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Matt Damon

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Elysium
(Neill Blomkamp, 2013)

Pezzo in sette parti in cui si parla di cattiva coscienza, test di Bedchel clamorosamente falliti e salvifiche docce abbronzanti.

Promised Land
(Gus Van Sant, 2012)

L’America si guarda in faccia, e ritrova il suo vecchio cuore contadino. Solo che la faccia è quella di Matt Damon, e – sotto sotto – la puzza di petrolio rimane.

due | Contagion
(Steven Soderbergh, 2011)

La rete travolge tutti, non c’è frontiera geopolitica che tenga: e, soprattutto, non ci sono strade né percorsi segnati. La pandemia è metafora di una globalizzazione opaca e selvaggia, in cui l’impossibilità di rintracciare traduce l’assenza di responsabilità.

uno | Contagion
(Steven Soderbergh, 2011)

Soderbergh | Contagion

L’Ammiraglio Togo è stato richiamato all’armi. E’ lui l’uomo giusto per affrontare Contagion, il bio-thriller di Soderbergh presentato a Venezia.

I guardiani del destino
(The Adjustment Bureau,George Nolfi, 2011)

Sapete qual è la cosa che preferisco dei voli intercontinentali ? Il fatto che si mangi il doppio delle volte – cosa dovuta al fuso del Paese di partenza e a quello del Paese di destinazione – e quei televisori con i film in VOD. Questi si dividono in 4 categorie, di cui la quarta [...]

Unknown – senza identità
(Unknown Jaume Collet-Serra, 2010)

Questo l’avevo fiutato con sei mesi di anticipo. E l’odore era quello di un arbre magique impalato su una bella montagnetta di merda fumante. E avevo iniziato ad ordinare le munizioni per sparare sul piccione di turno.

Il Grinta
(True Grit, Joel e Ethan Coen, 2010)

Da instancabili rovesciatori di miti quali sono, i Coen hanno sempre provato un gran gusto a flirtare con Il Mito del Vecchio West. Arrivati al confronto diretto grazie a questo remake di un vecchio western, sembrano sferrare il colpo con meno decisione del solito. Il risultato, per quanto inferiore a molti dei loro capolavori, porta le loro stimmate di cinismo e si fa guardare con grande gusto.

Hereafter
(Clint Eastwood, 2011)

Dopo Million Dollar Baby, Mystic River, Letters from Iwo Jima e Gran Torino, il progetto Hereafter, non sembra affatto una sorpresa, piuttosto il giusto epilogo. Clint Eastwood ha sempre toccato, sfiorato il tema della morte, senza mai andare a fondo, ponendolo solo come dato di fatto: dovuto alla crudeltà umana, come sacrificio o come giusto epilogo per alleviare ingiuste sofferenze inflitte da un destino tanto crudele quanto beffardo.

Green Zone
(Paul Grengrass, 2009)

Paul Greengrass | Green Zone

E’ l’assoluta inadeguatezza dei metodi, delle cause, delle reazioni. Insomma: scienza esatta della sconfitta, dove la verità non è ingenua, le immagini sono sgranate, registrate con una macchina a mano che ci proietta sul campo di guerra come nei migliori rolegames, e una voce ci guida tra le macerie come fossimo dei droni.

Invictus
(Clint Eastwood, 2009)

invic11

Partiamo dalle conclusioni: Invictus è il più brutto film di Clint Eastwood dai tempi del bolso Space Cowboys.