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Anima² | Frankenweenie
(Tim Burton, 2012)

Pezzo in sei parti sui rapporti di potere tra Disney e Burton e su perché quest’ultimo non è mai riuscito a convincere del tutto Folquet.

Total Recall – Atto di Forza
(Total Recall, Len Wiseman, 2012)

Più che una rilettura del racconto di Philip K. Dick, come sbandierato dal marketing, il nuovo film di Len Wiseman è a tutti gli effetti un remake dell’Atto di Forza di Verhoeven e Schwarzy, che della pagina conservava le suggestioni marziane, sfruttando il pianeta rosso per farne una Casablanca dello spazio, portofranco esotico zeppo di [...]

A for Andromeda
(Andromeda Project, John Strickland, 2006)

La storia è quella di un gruppo di scienziati impegnato a intercettare segnali spaziali per scandagliare l’universo alla ricerca di forme di vita extraterrestri, che, un giorno, riceve dalla galassia di Andromeda le istruzioni per costruire un super computer con cui comunicare con gli alieni. Lingua franca il codice binario. Si, lo so, però capite anche che quando Fred Hoyle e John Elliot scrissero il plot originario, il codice binario e DOS erano la fottuta avanguardia.

Red Eagle
(Insee Dang e Wisit Sasanatieng, 2011)

La scena incriminata. Il tatuaggio passa in secondo piano e viene rimosso dopo la visione di un aquila più grande e tamarra su tutta la schiena. Altro che dragoni.

Figlio di un fumetto post-sessantottino, Red Eagle è un supereroe proletario, anticapitalista e soprattutto – benché indirettamente – è contro al nucleare e a suo modo contro la guerra.

13
(Géla Babluani, 2010)

Il regista è georgiano ma è cresciuto in Francia. Ha fatto un film, 13 Tzameti, che andò a Venezia nel 2005 e fu un piccolo caso, perché a suo modo giocava con una paura atavica dell’Est Europa, mascherandola (cosa ricorrente quando si guarda a est dei Balcani) con il gioco sadico. La paura per cui un gruppo di poveracci si ritrova a dover metter sul piatto la vita per far divertire e arricchire un manipolo di ricchi. L’anno scorso gli hanno fatto fare il remake del suo stesso film.

Blood Story
(Let Me In, Matt Reeves, 2011)

Un bel film e un bel remake in tempi in cui gli americani fanno proprio tutto ciò che possono e gli italiani copiano dai francesi e perseverare con sequel ridicoli, non è roba da poco

Point Blank
(A bout portant, Fred Cavayé, 2011)

da piccolo il mio sogno era essere Jean Reno

In sintesi siamo di fronte ad uno dei potenziali migliori thriller della stagione assieme ad Hanna (Joe Wright, 2011).

uno | L’alba del pianeta delle scimmie
(Rise of the Planet of the Apes, Ruper Wyatt, 2011)

potrete levarci tutto, ma non le nostre magliettine amaranto

L’alba del pianeta delle scimmie ti chiede di sforzarti di immaginare Cesare come un vero e proprio membro della famiglia di James Franco. Uno sforzo che forse lo spettatore non ha intenzione di sostenere. Il nostro scimpanzé porta i pantaloni e una deliziosa magliettina amaranto.

Professione: Assassino
(The Mechanic, Simon West, 2011)

Un pezzo in cinque parti (più foto) in cui si discute di virtù americane, connotati generazionali e scelte carismatiche.

Scream 4
(Wes Craven, 2011)

Cambiano i giochetti metalinguistici, non si parla più di horror classici, ma di Alba di morti dementi San Valentino di Sangue 3D e saghe horror alla Saw. Non è un gran film, diciamocelo. Anche se recitato al limite del pessimo, fatta eccezione, come sempre, dell’inizio – sempre divertente e debordante – per eccessi e contenuti ironici non mi sento di cassarlo in toto.

The Next Three Days
(Paul Haggis, 2011)

La vita di John Brennan (Russell Crowe) sembra perfetta fino a quando sua moglie, Lara (Elizabeth Banks), viene arrestata e condannata per un omicidio che sostiene di non aver commesso. A tre anni dalla condanna, John continua a battersi per tenere unita la famiglia.

Stanno tutti bene
(Everybody is fine, Kirk Jones, 2009)

Una storia semplice in cui si rispecchia una nazione e un’umanità intera. Un bell’esame di coscienza generazionale ai tempi della regressione economica.

Benvenuti al Sud
(Luca Miniero, 2010)

Sarò sincero, ero tentato di scrivere il pezzo senza neanche vedere il film. Cosa che non dovrebbe neanche pensare chi scrive di cinema. Già, pensavo di aver capito tutto: la palese copiatura, la mancanza di originalità e, diciamolo, anche la recitazione. Ma l’ho visto, e meno male, pensavo peggio.

Nemico Pubblico
(Public Enemies, Michael Mann, 2009)

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A noi Michael Mann non piace. Ci si prova, eh. Con tutta la buona volontà. Ma quando poi uno arriva al cinema, in una fredda serata di pioggia, e si ritrova dinanzi a quelle sue pose laccate, a quei quadri digitali sempre troppo lucidi, ai ritornelli narrativi del noir più manierato, che fa? Scrolla le spalle e si arrende.