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mazzate senza spiegazioni

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febbraio 2015 | overview

Folquet su quelli che fanno finta di crederci e sulle uscite di febbraio, tra robottoni, Boccaccio ed Emma Stone.

settembre 2013 | overview

Folquet sulle cose che non sono a Venezia, maestri di mazzate e robottoni talmudici.

Solo Dio perdona
(Only God Forgives, Nicolas Winding Refn, 2013)

only god forgives

Tra pugni e katane, Refn esplora lo squallore di una Bangkok buia e violenta, con un Gosling sempre più silenzioso e un inconscio sempre più nero.

Besouro
(João Daniel Tikhomiroff, 2011)

Besouro è un po’ la rivincita di uno stile di combattimento, la capoeira, a lungo utilizzato ma non valorizzato. Una rivincita formale perché poi il film lascia il tempo che trova, però vuoi mettere che finalmente hai il mito fondatore, l’Ip Man del genere impegnato in quello che senza ironia sembra davvero il remake brasileirodubrasiu del cinema di riscatto e mazzate del primo Chan?

BKO – Bangkok Knockout
(Panna Rittikrai, 2010)

La Sahamongkol Film – che ricordiamo essere una delle ragioni di fatturato (legale) più importante per la Thailandia – è una casa che ha prodotto, distribuito, venduto alcune perle del cinema da mazzate asiatico. Insomma è a loro che dobbiamo le gambe infuocate di alcuni stunt, elefanti sodomizzati per i back flick del Tony e il mutismo erotico di Jeeja Gigia Yanin. Ora gli siamo riconoscenti per Bangkok Knockut

Thor
(Kenneth Branagh, 2011)

Qualcosa nella dinamica dei fatti mi confonde. Nel senso, uno dice: Kenneth Branagh. Quello di Shakespeare. Eh. E di Sleuth. Lui. Ha fatto Thor. Sì. Quello che passa il tempo a menarsela per il suo martello. Ecco.

The Green Hornet
(Michel Gondry, 2011)

Ci sono un cinese e un ammerigano che se ne vanno in giro in una ficata fiammante, vestiti come personaggi di Will Eisner. Il cinese è cinese: ragion per cui è ovviamente maestro di menare, e fa pure un caffé che mollalo. L’ammerigano invece non sa fare nulla, ma è pieno di grana che non sa come spendere e ci ha problemi col padre. E poi c’è Cameron Diaz.

Legend of the Fist
(Andrew Lau, 2010)

In occasione del 70° compleanno di Bruce Lee, Venezia decide di omaggiare l’attore cinese presentando il terzo episodio della saga di Chen Zhen – eroe già portato sullo schermo nel 1972 proprio da Lee. Lau confeziona un gradevole omaggio al noir occidentale, incrociandolo con il suo consueto action d’arti marziali

Raging Phoenix
(จีจ้า ดื้อ สวย ดุ, Rashane Limtrakul, 2009)

Allora Jeeja te mi vuoi barzotto. Bevi, ascolti musicaccia, meni le mani, ti vesti da sporcacciona e fai anche la tonta con una voce che sembri la doppiatrice di Pikachu. Ti prego legami e fracassami di botte.

A-Team
(The A-Team, Joe Carnahan, 2010)

Dico solo che in questo film si va in posti che sono tutti agli ottavi dei Mondiali: Messico, U.S.A., Germania. Manca l’Iraq che si sa, porello, non è un posto in cui c’è tanto tempo per pensare al pallone. E poi un’ultima cosa e bonalì: Balotelli, Cassano e Miccoli.

Ong Bak 3
(Tony Jaa e Panna Rittikrai, 2010)

Vai allo speciale L

Tony Jaa è tornato, ma questa volta è Gesù Cristo.

Ong Bak 2 – La nascita del dragone
(Ong Bak 2, Tony Jaa e Panna Rittikrai, 2008)

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È tornato l’action movie a base di arti marziali e il suo tutore, come da anni a questa parte, è Tony Jaa. Più veloce di Bruce Lee, più letale di Jet Lee e più spericolato di Jackie Chan. Ma anche più preso male di un ciccione ad una festa a base di sedano e carote. L’imperturbabile Tony, infatti, ha deciso di competere con Nicholas Cage per il titolo di successore (illegittimo) di Buster Faccia di Pietra Keaton.