// archives


treddì

This tag is associated with 32 posts

Lo Hobbit – La desolazione di Smaug
(Peter Jackson, 2013)

Il tono è volutamente generalista, l’appassionato quindi non si senta offeso. Nemmeno quello che ho incontrato in treno e che mi ha fatto sentire in colpa perché non conosco il linguaggio elfico e a carnevale non mi metto le orecchie a punta. Del resto io a carnevale vesto la maglietta di Zagor, ognuno ha le sue fissazioni.

The Reclutant Fundamentalist
(Mira Nair, 2012)
Bait 3D
(Kimble Rendall, 2012)

Il film che ha aperto ufficialmente #Venezia 69 a confronto del film che ha aperto #Venezia 69 per la stampa. Ovvero: quando il conflitto oriente/occidente incontra uno squalo bianco di tre metri e mezzo.

Per ritornare sulla profondità di campo

Il critico canadese Mathieu Li-Goyette discute le implicazioni legate alle nuove tecniche di proiezione tridimensionale, sul filo di una evoluzione logica a metà tra mercato e utopia del reale.

Iron Sky
(Timo Vuorensola, 2012)

Lo si aspettava ed ha deluso, come del resto deludono tutte le cose su cui si ripongono troppe aspettative senza certezza alcuna.

Pirati! Briganti da strapazzo
(Pirates! Band Of Misfits, Peter Lord, Jeff Newitt, 2011)

Tornano quelli della Aardman Animation con il loro carico di plastilina, reso celebre da Wallace & Gormit, che valse loro un Oscar all’animazione.

Streetdance 2 3D
(Max & Dania, 2012)

Sudore, spacchiusaggine, ammore, passione, suspence, trionfo. La trama è obiettivamente di una prevedibilità imbarazzante. Cosa rimane: le coreografie e il treddì. Ed è ormai obiettivo che le pellicole incentrate sulla danza stiano dimostrando di saper sfruttare la stereoscopia con ben maggiore efficacia rispetto a film d’azione, horror et similia.

Viaggio nell’isola misteriosa
(Journey 2 – The Misterious Island, Brad Peyton, 2012)

Un’avventura planimetrica schiacciata dalla stessa legge di Lilliput di cui si fa promotrice: intrattenimento melassa, formato piccolo piccolo.

Com’è bello far l’amore
(Fausto Brizzi, 2012)

Il film di Brizzi è prevedibilmente istituzionale, pervaso da un moralismo ridondante e noioso, compiacente verso un pubblico altrettanto perbenista, bigotto, represso per scelta, e sotto sotto vilmente ed inevitabilmente sporcaccione.

Underworld – Il risveglio
(Underworld: Awakening, Mans Marlind e Bjorn Stein, 2012)

È tornata Selene, la guerriera vampira super sexy in guaina di latex e bustino di pelle. E’ tornata, anche perché – prima di tutto – non muore mai. Troppo fica per battere ciglio, la Nostra fa fuori tutti e poi via, nell’oscurità di una notte CG, indossando un soprabito di pelle oversize. Insomma un fulgido esempio di sticazzi cinematografici, visto per noi da Linda Lovelace.

Parking Lot 3D
(Francesco Gasperoni, 2011)

Si potrebbe chiudere la faccenda vedendo in Parking Lot un brevetto, primo tentativo di un percorso ancora da scrivere. Un percorso a cui però si augura di far tesoro di questa esperienza e comprendere da subito i propri limiti, per poter in futuro pensare la stereoscopia non solo come un plusvalore visivo, ma anche come un determinante fattore sul piano grammaticale.

Il gatto con gli stivali
(Puss in Boots, Chris Miller, 2011)

Trama ridotta all’osso e priva di veri spunti comici, stanchezza narrativa e ritmo altalenante pesano sul giudizio finale, ma non quanto il fatto che del Gatto, quello che aveva fatto ridere nella saga degli orchi, qui praticamente non c’è traccia.

Lo Schiaccianoci – 3D
(Andrei Konchalovski, 2009)

A Natale, si suole dire, si è tutti più buoni. E quindi ho pensato fosse giunto il momento di tirare fuori la me-bambina, quella delle grandi occasioni, per andare a vedere Lo Schiaccianoci – 3D, arrivato nelle sale con due anni di ritardo. La me-bambina ne è uscita un po’ traumatizzata, e adesso ha bisogno di tutto il sostegno che la me-grandicella può darle. La me-futura, di sicuro, non lo farà vedere ai suoi pargoli.

Immortals
(Tarsem Singh, 2011)

Preso come esercizio visivo, Immortals risulta notevole, certo non al punto da essere «un mix tra Caravaggio e Fight Club», come l’ha definito il regista, ma notevole, anche se il confine tra audacia e pretenziosità sfuma qui e lì nel ridicolo involontario.

Sex and the zen 3D
(Sex and the Zen: Extreme ecstasy, Christopher Sun Lap Key, 2011)

Pensavo fosse la posizione della carriola, invece era un calesse.

Lanterna Verde 3D
(Green Lantern 3D, Martin Campbell, 2011) || Ontologia dell’essere e del divenire

Dalle umide terre londinesi il nostro serissimo Aldo dopo la visione di Lanterna Verde si interroga sul destino dell’uomo e dell’umanità

Street dance 3D
(Max Giwa e Dania Pasquini, 2010)

Nell’epoca del talent anche il musical ha cambiato aspetto, in questo caso addirittura ha invaso la terza dimensione.
Streetdance infatti è il primo film in 3D completamente realizzato in Inghilterra.

