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fighe vere

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The Devil’s Double
(Lee Tamahori , 2011)

pescecrudo | Latif è un giovane iracheno che si vede costretto ad accettare l’ingaggio del black prince Uday, figlio degenerato di Saddam Hussein, che lo assolda come suo sosia. A lui spetterebbero puttane e festini, ma, eventualmente, anche qualche pallottola.

Immortals
(Tarsem Singh, 2011)

Preso come esercizio visivo, Immortals risulta notevole, certo non al punto da essere «un mix tra Caravaggio e Fight Club», come l’ha definito il regista, ma notevole, anche se il confine tra audacia e pretenziosità sfuma qui e lì nel ridicolo involontario.

Cowboys & Alieni
(CowBoys & Aliens, Jon Favreau, 2011)

Disamina sulle logiche finanziarie della Hollywood dei mutui subprime da parte del nostro Gordon Gekko. L’occasione è quella del cine-fumetto Cowboys Vs Alieni di Jon Favreau, film che ha fatto discutere la critica stellestrisce sin dall’ultimo AFM.

Limitless
(Neil Burger, 2010)

Il film che indaga le porzioni non utilizzate del nostro cervello, per assurdo, riesce ad assopirne un’altra buona fetta in uno stato di comatosi.

Drive Angry 3D
(Patrick Lussier, 2011)

In apertura a uno salta una mano con un colpo di fucile, e da lì capisci che il film può avere delle potenzialità.

Battle Los Angeles
(World Invasion: Battle Los Angeles, Jonathan Liebesman, 2011)

Una caccia all’uomo talmente reale da ricordarci i reportage di guerra dei notiziari. Battle Los Angeles quindi è più simile a The Hurt Locker che a tutti gli altri film del filone alieno di quest’anno.

Sucker Punch
(Sucker Punch, 2011)

Il suo problema, dico di Zack Snyder – uno che potenzialmente è un genio ma che in pratica si riduce ad essere un mentecatto – è che vuole fare l’autorone di sta cippa. Vuole fare tutto lui in barba alle leggi sindacali e così è andata a finire che questo film se lo sia scritto lui. Maledetto

I ragazzi stanno bene
(The Kids are all right, Lisa Cholodenko 2010)

Io Julianne Moore me la farei. Anche se lesbica.

Easy Girl
(Easy A, Will Gluck, 2010)

Potrebbe essere la parabola stelle e strisce di Melissa P quella di Olive, una teenager che in breve diventa una consulente sessuale per una serie di nerd, improbabili damerini e casi umani. Se non fosse che il regista Will Gluck confeziona una commedia fresca, divertente e leggera, in cui mescola sapientemente la giusta dose di malinconia promqueen 80’s, il linguaggio teen televisivo di serie di successo come Glee e Gossip Girl con il ricco campionario del college movie alla American Pie, questa volta in chiave rosa.

Tamara Drewe. Tradimenti all’inglese
(Tamara Drewe, Stephen Frears, 2010)

Il villaggio del Dorset non è cambiato di una virgola dalla sua partenza: vacche, colline e una quiete apparente in cui la vibrazione di ogni singolo ormone è palpabile. E di palpate gli abitanti del luogo son grandi esperti, specie se ad alta tiratura. È chiaro che, più che alla dipartita della madre di lei e all’imminente vendita della casa di famiglia Drewe, il brusio di tutti, specialmente dei rustici e letterati villici, sia più concentrato sulla sua prosperità uterina e sull’arrivo del moscone rock di turno.

Smash Cut
(Lee Demarbre, 2009)

Lee Demarbre con Smash Cut, Stripped Naked e Jesus Christ Vampire Hunter ha mostrato una sua idea di cinema, del suo cinema, e non è da poco. Folle, idiota, pezzente. Però un’idea ce l’ha ben chiara. E con Smash Cut ironizza sulla difficoltà di poter fare un film di genere in maniera indipendente e dignitosa.