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TFF 2011

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Bed Time
(Mientras Duermes, Jaume Balagueró, 2011)

Per una volta che mi metto il fegato in spalla e decido di vedere il film di Balagueró finisce che avrei fatto meglio a spararmi un paio di spriz mattutini. Almeno si svagava un po’, il fegato. Perché per il resto Mientras Duermes fa tutt’altro che paura.

La guerra è dichiarata
(La guerre est déclarée, Valérie Donzelli, 2011)

Il film di Donzelli non può che essere considerato un grande atto d’amore e di testimonianza, un gesto di condivisione che va al di là della semplice esperienza cinematografica, al di là del cinema e dello “spettacolo”. E come tale va giudicato, nel bene e nel male.

Attack the Block
(Joe Cornish, 2011)

Potrebbe facilmente diventare un cult e uno dei miei geekfilm preferiti. Parola di Cattivo.

uno | 17 ragazze
(17 filles, Muriel e Delphine Coulin, 2011)

Più che a una rivendicazione femminile e femminista siamo di fronte a un film sull’inquietudine, l’irruenza e la voglia di sovversione tipica di ogni adolescente, maschio o femmina che sia.

50 e 50
(50/50, Jonathan Levine, 2012)

Joseph Gordon Levitt in 50-50 si taglia la zazzera metallara dell’Hesher che lo ha visto recentemente al cinema e fa di necessità virtù, interpretando un giovane ragazzo a cui pur non bevendo, fumando e facendo la raccolta differenziata viene diagnosticata una grave forma di tumore spinale.

Pater
(Alain Cavalier, 2011)

Attraverso il gioco – la recita dichiarata, potremmo dire – Cavalier si lancia con un’incoscienza stupefacente nel buio del paradosso, recuperando, al termine del viaggio, la chiave dei conflitti politici contemporanei, e proponendola quindi allo spettatore sotto le mentite spoglie di una chiacchierata disimpegnata davanti ad un bicchiere di vino.

Paradiso Amaro
(The Descendants, Alexander Payne, 2011)

Da qualche anno a questa parte, i registi della nuova Hollywood sembrano provare un piacere perverso nell’abbattere ad accettate l’immagine da seduttore mondano di George Clooney. Primi furono i fratelli Coen, poi è stato il turno di Reitman jr. – Jason, all’anagrafe. Buon ultimo è arrivato Alexander Payne, ma con il carico da novanta: nel suo atteso The Descendants, l’ex Batman viene promosso – per anzianità e meriti sul campo, si immagina – allo status di cornuto triste.

29° Torino Film Festival
Torino, 25 novembre – 3 dicembre 2011

A Torino succedono cose, e noi proviamo a tenerle insieme. Il report dei Sushiettibili dal ventinovesimo festival del cinema di Torino, giusto in tempo per il panettone.

388 Arletta Avenue
(Randall Cole, 2011)

La storia è di una banalità sconcertante: una coppia con qualche dissapore viene scelta dal maniaco di turno e perseguitata, la donna scompare, la colpa viene data al marito, il gatto perde (letteralmente) la testa, alla fine tutti muoiono e il pazzo può scegliere un’altra famiglia/indirizzo da perseguitare.

Sic Fiat Italia
(Daniele Segre, 2011)

C’è poco da fare Daniele Segre è uno che i documentari li sa girare. E ci mancherebbe altro, dato che fa quello nella vita.

Twixt
(Francis Ford Coppola, 2011)

Periodo di esordi questo su Sushiettibili. Max ci dice la sua sul ritorno di Francis Ford Coppola: un pasticcio d’autore presentato fuori concorso al Torino Film Festival.

Le Vendeur
(Sébastien Pilote, 2011)

Uscendo di sala assieme a Manute ci siamo guardati e abbiamo scosso la testa e sbadigliato in sincrono. Con quei gesti ci eravamo già capiti. A Le Vendeur i Sushiettibili dicono “no, la tua auto non la compriamo”.

Midnight in Paris
(Woody Allen, 2011)

CCPU si misura con l’ultima creazione dell’immarcescibile Allen: un film al quale, dopo i ‘dai basta’ del caso e i tweed inossidabili di Wilson, rimane Parigi.

Mosse vincenti
(Win Win, Thomas McCarthy, 2011)

Win-Win è una commedia scritta e diretta da Thomas McCarthy che guarda alla natura dell’uomo con tenerezza e sincerità, senza cadere nello sdolcinato più becero né ripiegando su un cinismo esasperato

L’arte di vincere
(Moneyball, Bennet Miller, 2011)

E quindi alla fine ti rendi conto che questo è il film sul baseball perfetto, anche per persone che del baseball se ne fregano o che con il baseball non hanno mai avuto a che fare.