Space Dogs 3D
(Belka i Strelka. Zvezdnye sobaki, Inna Evlannikova e Svyatoslav Ushakov, 2010)

Questo tipo di animazione, oggi, riesce a essere davvero democratica e demoscopica, e – anche se spesso taglia con l’accetta – fa a gara con la commedia di caratteri per abilità ritrattistica.

Berlinale 2011

La più grande sorpresa di questa sessantunesima edizione della Berlinale è stata la mancanza di neve perché, a confronto, il Concorso non ne ha riservata nessuna. Ha vinto chi se lo meritava di più.

I fantastici viaggi di Gulliver
(Gulliver’s travels, Rob Letterman)

Vorrei ma non riesco a trovare un appiglio per salvare questo film. Vorrei perché Jack Black è Jack Black, è un grasso e buffo ometto che ci fa tanto ridere solitamente, certe altre invece ci fa vergognare di trovarsi in sala. Ovviamente è il caso de I fantastici viaggi di Gulliver.

Le avventure di Sammy: il passaggio segreto
(Sammy’s avonturen: De geheime doorgang , Ben Strassen,2010)

PESCECRUDO| Nonostante la semplicità della storia, un’odissea nei mari con il gusto frizzante della scoperta e dell’avventura, molti sono gli spunti di riflessione rivolti ad un pubblico di bambini e di adulti, i quali possono cogliere il sottesto e collocarlo correttamente tra gli assi cartesiani di spazio e tempo: l’inquinamento, la minaccia petrolifera e la conseguente proliferazione delle alghe (conseguenza raffinatissima quanto nascosta), la controcultura hippy, la caccia alla balena e l’attivismo di greenpeace.

Anima² |Rapunzel e le nuove favole di una volta

Tutto cambia ma tutto resta sempre come era. Si può modernizzare la tecnica, si può raccontare la storia di una principessa ristoratrice o di un cane che si crede invincibile, si può e si deve guardare avanti, ma la sostanza dei sogni è sempre la stessa e Disney continua ad essere la fabbrica che li crea.

Le cronache di Narnia – Il viaggio del veliero
(The Chronicles of Narnia: The Voyage of the Dawn Treader, Michael Apted 2010)

PESCECRUDO| Terzo capitolo della saga fantasy tratta dai romanzi di C.S. Lewis dalla storia produttiva travagliata. Il lavoro del team neozelandese del Weta incaricato di curare effetti speciali, postproduzione e scenografie è impeccabile, e del resto a parlare ci sono gli Oscar vinti nel passato, però non può bastare, così come un 3D praticamente inutile. Un film che ha molto da riscattare e dimostrare. La mia domanda è: davvero ne faranno 7?

Il Regno di Ga’Hoole: la Leggenda dei Guardiani
(Legend of the Guardians: the Owls of Ga’Hoole, Zach Snyder, 2010)

Anche i gufi, nel loro piccolo, si menano a rallentatore. Sembra 300 ambientato in un bigino di Piero Angela, d’accordo, ma il lavoro che Snyder sa fare è questo: epicizzare e spettacolarizzare, senza pensarci troppo, tutto quello che passa il convento, e qui ci è riuscito perfettamente con una storia di allocchi in armatura.

Cattivissimo Me
(Despicable Me, Pierre Coffin e Chris Renaud, 2010)

Sappiamo fare della gran bella animazione in 3D anche in Europa (seppure coi soldi ammerigani). Imbastito di gag esilaranti, Cattivissimo Me miscela azione, romanticismo e humor grazie all’ irriverente verve satirica che spazia tra i sottotesti dei grandi successi – d’animazione e non – dell’ultimo decennio.

Step up 3D
(John Chu, 2010)

Io mi rendo conto di essere uno stronzo solo per essere entrato in sala a vedere questa cagata pazzesca. Ma capitemi, pioveva e all’amica mia ci piace la danza hiphop, ci piace. Sembra il Fast and Furious dei ballerini, una tamarrata di questo tipo non potrebbe nemmeno essere partorita dai Dipset, ma al massimo da [...]

All Inclusive
(David Zamagni e Nadia Ranocchi, 2010)

All inclusive poteva essere un ottimo cortometraggio, ma purtroppo è stato deciso di allungarlo, stiracchiarlo trasformandolo in un lungometraggio che non riesce a divertire e porta pian piano lo spettatore alla fase rem.

Shrek e vissero tutti felici e contenti
(Shrek Forever After, Mike Mitchell, 2010)

Dopo il terzo capitolo non avrebbe avuto senso fare un quarto capitolo – già tre anni fa vissero tutti felici e contenti – ma si sa, il mondo delle fiabe è imprevedibile.

Scontro tra Titani
(Clash of The Titans, Louis Leterrier, 2010)

Clash of the Titans

Arriva bello fresco nelle sale Scontro tra titani 3D e io lo vado a vedere di domenica sera, in un multisala – un’ enorme cattedrale dell’iperconsumismo, per dirla come qualcuno del quale mi han parlato un po’ di tempo fa – appena fuori città. Ci porto Nicoletta, sapete: i dolcetti, l’acquetta, gli occhialini 3D. Per qualche istante mi pare proprio sia bello vivere in Italia, oggi.

Avatar
(James Cameron, 2009)

Avatar | Cameron 2009

Ne ho vedute tante da raccontar,
giammai grandi puffi volar.

Avatar: l’alieno, il cinema, la mappa.

20090117_avatar_lp

Avatar è infatti una mappa prima che una storia: Cameron edifica un intero universo nei minimi particolari grafici e lo esplora cavalcando il pretesto di una trama, illustrandocene usi, costumi e soprattutto luoghi, dentro i quali il protagonista/spettatore si muove con candida curiosità sensoriale.