una coppia si trasferisce in campagna nella casa degli avi di lui, in una casa che si scoprirà – guarda caso – essere piena di misteri, bauli, fantasmi, teschi nel cesso che sgorga merda esplosiva.

No et moi
(Zabou Breitman, 2010)

Sarò gallofobico, ma quando i mangiarane si mettono a riflettere sui grandi temi che riguardano l’umanità c’è da mettersi in salvo e al riparo.

L’ultimo terrestre
(Gian Alfonso Pacinotti, 2011)

Uno sconfinato hinterland post-berlusconiano che sfuma senza soluzione di continuità nella campagna, scenario di uno sbarco alieno in un tristemente probabile futuro nostrano. Opera prima cinematografica di uno dei più interessanti fumettisti italiani contemporanei.

Albatross
(Niall MacCormick, 2011)

In un paesello sperduto sulla costa inglese Sebastian Koch fa lo scrittore col blocco dello scrittore. L’uomo vive con la famiglia – moglie frustrata, figlia adolescente incompresa e bambina ipercinetica – in una casa con vista riadattata a B&B. Un bel giorno si presenta alla porta la nuova ragazza delle pulizie, la quale – chevvelodicoaffà – fa l’aspirante scrittrice.

Il ragazzo con la bicicletta
(Le gamin au vélo, Jean-Pierre e Luc Dardenne, 2011)

Il cinema dei fratelli Dardenne è un cinema coinvolgente, fatto di emozioni, personaggi borderline e recherche disperate di affermazione per lo status quo di sentimenti altrimenti negati dal mondo.

I Baci Mai Dati
(Roberta Torre, 2010)

A metà tra Lourdes e Pepperminta il film della Torre rasenta il limite del ridicolo. Pacchiano, davvero pacchiano. La verità è che questa pellicola non racconta nulla, riesce solo a crollare sotto il peso delle banalità e delle caricature.

Beyond
(Svinalangorna, Pernilla August, 2010)

Il pubblico veneziano si era espresso molto positivamente verso questa pellicola, per quanto mi riguarda tengo leggermente a freno gli entusiasmi. Forse mi aspettavo qualcosa di più.

Femmine Contro Maschi
(Fausto Brizzi, 2011)

Se Maschi contro Femmine faceva cacare, questa seconda e ultima – menomale – parte, non è da meno.

I ragazzi stanno bene
(The Kids are all right, Lisa Cholodenko 2010)

Io Julianne Moore me la farei. Anche se lesbica.

Another Year
(Mike Leigh, 2010)

Interpreti strepitosi, vero, forse ingiustamente dimenticati nel palmares de La Croisette, vero, ma nemmeno le rughe sul grande schermo non sono questa novità conturbante, così come non lo è la corte dei miracoli, specie se in zuppa inglese.

La bellezza del somaro
(Sergio Castellitto, 2010)

Conflitto generazionale finto progressista. Libri dell’Adelphi come complementi d’arredo, borghesi ricchi e puzzoni e tanta spocchia intellettualoide mal camuffata.

City Island
(Raymond De Felitta, 2009)

Ne parlavo l’altro giorno con Manute – con una birra ad accompagnare la discussione – Andy Garcia è un pezzo che non azzecca una buona pellicola. E non solo perché ha prestato la voce di uno dei cani di Beverly Hills Chihuahua (voglio dire: quanto meno l’ha data a un pastore tedesco).

The Fantastic Mr. Fox
(Wes Anderson, 2009)

Dopo l’uscita nelle sale italiane, spadelliamo e riproponiamo il pescecrudo dicembrino di Manute. E non vorrete perdetevi la polemica andersoniana nei commenti di Happy Family, vero?

Io sono l’amore
(Luca Guadagnino, 2009)

Io sono l

Per finire il ritorno allo stato di natura. Al silenzio. Alle porte aperte. Al far l’amore nei campi. Il cinema non è Sanremo.

due | Happy Family
(Gabriele Salvatores, 2010)

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Salvatores e i suoi compagni di viaggio rivendicano con brio la possibilità di un cambiamento nell’apparentemente immutabile tradizione realistica nella messa in scena cinematografica italiana. Il regista di Mediterraneo diventa portabandiera di un nuovo stile del far commedia, e sembra non voler nascondere il suo amore per Hollywood, citando deliberatamente alcuni giganti della tradizione cinematografica.

uno | Happy Family
(Gabriele Salvatores, 2010)

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Sei personaggi in cerca dei Tenenbaum. Salvatores ha l’hobby di recuperare suggestioni estere per innestarle sul monocolore tronco del cinema italiano, ma, nonostante alcuni pregi, Happy Family si rivela un esperimento sterile e goffamente innaturale.

Mine vaganti
(Ferzan Ozpetek, 2010)

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Può ripetere all’infinito, Ozpetek, che questo non è un film che tratta dell’omosessualità, fatto sta che è la componente omosessuale quella che rende riconoscibili i suoi film – come “film di Ozpetek”. E questo, però, non basta.

A Serious Man
(Joel e Ethan Coen, 2009)

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Un uomo che in pieno clima di fermenti e cambiamenti si rifugia nella tradizione può o vincere o fallire completamente. Parlando dei Coen la risposta è ovvia e scontata. Ma che destino può avere un ebreo di provincia la cui figlia vuole rifarsi il naso?

Segreti di famiglia
(Tetro, Francis Ford Coppola, 2009)

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Nella prima metà, fino all’incidente di Benny, il film spacca davvero. Tutto fila come dovrebbe, pare di vedere Almodóvar se non fosse Almodóvar, guarda un po’ c’è Carmen Maura nel cast, la storia avvince e convince. Poi, d’un tratto, tutto inizia a traballare.